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L'Italia della P3 e noi giovani
Domenica 18 Luglio 2010 13:07

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L’Italia del “ghe pensi mi” sonnacchiosa e ridanciana, cinica e masochista, scopre lo scandalo della loggia segreta “P3”. Secondo quanto emerso dalle prime indagini quest’ultima sarebbe un’associazione dedita alla sistematica distorsione della vita democratica: pressioni su alti magistrati per fare emettere sentenze a loro gradite, creazione di dossier falsi per screditare politici del loro stesso schieramento ma a loro non affini e affari più o meno leciti. Protagonisti della cricca segreta faccendieri, affaristi e  politici. Al momento sono finiti in carcere per esigenze di custodia cautelare Flavio Carboni uomo quanto meno discusso e coinvolto in diverse faccende dalla loggia P2 di Licio Gelli alla morte di Calvi, il giudice  Pasquale Lombardi e l’imprenditore Arcangelo Martino. Iscritti nel registro degli indagati ma a piede libero il dimissionario sottosegretario all’economia Nicola Cosentino sul cui capo pende tra l’altro anche un’indagine per reati di camorra con richiesta di custodia cautelare in carcere mai eseguita per il diniego della Camera, il senatore del Pdl già condannato in secondo grado per associazione esterna di stampo mafioso Marcello Dell’Utri e il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini. Ancora, risulta indagato per violenza privata ai danni di Stefano Caldoro l’ex assessore del Pdl in Campania Ernesto Sica. Da quanto fin’ora emerso dalle indagini Sica si sarebbe occupato della redazione di un dossier calunnioso ai danni di Caldoro all’epoca dei fatti presunto candidato del Pdl alla presidenza della Regione Campania in ballottaggio con Nicola Cosentino, persona gradita alla cricca. «Sono quattro pensionati sfigati» chiosa il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi riferendosi ai protagonisti della vicenda. “Quattro pensionati sfigati” che avrebbero tentato di pilotare il giudizio della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano nell’ottobre del 2009, “quattro pensionati sfigati” che avrebbero tentato di gestire a loro favore il business dell’eolico in Sardegna, “quattro pensionati sfigati” che avrebbero messo su una macchina del fango per estromettere dalla disputa elettorale un loro stesso esponente politico perchè con essi non allineato. Se fosse realmente tutto vero e gran parte delle telefonate e dei verbali pubblicati lasciano presagire che lo sia, quale razza di Paese corriamo il rischio di lasciare a chi verrà dopo di noi? Un Paese in cui una cricca di faccendieri e affaristi è in grado di entrare nei gangli vitali della democrazia e di manometterne il funzionamento con l’unico scopo di compiacere il “Cesare” di turno e di arricchirsi con le briciole della sua mensa. Un Paese in cui non conta il merito, la voglia di emergere, né tanto meno i valori e la politica ma solo la conoscenza delle persone giuste. Un Paese che taluno tempo fa definì una “repubblica delle banane” e che sempre più assomiglia invece ad un “consesso di pensionati” diversi per cultura ed estrazione sociale uniti dall’unico collante che questa disgraziata temperie sa ancora offrire: il potere. Continuare a credere nella giustizia e in un futuro migliore per noi giovani è una blasfemia dell’intelletto ed un’utopia dell’animo alla cui “condanna” però non so e non voglio rinunciare.

Scritto da Raffaele De Chiara   
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