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LE NUVOLE: VANNO VENGONO OGNI TANTO...
Lunedì 01 Ottobre 2018 08:44

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Giuliano Montaldo - Regista e Ennio Di Francesco (fotomarioarpaia)

Carissimo maestro Giuliano Montaldo, immaginiamo da genovese doc, il dolore che ha provato per la tragedia evitabilissima. L’uomo, come per il Vajont, la Val di Stava e tutte le nefandezze e le violenze che il nostro povero paese è costretto ogni giorno a subire, non guarda in faccia a nessuno. Lucrare sulle disgrazie, brindare, strofinarsi le mani per la gioia di sedersi al tavolo, per spartirsi le tangenti sugli appalti per la ricostruzione. Gli aumenti in corso d’opera per il lavori  è prassi, sostenuta da una classe politica di improvvisati ed incompetenti. Il cinismo è il loro credo, perpetuare il potere e il comando sul popolo bue. Uomini e donne che non hanno mai lavorato, movimenti e partiti che vorrebbero far

credere di governare sapientemente e con cognizione di causa. Lo spread per loro e per quelli che li hanno sostenuto, è uno stato d’animo, svincolato da chi ogni giorno deve contare sui pochi euro che riesce a guadagnare. I giovani di metà paese sono disoccupati, poco istruiti, diplomi conquistati con il minimo sforzo. Il nostro impegno nelle scuole è stato forte e costante, da tempo però, ci siamo accorti che, tutto ciò che riuscivamo a portare negli imcontri, a loro interessava pochissimo, per noi constatarlo è stato dolorosissimo. Sono pochissimi i liceali che conoscono Pasolini, l’intellettuale a 360°, che conosceva l’Italia come pochi, con i pregi e i difetti, che anticipava i fatti di dieci anni, capì prima di tutti che la televisione alla fine avrebbe fatto più danni che bene, lo smartfhone, non la scuola con i docenti, è il loro principale maestro di vita. Un uso smodato e compulsivo che toglie il fiato. Amiamo Genova per la sua diversità.

Genova la città di Guido Rossa, ucciso dalle Brigate rosse, lasciato solo a difendere la fabbrica dove lavorava e lo Stato che volevano piegare alla loro follia, lasciato solo come fu lasciato solo Aldo Moro che, cercava con un accordo politico di salvare l’Italia dalla furia assassina delle Br.

Genova, la patria dei cantautori, De Andrè, uno dei più grandi poeti del novecento, chissà cosa avrebbe scritto e cantato guardando il ponte spezzato a metà, li in alto vicino alle nuvole.

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(fotomarioarpaia)

LE NUVOLE

Vanno
vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio

Certe volte sono bianche
e corrono
e prendono la forma dell'airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti metri

Certe volte ti avvisano con rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti
certe volte ti avvisano con rumore

Vanno
vengono
ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più
il posto dove stai

Vanno
vengono
per una vera
mille sono finte
e si mettono li tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.

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Renzo Piano: "Quando crollano i ponti e si alzano i muri è un momento terribile per il Paese"

Renzo Piano ospite di Che Tempo che Fa , risponde a una domanda sul ponte Morandi: "Un ponte non può crollare. È una cosa terribile, spaventosa. Nel momento in cui crollano i ponti e si alzano i muri è un momento terribile per il Paese. Quello di Genova non è un ponte, ma è il ponte di Genova”.

Scritto da Mario Arpaia   
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