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Torremaggiore (Fg), annullato l'incontro con scrittore ebreo al liceo. I docenti: "Qui non si fa politica"
Venerdì 05 Ottobre 2018 20:53

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Roberto Matatia 

Un fatto gravissimo, non conoscono la storia, come fanno ad insegnare in un liceo, insensibilità, incompetenza, e senso del ridicolo.

Roberto Matatia era stato invitato per parlare di leggi razziali al liceo Fiani-Leccisotti di Torremaggiore. Ma gli insegnanti non avrebbero gradito. Il preside: "Mi dissocio dall'episodio"

Roberto Matatia era stato invitato per parlare di leggi razziali al liceo Fiani-Leccisotti di Torremaggiore. Ma gli insegnanti non avrebbero gradito. Il preside: "Mi dissocio dall'episodio"

FOGGIA - È polemica a Torremaggiore dopo la mancata conferma dell'invito allo scrittore ebreo di Faenza Roberto Matatia a parlare nel liceo classico Fiani-Leccisotti delle leggi razziali. Un invito ritirato perché - secondo quanto lo stesso scrittore ha dichiarato al sito ufficiale della Comunità ebraica di Milano - alcuni docenti della scuola foggiana avrebbero avuto da ridire sull'incontro asserendo che "a scuola non si fa politica".



"Sono stato contattato - ha raccontato Matatia al sito della Comunità ebraica di Milano - da una insegnate del liceo classico Fiani-Leccisotti di Torremaggiore, in provincia di Foggia, per andare a parlare, come faccio sempre, della mia famiglia e degli ebrei durante il fascismo, e ho accettato con entusiasmo. Dopo alcuni giorni però, non avendo più notizie, ho chiamato la docente che, con profondo imbarazzo, mi ha detto che l'iniziativa, che pure aveva ricevuto il plauso del preside, era stata rifiutata da altri docenti perché, a dir loro, "invitare a relazionare un ebreo è una scelta politica e, a scuola, non si fa politica".

Una polemica che non esiste per il dirigente scolastico del liceo Fiani-Leccisotti, Giancarlo Lamedica che spiega che è frutto solo di un equivoco. "Mi dissocio fermamente - ha detto il dirigente scolastico - da qualunque episodio che involontariamente abbia in qualche modo offeso e strumentalizzato il notevole valore umano, storico e culturale della testimonianza e dell'impegno civile di Matatia".

"Si è trattato di una incomprensione, nessuno voleva annullare l'incontro. Ma siamo ancora in fase di programmazione delle attività da svolgere nei prossimi mesi - precisa il dirigene - L'iter delle procedure è ben lontano dall'essere concluso, tenuto conto che ho dato scadenza al 31 ottobre per la consegna dei documenti di programmazione".

Ribadendo che non c'è mai stata la volontà della scuola di non invitarlo, il dirigente scolastico ha detto di essersi sentito telefonicamente con lo scrittore e di avergli rinnovato l'invito a parlare nella scuola. "Nel nostro liceo siamo molto attenti alla cura dello studio storico in una prospettiva di recupero della memoria e di contrasto all'odio razziale - precisa Lamedica - Mi dissocio fermamente da qualunque episodio che involontariamente abbia offeso e strumentalizzato il notevole valore umano, storico e culturale della sua testimonianza".

Eleonora Lorusso

-5 settembre 2018

Nel settembre del 1938 l'Italia fascista varò le leggi razziali, firmate senza battere ciglio dal re Vittorio Emanuele III, che macchiò per sempre di infamia Casa Savoia.

Le leggi razziali in Italia

Il Regime di Benito Mussolini, con il Regio Decreto del 5 settembre del '38, si adeguò di fatto alla legislazione antisemita della Germania nazista, che fin dal 1933, anno dell'ascesa al potere del Führer, varò una serie di provvedimenti contro gli ebrei, che portatono all'Olocausto, ovvero il genocidio di 6 milioni di persone, compresi donne e bambini, ricordati con la Giornata della Memoria, il 27 gennaio.

Nel 1933 si stima che ci fossero 13 milioni di ebrei in Europa, dei quali circa 40.000 in Italia. Anche questi diventarono progressivamente vittime di un "razzismo di Stato", prima tramite leggi discriminatorie a livello sociale ed economico, poi con la violenza vera e propria.

 

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La prima pagina del "Corriere della Sera" dell'11 novembre 1938, con l'annuncio dell'approvazione delle "Leggi per la difesa della razza" da parte del consiglio dei ministri del governo fascista. Il re Vittorio Emanuele III promulgò il provvedimento. 

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Scritto da Quotidiano La Repubblica   
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