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FATE ENTRARE NEGLI STADI LA MEMORIA DI ALDROVANDI
Venerdì 02 Novembre 2018 16:33

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FATE ENTRARE
NEGLI STADI
LA MEMORIA
DI ALDROVANDI

Federico Aldrovandi,
ferrarese, 18 anni all’epoca,
fu ammazzato durante un
controllo di polizia, nel 2005,
mentre tornava a casa all’alba.
Nella migliore delle ipotesi gli


uomini e le donne in divisa
non riuscirono a gestire un
ragazzo agitato, o almeno così
hanno ritenuto i giudici che
hanno condannato chi ne ha
provocato la morte a pene miti
e già scontate. Sono tornati in
servizio. Al netto della
sentenza (che si rispetta)
Aldrovandi fu vittima
quantomeno dell’imperizia
emotiva e funzionale di chi
avrebbe dovuto proteggerlo.
Un martire, la cui effigie
dovrebbe turbare solo le
anime di chi pensa che in Italia
sia normale che lo Stato uccida
chi ha in custodia. Anche solo
perché non sa come
comportarsi. Invece no.
Invece, come scrisse
Repubblica a gennaio e come
ha ricordato ieri il Foglio, la
bandiera col volto di
Aldrovandi, che tifava Spal,
non può entrare negli stadi. Il
giudice sportivo la qualifica
come “provocatoria per le
forze dell’ordine”.
L’ultimo episodio a Roma,
all’Olimpico. Il padre di
Federico si è giustamente
chiesto se ricordare sia
provocare. Mi permetto
umilmente di aggiungere che
il verbo “provocare” può
prevedere un complemento
oggetto. Chi o cosa si provoca?
Gli agenti “maldestri” perché
non accada più? Quelli che li
hanno applauditi perché
provino vergogna? Si provoca
un ricordo? Una riflessione?
Gli stadi, non solo italiani,
rappresentano una valvola di
decompressione sociale in cui
l’epiteto, l’ingiuria, la
minaccia, spesso con la
complicità delle società e
l’acquiescenza delle forze
dell’ordine, e di chi li
comanda, trovano comoda
cittadinanza. Ma anche se così
non fosse, se non fosse – caso
più unico che raro – che il
problema stavolta è davvero
ben altro, il punto non è
questo. Il punto è che quella
bandiera non lo è proprio, un
problema. E che uno Stato o
una giustizia sportiva decente,
specie in questo periodo di
sbando proto-autoritario,
avrebbero di che essere
pedagogici e tracciare due
confini di civiltà. Striscione su
Superga, o sul Vesuvio, o
sull’Heysel, no. Volto di
Aldrovandi sì. Se c’è vita alla
Figc, o alla Lega Calcio, questa
vicenda può persino essere
un’occasione: quella di
avocare a sé un ruolo di
supplenza civile. Un piccolo
gesto. In gloria anche dei
poliziotti per bene. Ridare
cittadinanza a quella
bandiera, ché tenerla fuori dal
ricordo concreto rappresenta
un ulteriore atto di violenza.
Oggi Federico Aldrovandi
avrebbe 28 anni. Lasciate che
viva almeno la sua memoria.
Voleva solo tornare a casa.

Scritto da FATE ENTRARE NEGLI STADI LA MEMORIA DI ALDROVANDI Luca Bottura-LA REPUBBLICA   
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