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C' è aria di intimidazione fascista?
Sabato 12 Gennaio 2019 18:28
Benedetto Petrone memoria e futuro di una città
 

Gli_anni_di_piombo_

Benedetto_Petrone

C'è la politica e c'è anche il proprio vissuto. Io non lo rinnego e

non lo rivendico nemmeno. Mi piacerebbe, tra tanta retorica, che ci si

comportasse solo da esseri umani. Gli uomini da sempre onorano la

memoria dei defunti ritrovandosi per parlare di loro, rievocare

memorie, aneddoti e far agire la commozione del ricordo. Si chiama

memoria e ne avremmo tanto bisogno, molto più delle celebrazioni. E'

il mio punto di vista e volevo condividerlo con i "compagni" di oggi

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Mi sono semplicemente chiesto dove fossi la notte del 28 novembre

1977. Io avevo 18 anni... A chi vuole condividere questo momento

chiedo solo di dirmi lui dov'era, di dirmelo qui o su facebook

http://www.facebook.com/anamorfo

o sul mio blog

http://anamorfo.blogspot.com/2010/11/quella-notte-doveri.html#links

Bari, 28 novembre 1977:

quella notte ero a casa di Cecilia in Viale Salandra e, giunta la

notizia, non si riusciva a crederci. Telefonata dopo telefonata, di

voce in voce. Sino alla conferma, certa. Benny era morto, ucciso,

accoltellato, dai fascisti.

 Poggiai  la cornetta e schizzai in bagno.

Una scarica violenta di diarrea. Mi sembra ancora di ricordare il

corridoio e il bagno, del resto non sono certo. Mi chiesi solo se era

paura ma la mia mente non dava risposte, si era svuotata di tutto. Mi

chiesi se era quel vuoto a chiamarsi coraggio.

"Ecco la morte è giunta sino a noi, non siamo più spettatori" pensai.

"Ma quanto dovrà costarci? Deve essere così doloroso? Non credo di

averlo messo in conto questo dolore...".

Dopo un attimo si era usciti tutti, concitati, e diretti verso Piazza

Prefettura. Era come andare ad un appuntamento tanto atteso e

desiderato ma che si avrebbe preferito rimandare... Il resto è storia.

Una storia più piccola di quella desiderata, specie ora che Benny gli

aveva sacrificato la sua vita. Valeva molto di più! ...Io con Cecilia

scrivevo sui muri, commosso: "Benny ti amo!" falce e martello.

Angelo Amoroso d'Aragona

Circolo PD Madonnella Bari

Avevo 15 anni. La notte di circa una settimana prima ero accanto a
benedetto, più o meno nello stesso orario e nello stesso luogo, con
molte delle stesse persone e nella stessa situazione situazione in cui
poi trovò la morte. Ma quella volta scappammo tutti, e si evitò lo
scontro. Il 28 sera invece ero rimasto in casa, mi sembra fosse
lunedì, i miei genitori stavano per spegnere la tv quando quasi per
caso sentii "edizione straordinaria tg", notizia tragica da bari...
giovane comunista ucciso dai fascisti... una foto istantanea del volto
del cadavere... irriconoscibile e sfocata... un nome: benedetto
petrone. Non lo conoscevo per cognome, lui per me era benedetto,
benny, e basta. Il fatto che fosse proprio lui diventava sempre più
evidente col passare dei minuti, terribilmente inaccettabile.
Insopportabile. Hanno colpito la persona sbagliata, perchè una persona
così non è accettabile che venga uccisa. Una persona così speciale,
che conosce tutti e che tutti salutano per strada, susciterà la rabbia
di tutti ma proprio di tutti. Benedetto era semplicemente e fortemente
vitale. Ancora oggi non riesco ad accettare che abbiano ucciso proprio
lui, è la cosa più assurdamente ingiusta che possa immaginare, ed
ancora mi tormento e soffro dentro in questo momento. Volevo uscire,
ma i miei avevano ancora il potere di impedirmelo. Io non avevo
neanche la forza di impormi, ero in stato di shock, tutta la notte
sveglio senza piangere, con gli occhi sbarrati aspettando la luce
dell'alba. La mattina presto esco come un automa, e la realtà mi viene
sbattuta in faccia sulla strada a carrassi: una grande scritta
"benedetto vive" è come una scossa e da dentro sento che arriva un
vulcano di lacrime, incontrollabile, profondo e liberatorio. E' stata
la catarsi di un epoca, molte cose non sarebbero più state come prima.
Per me gli anni 70 sono finiti il 28 novembre 1977.
Firmato: Mimmo

Scritto da Gli amici di Bari di Benny   
 
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Scritto da Mario Arpaia   
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