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Ammazzano il Sud
Martedì 12 Febbraio 2019 10:07
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La Lega Nord sta preparando la tanto agognata secessione. E questa volta non ci sono manifestazioni folcloristiche a fare da contorno, come l'ampolla di Pontida o le improvvisate riunioni in qualche centralissima piazza di Venezia, né c'entrano nulla le sparate retoriche esagerate alla Bossi. Fanno dannatamente sul serio e stanno mettendo a definitivo rischio l'unità nazionale dell'Italia.

Qualcuno ricorderà che ne avevo già parlato nei mesi precedenti, e anche su questo blog lo scorso 23 dicembre, segnalando un pericolo che in molti sottovalutavano, soprattutto perché il dibattito italiano era incentrato sulle Ong, sulla manovra e sulle finte guerre di posizione con alcuni paesi europei. Armi di distrazioni di massa.

Ma in molti sottovalutavano anche perché non c'erano carte ufficiali di fonte ministeriale a illustrare i contenuti del patto che Lombardia e Veneto vorrebbero firmare con lo Stato Italiano. Più che un patto, una vera e propria estorsione.

Oggi abbiamo una indiscrezione, pesante, pubblicata da Il Messaggero, che restituisce tutta la gravità e la pericolosità del disegno che stanno preparando a danno delle competenze e dei bilanci dello Stato, a danno del Sud, a danno del Paese. E quello slogan "prima gli italiani", continuamente sparato dappertutto in questo clima da perenne campagna elettorale, assume il sapore beffardo di chi l'Italia la sta riducendo a brandelli. Serva e soggiogata dagli interessi dei più danarosi, condannando a morte chi non ha soldi a sufficienza e non ha la possibilità di garantirsi servizi adeguati.

Cosa pretendono questi pericolosi eversivi? Soldi, tanti soldi, svuotando le casse e le competenze dei ministeri, per trasferire tutto al controllo regionale. Parliamo, per esempio, di circa 200.000 dipendenti della scuola, che passerebbero in un nuovo ruolo, sotto la diretta dipendenza della regione in cui fanno la professione. Il controllo di 8 miliardi di euro, non so se mi spiego.

Vecchia ambizione leghista, vero? Quella di svuotare lo Stato di competenze e risorse, alimentata dall'altrettanto vecchio pregiudizio sul meridione incapace, svogliato e non disposto all'impegno e al sacrificio. Vero, ministro Bussetti?

Inoltre, Lombardia e Veneto chiedono mani libere sul fisco, e cioè la totale possibilità di scegliere sulle aliquote fiscali locali. Così come chiedono di essere separate dai conti dello Stato rispetto alle regole sul pareggio di bilancio, maledettamente inserito nell'articolo 81 della Costituzione, che a questo punto vigerebbe per tutto il paese, e in particolare continuerebbe a strozzare proprio le realtà più deboli; enti locali che pur avendo avanzi di cassa non possono spendere quando ne avrebbero bisogno per migliorare servizi e fare investimenti. Mentre Zaia e Fontana potrebbero fare quello che vogliono senza alcun vincolo né regola.

È già abbastanza, vero? Sì, ma non è finita qui. Chiedono autonomia in sanità su ticket e farmaci, sulla compartecipazione della spesa in sanità per i cittadini; sulle politiche del lavoro, sugli incentivi alle assunzioni. Così come chiedono di fare da sé per la cassa integrazione guadagni, o di utilizzare i fondi della cassa integrazione in deroga anche per incentivare le imprese del territorio.

Infine, scrivono a chiare lettere che la suddivisione delle risorse dallo Stato centrale debba essere definite sulla base del fabbisogno standard, e cioè della quantità di servizi attivati e già presenti sul territorio e sulla base dei tributi versati in quel territorio. Il che equivale a dire che i diritti degli italiani saranno stabiliti sulla base del reddito disponibile.

C'è però una cosa che non dicono i leghisti, quando frignano sul gettito dei tributi e sul residuo fiscale, e cioè che già oggi lo Stato spende ogni anno per un cittadino lombardo circa 14.000 euro, mentre appena 10.000 euro vengono spesi per un cittadino pugliese. Una disparità in campo già oggi, che significa disparità di servizi, di possibilità, di salute, di occasioni di futuro.

Scopriremo tutto il piano di questi signori nel momento in cui finalmente le carte verranno messe a disposizione del Parlamento. Anche se, è bene saperlo, tutto avverrà con l'impossibilità delle Camere di intervenire in maniera decisa e concreta, ma avranno appena un mese di tempo per dare un parere. Decorso quel termine, il regolamento sarà approvato con il meccanismo del silenzio-assenso.

Intanto i regali al Nord proseguono: nel decreto semplificazione c'è la cessione gratuita dallo Stato alle regioni delle centrali idro-elettriche, con la possibilità per le regioni di cederle ai privati.

Di fronte a questo scempio, abbiamo il dovere di alzare la voce. E voglio ringraziare pubblicamente intellettuali, professori, esponenti del mondo accademico italiano, con in testa Gianfranco Viesti, che da mesi provano in qualunque modo a rompere il muro del silenzio intorno a questa vicenda, per fare in modo che diventi fatto pubblico nazionale.

Il M5S al governo insieme ai secessionisti non sta battendo colpo sulla vicenda; nel congresso del Pd il tema non esiste e d'altra parte, il governo Gentiloni nelle sue battute finali ha dato la stura alle rivendicazioni del lombardo-veneto.

Sinistra Italiana farà tutto ciò che è nelle sue possibilità, con iniziative nel paese e in Parlamento, per provare a evitare fino all'ultimo secondo utile, che venga fatta carta straccia dell'unità del paese e dei principi materiali e formali della Costituzione. Mai così fortemente a rischio.

Anche per questo, io credo che sia il momento che il presidente Mattarella intervenga, visto che per l'ennesima volta vengono messe in mora le prerogative del Parlamento e visto che il tema riguarda l'unità nazionale, di cui Mattarella è garante.

Scritto da Nicola Fratoianni Segretario Nazionale di Sinistra Italiana - deputato   
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