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Caltagirone: mattonate contro l’acqua
Sabato 25 Settembre 2010 08:18

La raccolta di firme per promuovere i tre referendum contro la privatizzazione e per la ripubblicizzazione dell'acqua è stata una esaltante esperienza che oltre lo straordinario risultato di un milione e quattrocentomila firme, ha ricostruito partecipazione e indicato nuove forme della politica. Quanti hanno partecipato a quella mobilitazione, fosse solo con la propria firma, hanno vissuto un' allegra ubriacatura di democrazia. Da qui alla primavera del 2011, quando il popolo italiano sarà chiamato ad esprimersi sui referendum, dobbiamo stare attenti e vigilare. Il 15 settembre si è svolto a Roma un convegno della Fondazione Astrid (Presidente Bassanini) sulla riforma dei servizi sociali.

Franco Bassanini, Enrico Letta, Adriana Vigneri, Giuliano Amato (PD ) insieme ai ministri PDL Andrea Ronchi, Stefania Prestigiacomo e Raffaele Fitto hanno cantato in coro il ritornello del "giudiziofortemente positivo della riforma varata dal Governo Berlusconi"(A.Vigneri) , che " il referendum sull'acqua è sbagliato e ancronistico" (F. Bassanini) e (uffa, che noia!) che con il decreto Ronchi l'acqua non verrebbe privatizzata. Il convegno, in breve, ha misurato la economicamente interessata trasversalità dell'attuale opposizione parlamentare e caricato il "popolo dell'acqua" di ulteriori impegni e responsabilità nella difesa del bene comune.

 

 

Ma un altro aspetto deve preoccupare ancora di più: questa volta sul piano affaristico-politico e riguarda il Gruppo Acea di Roma che, nel settore idrico è il principale operatore nazionale con un bacino di utenza di oltre 8 milioni di abitanti. Gestore del Servizio Idrico Integrato negli Ambiti Territoriali Ottimali di Roma e Frosinone (con rispettive province) è presente in altre aree del Lazio, in Toscana, Umbria e Campania.

Principale azionista dell'Acea è Francesco GaetanoCaltagirone. Il più potente imprenditore edile a Roma che, grazie alle sue holding (Gruppo Caltagirone e Finanziaria Italiana), detta legge nella Capitale determinando il mercato immobiliare e lo sviluppo della città, condizionando il piano regolatore , orientando le scelte politiche. Infatti, il sindaco Alemanno ha profonda riconoscenza per l'indiscutibile sostegno che gli è stato dato nelle elezioni al Comune di Roma; e chiunque conosca la politica romana sa che non si può governare la Capitale senza il consenso di Caltagirone. Con questo imprenditore, la sinistra ha un conto aperto sul consumo di territorio, sulla vivibilità dei quartieri,sulle infrastrutture; ora anche sulla gestione dell'acqua. Da quando Alemanno è sindaco di Roma, la presenza di Caltagirone nella società (pubblico-privata) Acea S.p.A , è diventata sempre più importante. Ad oggi è il secondo azionista nell'utility.

Dopo la quotazione di Acea (dicembre 1999) alla borsa diMilano, arriva il costruttore romano che comincia ad acquisire quote societarie (nel 2003 detiene poco più del 2%). Nel tempo, fiutando il business della privatizzazione e il relativo disegno politico bipartisan, Caltagirone consolida la propria presenza con quote sempre più consistenti. Ma è nell'anno corrente che l'occupazione di Acea diventa forsennata. Se nell'agosto 2008 il pacchetto azionario ammontava al 5,02% è tra il 2009 e l'agosto 2010 che si evidenzia un impegno particolare, direttamente o attraverso partecipate, a rastrellare nuove quote della torta Acea con una progressione allarmante : giugno 2009 7%, febbraio 2010 8,7%, maggio 2010 12,99 % , giugno 2010 13,1 %, agosto 2010 13,24 %. Non sono variazioni di poco conto se si considera l'alto impegno economico : 0,02 di incremento comporta l'acquisto di almeno 25.000 azioni per uncontrovalore di 230.000 euro. Questo frenetico impegno consente a Caltagirone di mantenere la presa su l'azienda chiave della politica romana, di consolidare i suoi già forti presidi nel consiglio di amministrazione, di avere un ruolo attivo e vincolante; soprattutto di non aspettare la cessione delle quote del Comune per essere a Roma non solo il padrone del mattone ma anche dell'acqua. Ricordiamoci che Alemanno ha imposto al Consiglio comunale " l'attuazione del decreto Ronchi e la privatizzazione del 20% di Acea entro il 2010". Vale la pena aggiungere che Acea è a pieno titolo nel Coema, una associazione di imprese formata da Ama, Acea (che detengono il 67% assieme al nome «Ecomed») e Pontina Ambiente, un'impresa privata che fa capo all'avvocato Manlio Cerroni (discarica di Malagrotta) ; tutti soggetti interessati alla gestione dei rifiuti di Roma e provincia (inceneritori di Colleferro e di Albano, Consorzio Gaia,ecc.). Tutti pronti a costruire una holding e a mettere le mani sui servizi fondamentali: acqua, energia, rifiuti. Caltagirone, in questo grumo di poteri, giocherebbe un ruolo fondamentale con un valore aggiunto in più: la possibilità di intervenire con le sue imprese di costruzione. Acea stessa, è la più grande stazione di appalto dell' Italia centrale, con la capacità di mettere in moto un miliardo e mezzo di euro all' anno per la costruzione di acquedotti, reti elettriche, depuratori e centrali. Meglio di Acea in Italia riescono a fare (in termini finanziari) solo Enel, Ferrovie dello Stato e Autostrade.

In questo scenario che vede consolidarsi il rapporto tra la destra di Alemanno e i principali potentati economici, c'è un sostanziale silenzio (ma forse è assenso) della opposizione di centro sinistra al Comune di Roma. La stessa Provincia di Roma, con Zingaretti presidente dell'Ato2, non sembra intenzionata a contrastare più di tantoquesta deriva liberista.

La difesa del servizio pubblico (acqua fuori dal mercato) ritorna in capo al popolo dell'acqua, al Forum dei movimenti, alle associazioni ambientaliste a e quella sinistra che si è spesa nella raccolta delle firme. Tocca a questi soggetti alternativi individuare e rilanciare le iniziative per impedire che la fusione di poteri determini di fatto la privatizzazione dei servizi idrici consegnandoli al più grosso palazzinaro di Roma.

E' tempo di ripartire e di riattivare, nel Paese e a Roma in particolare, la campagna per la modifica degli statuti negli enti locali (a Roma solo 3 municipihanno deliberato in merito), di promuovere iniziative tese a sollecitare un provvedimento legislativo che disponga la moratoria degli affidamenti dei servizi idrici. E' ora di provare ad inceppare le gestioni privatistiche rafforzando le vertenze territoriali, di denunciare e smascherare le mistificazioni e i giochi di potere che tentano di soffocare la nuova stagione di democrazia che nelle vertenze dell'acqua, del nucleare, dei servizi e del lavoro trova sostanza e speranza di cambiamento. E' questa una partita per fronteggiare le lobbies del mattone che strangolano la città; da qui può partire la sconfitta di Alemanno ; è qui che potremo misurare nel concreto nuove forme di economia e di democrazia partecipata.

Scritto da Mario Arpaia   
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