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Quando Garibaldi chiamava "pionono" il suo amato asino...
Martedì 28 Settembre 2010 17:32

garibaldi

C’eravamo tanto odiati. Quel leggendario massone biondo dalla camicia rossa passato alla storia come l’Eroe dei due Mondi, Garibaldi appunto, era scatenato e non si premurò mai di nasconderlo: «I preti alla vanga!» fu uno dei suoi motti preferiti. A Pio IX dava del «metro cubo di letame-; definiva la Chiesa -una setta contagiosa e perversa»; nel suo testamento - una copia del quale è esposta nella casa-museo a Caprera - lasciò scritto che -trovandomi io in piena ragione oggi, non voglio accettare, in nessun tempo, il ministero d’un prete-. E il suo asino, tanto per essere chiari, l’aveva chiamato "pionono".
L’altro gran massone mangiapreti fu Cavour, colui che osò mettere in pratica la formula sacrilega "Libera Chiesa in libero Stato", promulgando di fatto, per la prima volta, la concezione separatista tra Chiesa e Stato: in quella seduta alla Camera del 27 marzo 1861, che proclamò Roma capitale d’Italia.
Era il colpo fatale al poteretemporale del Papato. Che, a sua volta, gliela giurò a morte. Quando, infatti, nel giugno di quello stesso anno, 1861, Cavour improvvisamente si ammalò e morì -da buon cristiano-, previa confessione e assoluzione, come egli stesso tenne a far sapere -al buon popolo di Torino-, Pio IX si arrabbiò moltissimo. Mandò a chiamare quel temerario padre Giacomo da Poirino, che aveva aiutato il conte a fare una morte da buon cristiano, e lo sospese a divinis : colpevole di aver assolto senza ritrattazione uno statista colpito dalla scomunica; quella appunto emanata il 26 marzo 1860 contro -gli usurpatori degli Stati pontifici.
Sulla contrapposizione senza quartiere tra Stato e Chiesa prima e dopo l’Unità, Vittorio Gorresio scrisse un libro - Risorgimento scomunicato - edito da Parenti nella famosa collana dalla copertina gialla diretta da Ernesto Rossi: una vicenda, secondo lui, -che rese tanto drammatico il Risorgimento, facendo nascere uno Stato scomunicato e maledetto da una Chiesa cheper la durata di almeno mezzo secolo si rifiutò sempre di comprendere le esigenze vitali di una civile nazione moderna-. E ciò per responsabilità diretta -della Chiesa: un clero che, anche nelle più alte gerarchie, mancò di comprendere; che, mosso da spavento o accecato da prevenzioni, peccò verso le norme del vivere civile-.
Un Papa Pio VII, appena rientrato in Italia (era stato deportato in Francia da Napoleone), si affretta a segregare gli ebrei nel ghetto di Roma, dove resteranno fino al 1870. Un Papa Gregorio XVI (1831-1846) bolla il treno come "opera di Satana"; un cardinal Luigi Lambruschini osteggia l’illuminazione a gas e fa dello Stato Pontificio un vero e proprio stato di polizia. Un Papa Pio IX (1849) chiama l’esercito francese per abbattere la Repubblica Romana. Anticlericalismo "necessario", quindi; in sostanza anche come strumento politico, come forma di lotta al potere temporale del Papato, ormai diventato un oggettivo impedimento all’unificazione e allamodernizzazione del paese.
Senza esclusione di colpi da entrambe le parti. Pio IX definisce la massoneria (cui sono affiliati pressoché tutti i nuovi esponenti del potere) come -Sinagoga di Satana-; per la rivista dei gesuiti, Civiltà Cattolica, è -l’ultimo frutto dell’antico serpente, Lucifero, giunto sino ai giorni nostri attraverso la legittima discendenza da Caino a Giuda Iscariota-. Persino la disastrosa eruzione del Vesuvio - 8 dicembre 1861 - è denunciata in tutte le chiese come -effetto di un sacrilegio commesso da alcuni camorristi, tutti assoldati dal nuovo governo, che avevano spogliato la statua della Vergine, rivestendola di insegne massoniche e di una fascia tricolore-.
Pio IX non cede mai, va giù a colpi di enciclica; formidabile quella emessa l’8 dicembre 1864, quella denominata "Quanta cura" e corredata dal famoso "Sillabo" che già allora suscitò, non solo in Italia, una vastissima eco negativa. Nell’intento del Papa oscurantista, doveva essere l’arma perarrestare l’avanzata del "libero pensiero". Non basta. Dovevano venire Mentana, Villa Glori, gli chassepots francesi, le brutalità dei mercenari papalini verso i patrioti prigionieri e feriti, i due giovanissimi Monti e Tognetti «esemplarmente» ghigliottinati a Piazza del Popolo il 23 novembre 1868. E non basta ancora. L’anno dopo, il 1869, è l’anno del Concilio Ecumenico Vaticano I; il Concilio che "inventa" il concetto di infallibilità del papa e promulga la più intransigente ripulsa del razionalismo: è la Chiesa in campo con tutta la sua enorme forza, -la Chiesa in conflitto con il mondo-.
Doveva venire il fatidico 1870 e il Papa che manda a dire a Vittorio Emanuele: -Non sono profeta nè figlio di profeta, ma vi assicuro che in Roma non entrerete-. Si sbagliò, come si sa, ma si ostinò fino all’ultimo ad essere contro, rifiutando ogni accordo, opponendo il suo ferreo Non possumus e poi quell’altrettanto ferreo Non expedit , che proibisce ai cattolici di prendere parte alla vitapubblica del nuovo Stato. Perché, scrive in una lettera datata 14 luglio 1873, -fu egli, il Diavolo, a porre la prima orditura di questa tela nelle conventicole dei suoi seguaci, detti Framassoni-.
Quanto al successore di Pio IX, Leone XIII, al momento dell’insediamento lui rinuncia - primo e unico caso nella storia della Chiesa - alla benedizione "Urbi et Orbi" dalla Piazza di San Pietro, rifiutando di aspergere quell’Urbe che non era più papalina.
Succede altresì il finimondo, allorché il 9 giugno 1889 - domenica di Pentecoste - a Campo dei Fiori viene inaugurato il monumento a Giordano Bruno: il filosofo avvolto nel saio domenicano, un libro socchiuso tra le mani e l’iscrizione che dice -A Bruno, il secolo da lui divinato qui dove il rogo arse-. Bandiere tricolori, reduci garibaldini, studenti e professori dell’Università, il sindaco e molta folla, è una gran giornata per la nuova Roma. Il Papa invece è furibondo, minaccia di lasciare la capitale, passa la giornata in digiunoprostrato davanti alla statua di san Pietro; e mentre -l’idra rivoluzionaria dibaccava per le strade della città-, in tutte le chiese si celebrano messe di riparazione e Sua Santità arriva a denunciare l’oltraggio di quella statua, -simbolo di una lotta ad oltranza contro la religione cattolica-. E anche, come scrive Civiltà Cattolica , «il trionfo dei rabbi della Sinagoga, gli archimandriti della Massoneria e i capiparte del liberalismo demagogico». Ed ancora nel 1907, è il nuovo papa, Pio X, che, con l’enciclica "Pascendi dominici gregis", si esibisce nella più totale condanna del -modernismo-, tutto in blocco.
Colpo su colpo. Al Concilio Ecumenico risponde l’Anticoncilio ecumenico (detto anche Assemblea di Liberi Pensatori), cui partecipa anche Victor Hugo. E quando, nella notte fra il 12 e il 13 febbraio 1881, il Vaticano vuole tumulare la salma di Pio IX da san Pietro a San Lorenzo in Verano, scoppiano tumulti, la folla canta l’Inno di Garibaldi e inveisce al passaggio delcorteo funebre di quel Papa, che Carducci si è pur spinto a chiamare -chierico sanguinante e imbelle re-.
Colpo su colpo. Nel 1850 sono varate le leggi Siccardi, quelle che mirano a colpire i previlegi goduti dal clero. Nel 1855 Cavour fa approvare il decreto sulla soppressione degli Ordini religiosi e l’incameramento dei loro beni: finiscono al macero agostiniani, certosini, benedettini cassinesi, riformati cappuccini, oblati di Santa Maria, passionisti, domenicani, mercedari, servi di Maria, padri dell’Oratorio, filippini, clarisse, cappuccine, canonichesse lateranensi, crocifisse benedettine, francescane, battistine, celestine. Decapitate 331 case e incamerate rendite per oltre 2 milioni dell’epoca.
Naturalmente il Vaticano non sta a guardare, e risponde da par suo: decretando la -scomunica maggiore- per tutti -gli autori, i fautori, gli esecutori della legge-. In compenso, tra il 1861 e il 1864, 9 vescovi sono arrestati e 49 diocesi restano vacanti,all’asciutto.
Anticlericali e clericali, furono mazzate. La "Conciliazione" venne nel ’29. Con Mussolini.

Scritto da Maria R. Calderoni   
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