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E li continuiamo a chiamare onorevoli
Domenica 03 Ottobre 2010 19:13

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Votare la fiducia a un governo del cui operato nulla o quasi si condivide. Con 342 sì, 275 no e tre astenuti, la Camera dei Deputati, ha dato il suo via libera al proseguo dell’attuale governo presieduto da Silvio Berlusconi, “stupratore della democrazia” secondo la grottesca iperbole del leader dell’Italia dei Valori Antonio di Pietro.

Nel mentre il presidente della Camera e cofondatore del Pdl Gianfranco Fini pur proclamando la sua fedeltà al premier in carica e all’attuale governo annuncia che martedì prossimo varerà il suo nuovo partito. Come sia possibile ciò che ai più potrebbe apparire come un insostenibile paradosso lo spiega il finiano di ferro Luca Barbareschi «Il voto a favore del governo da parte del gruppo di “Futuro e Libertà” è frutto semplicemente di tattica politica» Che cosa però abbia a che fare la tattica con la politica non è dato sapere. Politica come sinonimo di tatticismo e tornaconto personale, non è questa forse una blasfemia da rifuggire con orrore? Nel giorno del voto di fiducia al governo attendo per ore nel piazzale antistante Montecitorio, recintato e blindato, l’uscita dei poli tici.  L’ex presidente del Senato e attuale senatore Franco Marini «sono qui per caso»  che a passo veloce sguscia via dopo aver ascoltato distrattamente nugoli di manifestanti che protestano a vario titolo per una politica anonima e inconsistente. Il deputato Di Pietro che pugnace più che mai si avvicina e arringa la folla con un sempre maggiore populismo «Se Fini fosse più coerente con quanto va affermando, Berlusconi già sarebbe a casa» . Il saltimbanco Massimo Calearo che transitato dal Pd al gruppo misto non trova nulla di meglio che votare la fiducia al premier suo ex avversario politico. L’osservo solo da lontano si guarda bene dall’accostarsi alle transenne mentre fiero e spocchioso gode nell’essere avvicinato dai giornalisti che lo intervistano, ciò che provo è solamente disgusto. E poi i ministri Ignazio La Russa e Renato Brunetta che sgattaiolano via senza gettare neanche uno sguardo a chi li implora di avvinarsi, troppi e impellenti gli impegni a cui attendere per dar retta agli elettori. «Lo dovrebbero fare per hobby, guadagnano 20 mila euro al mese e neanche si degnano di avvinarsi» sbotta un ragazzo  cui fa eco la malcelata indignazione di una distinta signora di mezza età dall ’accento spiccatamente nordico che guardando Palazzo Chigi afferma: «Lo hanno riempito di mignotte senza onore, almeno quelle che sono sul marciapiede lo fanno con dignità» Vorrei dare torto ad entrambi, vorrei urlare loro in pieno volto che si sbagliano, che la politica italiana non merita questi giudizi, che essa è la più nobile delle attività, che quegli uomini e quelle donne che ci sfilano dinanzi altro non sono che nostre propaggini nel parlamento, ma non posso; so che mentirei a me stesso e a loro. La giornata termina, Berlusconi incassa la fiducia nell’aula a lui più ostile; ha vinto, come hanno vinto i finiani fieri di aver fatto valere la propria diversità e le girelle di turno che a breve passeranno dal capo per ricevere il magro compenso. A perdere però ancora una volta saranno i cittadini onesti e chi fino a ieri ha creduto in una politica diversa. Era un giorno importante per la vita politica e democratica del mio Paese, avrei voluto prenderne in qualche modo parte, tenuto lontano da transenne e guardato a vista da poliziotti con volti e modi da energumeni, ho assistito solo ad una grottesca sfilata di tristi pagliacci che continuiamo a chiamare onorevoli.

 

P.s.

Al direttore del quotidiano “Libero” Maurizio Belpietro di recente vittima di un’aggressione, la mia piena e incondizionata solidarietà. “Non condivido nulla di ciò che pensi ma darei la vita perché tu possa continuare a farlo” vale per Belpietro come per chiunque altro.

Scritto da Raffaele de Chiara   
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