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Caso Franceschi, la madre scrive a Carla Bruni
Sabato 16 Ottobre 2010 14:41

Per il giovane morto in carcere in Francia Frattini ordina un'indagine approfondita

dal nostro inviato MEO PONTE

NIZZA - Ha riflettuto a lungo Cira Antignano poi, ieri pomeriggio, ha deciso di scrivere, tramite "Repubblica", un'accorata lettera a Carla Bruni 1, moglie del presidente Sarkozy e «première dame de France». Poche righe, con l'aiuto del suo avvocato Maria Grazia Menozzi, con cui racconta lo strazio di una madre che dopo aver saputo che il figlio era morto misteriosamente in una cella del carcere di Grasse, dove era detenuto in attesa del processo, s'è vista riportare in Italia un cadavere massacrato e in avanzato stato di decomposizione.

LA LETTERA 2

Lo stato in cui sono stati rimpatriati i resti di Daniele Franceschi non solo ha sollevato le perplessità dei medici legali italiani, che non hanno capito il motivo di certe amputazioni, ma ha suscitato anche l'indignazione il ministro degli Esteri Franco Frattini, che ha annunciato di avere incaricato gli uffici competenti della Farnesina di svolgere, in accordo con il console generale di Nizza, Agostino Chiesa Alciator, indagini appropriate sulla vicenda.

In realtà il consolato di Nizza ha già in parte appurato che cosa è avvenuto. Il giudice Sandrine André ha sì precisato con un'ordinanza che il corpo di Franceschi doveva essere conservato a una certa temperatura per evitarne la decomposizione, ma il commissariato di Grasse non ha mai comunicato quest'ordine all'istituto di medicina legale dell'ospedale Pasteur. L'inchiesta della magistratura francese, anche se con lentezza, comunque continua. Le ipotesi di reato per ora spaziano dall'omissione di soccorso alla colpa professionale.

L'avvocato Francoise Gonzales, che assiste la famiglia Franceschi in Francia, ha appena avuto i risultati dell'esame sul defibrillatore usato dagli infermieri del carcere per soccorrere il giovane. «È stato usato sei volte tra le 17 e le 18 - spiega il legale - ciò significa che Daniele era vivo e non morto come detto in un primo momento». E Gilles Gurado, il pompiere che era detenuto nella cella accanto a quella di Daniele ed ha compilato una specie di diario di quella giornata, sottolinea: «Sono stato in cella a Grasse dal 30 gennaio al 9 settembre. I sorveglianti se ne fregano dei detenuti. Se chiedi una visita perché ti senti male puoi aspettare anche un mese».

Scritto da Quotidiano La Repubblica   
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