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Bassano del Grappa vista da una finestra...
Domenica 17 Ottobre 2010 15:23

 

Bassano_visa_da_Mario_Arpaia1
http://www.flickr.com/photos/22523260@N04/sets/ ( copia e incolla il link per visualizzare le foto )
 
Un pomeriggio a Bassano in occasione del Raduno Triveneto degli Alpini, una cittadina splendida, un'aria di altri tempi e poi il tricolore dappertutto. Bassano e i racconti di mio nonno Rocco, il fante Rocco Guidone, ore ed ore ad ascoltarlo, ore di trincea anche per me sul Monte Grappa. l'ho fotografata per come l'ho vista, vedute da mozzare il fiato. No possono esserci due Italie nell'immaginario collettivo, una una ricca e l'altra che stenta, vorrei che ce ne fosse una solala, un unica patria, quella patria che con tanto sangue e tanti lutti è stata difesa fino allo stremo tra il Piave e il Grappa da tutti gli italiani. La prova sono i Sacrari tantissimi sia al Nord che al Sud, una lezione per chi vede il Sole delle Alpi ei simboli celtici e non il tramonto a San Vito Lo Capo.     
 
Col permesso di Claudio Bisio e del suo film Benvenuti al Sud, campione d’incassi, giù al Nord stanno accadendo cose incredibili, magnifiche. Nella vita reale, non nei cinema. Accade che il napoletano Gianfranco Aquila, cresciuto a Portici, alle falde del Vesuvio, nel 2000 venda la sua fabbrica di penne Montegrappa ai signori della Compagnie financière Richemont, la cupola mondiale del lusso comprendente marchi come Cartier e Montblanc, e se ne torni a produrre stilografiche nella terra d’origine, prima ad Agnano e poi a Pastorano. Trascorsi nove anni, accade che Aquila si strugga di nostalgia per Bassano del Grappa, si ricompri lo stabilimento artigianale e venga a vivere di nuovo nel Veneto, stavolta per sempre, lasciando la sua Campania. «Perché la cittadina del ponte degli alpini e della graspa per me è una metropoli, qui ho tutto quello che nella vita un uomo può sognare, e nessuno mi ha mai dato del terrone. Solo gli amici di Milano qualche volta mi chiamano terùn. Se lei adesso mi ordinasse di partire per una vacanza sarebbe peggio che darmi una botta in fronte: non c’è posto migliore al mondo dove stare, qui sono sempre in ferie».
Nel ’15-’18 lo cantavano le penne nere al fronte: «Monte Grappa tu sei la mia patria». Dov’è il lavoro, là è la patria. Ma basta guardarsi attorno un pochettino per capire qualcosa di più della patria adottiva che Aquila s’è scelto. Sulla destra della sua azienda sorge Ca’ Erizzo, da dove usciva tutti i giorni con l’ambulanza Ernest Hemingway, volontario nell’American red cross insieme con l’amico John Dos Passos. Davanti scorre placido il Brenta. Di là dal fiume e tra gli alberi è nato qui: «Il colonnello pensò alla lunga distesa del Brenta, dove sorgevano le grandi ville, coi prati e i giardini e i platani e i cipressi. Mi piacerebbe esser sepolto lassù, pensò». E ancora: «Sono un ragazzo del basso Piave e un ragazzo del Grappa appena arrivato dal Pertica. Sono anche un ragazzo del Pasubio, se sai quel che significa».
L’imprenditore veneto-campano non s’imbroda per meriti che non sono suoi: «Hemingway è stato dappertutto», chiosa con disincanto tutto partenopeo, «e l’unica lode semmai va rivolta a Piero Chiambretti, che nel suo ristorante di Torino ha fatto mettere la targa “Qui non è mai entrato Hemingway”». Però è difficile immaginare che lo scrittore americano sia passato tutti i giorni davanti alla Montegrappa, la prima fabbrica di stilografiche nata in Italia, senza chiedere almeno una volta di Edwige Hoffman ed Heinrich Helm, i due austriaci che l’avevano fondata pochi anni prima, nel 1912.
Non ha certo bisogno d’andare in cerca di testimonial nel passato, Gianfranco Aquila. Uno ufficiale, Jean Alesi, ex campione di Formula 1, ce l’ha già ed è pure suo socio. Per non parlare di Nicolas Sarkozy, David Grossman, Antonio Banderas, Bill Cosby, Lucio Dalla, Mohammed Al-Fayed, Stirling Moss e dei defunti Gianni Agnelli e Michael Jackson. O del bestsellerista brasiliano Paulo Coelho, fotografato sulle pagine del mensile Monsieur con la stilo prediletta, una Espressione in argento e resina madreperlata. O dell’archeologo Valerio Massimo Manfredi, che fa coincidere il suo massimo relax con l’utilizzo di una Montegrappa in celluloide rossa. O di Boris Eltsin, che, quando il 2 gennaio 2000 al Cremlino passò le consegne a Vladimir Putin, estrasse dal taschino della giacca la sua Dragon d’oro e porgendola al neopresidente russo esclamò: «Con questo oggetto ti trasferisco il potere». Sempre quell’anno, Aquila riuscì nell’impresa di ottenere, grazie ai buoni uffici di Massimo Poltronieri, un avvocato milanese collezionista di penne con entrature in Vaticano, il permesso di produrre la stilografica intitolata a Giovanni Paolo II. E mercoledì prossimo presenterà la tiratura limitata dedicata ai 220 anni del Teatro La Fenice di Venezia.
Cavaliere_di_Vittorio_Veneto
Scritto da Mario Arpaia   
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