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La strage di Piazza Fontana e il male radicale
Sabato 11 Dicembre 2010 10:57

piazza_fontana

Dal blog di Aldo Giannuli, un ricordo di Francesca Dendena, dell'Associazione vittime della strage di Piazza Fontana scritto da Francesco Barilli:

L'avevo incontrata nel marzo 2009, a casa sua. Era già ammalata, ma combattiva come sempre. "Devo partire da un aneddoto di quarant'anni fa, quando andammo a recuperare la macchina di mio padre. Già allora incontrammo alcuni giornalisti e a me – forse per esuberanza giovanile – venne spontaneo dire: mai più... Una cosa del genere non dovrà più succedere. E io, dicevo a me stessa, avrei dovuto impegnarmi affinché un'esperienza così terribile non dovesse capitare ad altri".

Quel giorno dovevo intervistarla per il libro che stavo curando con Matteo Fenoglio sulla strage, che sarebbe uscito pochi mesi dopo ("Piazza Fontana", ed. BeccoGiallo). Le avevo fatto leggere la prima bozza della sceneggiatura, e nel fumetto aveva notato una citazione dell'intervista che mi aveva concesso nel 2005, a pochi giorni dalla sentenza "tombale" della Cassazione (un verdetto che, pur riconoscendo le responsabilità della destra eversiva, aveva mandato assolti gli imputati). Proprio la vicinanza temporale a quella sentenza aveva portato Franca a parole amare: "Se penso a questo, al dolore dei parenti delle vittime, a tutte le battaglie fatte per avere giustizia, viene spontaneo dire: hanno vinto loro, quelli che hanno voluto le stragi...". Nel marzo 2009, rileggendo quelle parole, aveva commentato: "dovevo essere proprio demoralizzata, in quel periodo!".

Piazza Fontana succede a Portella della Ginestra.

Piazza Fontana per tutte le persone della mia generazione è l'inizio di quella terribile stagione denominata "Strategia della tensione" . Attentati e stragi.

Piazza Fontana è legata indissolubilmente oltre ai morti e ai feriti per l'esplosione, a quelle dell' anarchico Giuseppe Pinelli, del Commissario Luigi Calabresi e del giudice Emilio Alessandrini.

Viene in mente un altro protagonista di quella stagione, ancora vivo, Giulio Andreotti. Interrogato nel processo di Catanzaro fu colto da improvvisa perdita della memoria. Andreotti ha attraversato tutti gli anni del terrorismo fino all'uccisione di Aldo Moro e della sua scorta.

Se parlasse, se improvvisamente per un miracolo gli tornasse la memoria, potremmo rinunciare tranquillamente al segreto di Stato.

Non ci resta che ricordare i morti, di farli rivivere, anche solo per un giorno.

Scriveva Bobbio:fra tutte le azioni delittuose che gli uomini possono compiere contro altri uomini, la strage è uno di quelli che più si avvicina al male radicale.

a Milano il 12 dicembre 1969, 17 morti e 89 feriti:

1. Giovanni ARNOLDI, anni 42
2.

2  Giulio CHINA, anni 57

3. Eugenio CORSINI

4. Pietro DENDENA, anni 45

5. Carlo GAIANI, anni 37

6. Calogero GALATIOTO, anni 37

7. Carlo GARAVAGLIA, anni 71

8. Paolo GERLI, anni 45

9. Luigi MELONI, anni 57

10. Vittorio MOCCHI

11. Gerolamo PAPETTI, anni 78

12. Mario PASI, anni 48

13. Carlo PEREGO, anni 74

14. Oreste SANGALLI, anni 49

15. Angelo SCAGLIA, anni 61

16. Carlo SILVA, anni 71

17. Attilio VALÈ, anni 52

 

18 Giuseppe Pinelli

19 Luigi Calabresi

20 Emilio Alessandrini

 

LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

1. I FATTI

Venerdì 12 dicembre 1969 alle ore 16.37 esplode una bomba alla Banca Nazionale dell'Agricoltura, in piazza Fontana a Milano. L'ordigno provoca 17 morti e 87 feriti. Negli stessi minuti viene scoperta una bomba, sempre a Milano, Nella Banca Commerciale italiana e tra le 16.55 e le 17.25 avvengono altri tre scoppi a Roma; uno presso la Banca Nazionale del Lavoro (14 feriti) di San Basilio, gli altri due all'Altare della Patria (quattro feriti).

2. IL CONTESTO

1968‐69 anni di trasformazioni sociali in Italia: lotte sociali di operai e studenti sembrano aprire per il paese una fase di crescita democratica. Sono anche anni di scontri tra manifestanti e forze dell'ordine, con le questure guidate spesso da uomini che avevano ricoperto gli stessi incarichi durante il fascismo. Il sistema politico attraversa una crisi, esemplificata dal succedersi alla presidenza della DC di tre segretari.

3. LE INDAGINI

Le indagini vengono indirizzate dal prefetto DI Milano Libero Mazza, su indicazioni del Presidente del Consiglio Mariano Rumor (DC), verso l'estrema sinistra anarchica. Perquisizioni e arresti. L'anarchico Pinelli è convocato in questura dal commissario Luigi Calabresi. Muore precipitando dalla finestra della stanza in cui viene interrogato.

Il 16 dicembre viene arrestato a Roma l'anarchico Pietro Valpreda, ritenuto responsabile della strage. Le accuse sono mosse da un tassista che sostiene di riconoscerlo e da Mario Merlino, esponente del gruppo anarchico "22 marzo" al quale appartiene lo stesso Valpreda. Merlino in realtà milita in Avanguardia Nazionale ed è infiltrato tra gli anarchici. Altri infiltrati nel gruppo sono un poliziotto e un agente dei servizi segreti.

La magistratura milanese indaga anche a destra e due rapporti dei servizi segreti del 16 e 17 dicembre 1969 chiamano in causa i neofascisti Stefano delle Chiaie e Mario Merlino. I. I rapporti rimangono segreti per quattro anni. Il procuratore generale della Repubblica, Enrico De Peppo, toglie le indagini ai magistrati milanesi e fa trasferire il processo a Roma.

Ad un anno dalla strage si comincia ad indagare ufficialmente negli ambienti dell'eversione nera. La magistratura di Treviso riceve la testimonianza del segretario cittadino della DC, Guido Lorenzon, già nel dicembre del 1969. Lorenzon racconta di una confidenza ricevuta da un amico, Giovanni Ventura, che gli ha confessato di far parte di un'organizzazione terroristica con Franco Freda, di aver portato bombe a Milano e di avere come obiettivo la preparazione di una svolta autoritaria in Italia. I magistrati hanno anche a disposizione l'indagine di un commissario di polizia, Juliano, di alcuni mesi precedente a piazza Fontana, che aveva scoperto l'attività illegale di Franco Freda, anche se la sua attività investigativa era stata delegittimata. Le indagini portano anche a scoprire l'arsenale di Giovanni Ventura. Si decide nel 1972 l'arresto di Franco Freda, Giovanni Ventura e l'inchiesta viene affidata ai magistrati milanesi d'Ambrosio e Alessandrini che indagano su piazza Fontana. Franco Freda proviene dal FUAN (universitari dell'MSI) e da Ordine Nuovo di Rauti. A Freda sono riconducibili gli acquisti dei timer e delle borse in pelle utilizzati per gli attentati. Giovanni Ventura è un militante dell'Azione Cattolica, poi del l'MSI; nel 1969 si lega a Freda e Giannettini e si infiltra nella sinistra extraparlamentare. Ventura confessa la sua partecipazione agliattentati terroristici del 1969, compresa la strage di piazza Fontana e indica in Guido Giannettini, un neofascista romano, dal 1966 nel SID con la funzione di fungere da cerniera tra i servizi segreti e l'eversione nera, l'uomo che lo ha reclutato. Anche Giannettini sarà inquisito, nel 1975.

4. I PROCESSI Il 23 febbraio 1972 a Roma si apre il processo per strage a Valpreda e Merlino. Viene trasferita a Milano e

poi a Catanzaro. Una prima sentenza nel 1985 scagiona gli anarchici.

Il 3 marzo 1972 sono arrestati Freda e Ventura per gli attentati del 1969, compresa la strage di piazza Fontana. L'inchiesta è affidata ai giudici D'Ambrosio e Alessandrini e si svolge a Milano. Il 13ottobre 1972 la Corte di Cassazione per motivi di ordine pubblico e per legittimo sospetto sposta il processo a Catanzaro.

Dal 1972 al 1985 si celebrano cinque processi a Catanzaro, al termine dei quali tutti gli imputati, anarchici e di destra, sono assolti per insufficienza di prove. L'accusa aveva chiesto per Freda, Ventura e Giannettini l'ergastolo per strage. Gli imputati vengono assolti anche in appello (1981) e, dopo altre lunghe vicende processuali, si giunge nel 1987 alla loro definitiva assoluzione in Cassazione.

Tra il 1987 e il 1989 altri due processi a Catanzaro contro due neofascisti, Delle Chiaie e Facchini, terminati con l'assoluzione per non aver commesso il fatto.

Nel 1990 il giudice Salvini di Milano, che sta indagando sui gruppi neofascisti e le loro azioni, in particolare indaga sulla colonna veneta di Ordine Nuovo, riapre le indagini su piazza Fontana. Principale indiziato è Delfo Zorzi, capo operativo della colonna neofascista nel 1969. Zorzi dal 1974 vive in Giappone, è un imprenditore di successo, ha la cittadinanza nipponica dal 1984 e le richieste di estradizione della magistratura italiana non sono accolte.

I processi, riaperti dal 1997 a Milano, si chiudono, dopo una prima sentenza di colpevolezza e un appello in cui gli imputati sono assolti, il 3 maggio 2005 con l'assoluzione definitiva in Corte di Cassazione dei tre neofascisti di Ordine Nuovo accusati: Zorzi, Maggi e Rognoni e con la condanna delle parti civili al pagamento delle spese processuali.

Non ci sono ad oggi condanne per la strage di piazza Fontana. 5. LA VERITA' STORICA

La Corte di Cassazione, che nel 2005 ha assolto Ordine Nuovo, ha riconosciuto la matrice di destra della strage, la colpevolezza di Freda e Ventura, ma ha preso atto che i due neofascisti non sono più perseguibili perché assolti in via definitiva in precedenti processi. I neofascisti di Ordine Nuovo sono quindi i responsabili della strage.

Durante le indagini, sin dall'inizio, e durante i processi, sono avvenuti continui depistaggi da parte di apparati dello stato riconducibili al SID (Servizio informazioni difesa) e all'UUAARR (Ufficio affari riservati). Alcuni esempi. I servizi segreti, la magistratura romana e i mass media hanno gonfiato la pista anarchica. Rapporti certi di collaborazione tra Ventura e Giannettini, uomo dei servizi. Il SID fa espatriare Giannettini in Francia quando Ventura rivela i loro rapporti.

Il governo ha coperto

Scritto da Mario Arpaia   
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