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Mancuso contro Cantone in tribunale
Venerdì 17 Dicembre 2010 15:13

Mancuso

Difensore di boss e parte lesa

Scontro insolito in un'aula di giustizia fra il candidato alle primarie del centrosinistra, che assiste il "padrino" Augusto La Torre, e l'ex pm antimafia oggi in Cassazione. Il legale: non mi sento imbarazzato, ho chiesto prima il parere di Cantone

di CONCHITA SANNINO

Difensore di boss e parte lesa Mancuso contro Cantone in tribunale Libero Mancuso

Un duello insolito attende il Palazzo di giustizia romano. Un incontro dagli echi tutti napoletani. Due magistrati noti. Due figure al di sopra di ogni sospetto. Eppure rivali, martedì prossimo, a sorpresa. Protagonisti sui banchi opposti sono infatti due nomi stimati e noti delle toghe napoletane: Raffaele Cantone e Libero Mancuso. Cantone, ex pm antimafia, oggi magistrato al Massimario della Cassazione, figura come parte lesa in un processo per calunnia contro un boss della camorra. Il "rivale" Mancuso, sceso in queste ore nell'agone politico come candidato alle primarie del centrosinistra, compare nell'insolita veste di difensore di un padrino: avvocato di Augusto La Torre.

La domanda già circola, dunque. Un ex magistrato che assiste nomi importanti della scena criminale campana? Interrogativo poco fondato, in generale. Non è la prima, né sarà l'ultima volta. Le aule di tribunale potrebbero raccontare centinaia di casi di validi magistrati che hanno applicato esperienza e studi all'esercizio dell'attività forense. Tuttavia, la sola immagine è destinata a far discutere, alla vigilia delle elezioni amministrative di Napoli. E, con ogni probabilità, rischia di aprire riflessioni legittime, o di essere usata nelle tormentate quinte della vigilia delle primarie del centrosinistra.

Libero Mancuso, infatti, già amministratore al Comune di Bologna, è oggi candidato (il quarto, in ordine cronologico) alle pre-selezioni in programma il 23 gennaio, sulla spinta di un cartello di sostenitori che hanno fatto del riscatto cittadino e della qualità personale un punto di forza. Può continuare, il candidato dalla storia più profilata nell'impegno per la legalità, a difendere i camorristi in un'aula di giustizia? Oppure sarebbe, in questo modo, vittima di un imbarazzo?

Mancuso ascolta la domanda e non si scompone. "Non mi imbarazza, questa storia. Per niente. Innanzitutto, perché prima di accettare l'incarico e di dire sì alle ripetute richieste di Augusto La Torre ho pensato, ho chiesto consiglio a persone di cui mi fidavo, ad altri ex magistrati, dai quali ho avuto sollecitazione a difenderlo. E soprattutto perché ho chiesto il parere dello stesso dottor Cantone, per capire se la cosa gli fosse risultata sgradita. Così non è stato e quindi ho pensato che fosse giusto non venir meno alla mia attività". Un profilo controverso quello del boss La Torre: prima pentito, grazie al quale la Direzione distrettuale antimafia ha arrestato numerose persone, tra cui anche un avvocato considerato "infedele". Poi, condannato a sua volta per calunnia per avere ingiustamente accusato di traffico di droga alcuni suoi gregari per coprire altri personaggi a lui vicini. Di fatto, La Torre oggi è detenuto in regime di 41 bis, il carcere duro previsto per gli esponenti di spicco della criminalità organizzata, essendogli stato revocato il programma di protezione.

Mancuso, tuttavia, precisa: "In un'altra storia, sempre pendente a Roma, la Procura ha chiesto per La Torre un'archiviazione. Ma al di là di questo, va sottolineato che egli è stato un collaboratore importante per il pool antimafia. E comunque ho sempre agito con estrema buonafede e trasparenza. Difendendo imputati che ritenevo, in coscienza, colpiti ingiustamente da quelle accuse. Solo ed esclusivamente in questi casi, quando sapevo di poter mostrare la loro estraneità rispetto a quegli addebiti, ho accettato di assisterli".

Così è stato, ad esempio, per alcuni esponenti del clan Moccia, storica organizzazione di Afragola. Mancuso ha difeso personaggi del clan, ma tiene a precisare, "soltanto in vicende in cui i Moccia compaiono come parti lese di attività calunniose. Nella convinzione, ancora una volta, che fossero in quel caso "vittime" e non colpevoli di gravi reati". Martedì, dunque, il duello a sorpresa con Cantone. Ma quest'ultimo, autore del recentissimo volume "I Gattopardi", non intende commentare.

Scritto da Quotidiano La Repubblica   
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