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IL CASO BATTISTI di Fred Vargas di Le Monde
Mercoledì 23 Febbraio 2011 08:32

Ceux qui soutiennent Cesare Battisti souhaitent mettre au jour la vérité

vargas

| 26.01.11 | 14h27 • Mis à jour le 27.01.11 | 11h35

E 'un peccato, naturalmente, che Antonio Tabucchi, che vuole che "la verità storica venga alla luce", pubblichi su Le Monde (edizione del 16-17 gennaio ) un testo pieno di errori. Ed è inquietante che il signor Tabucchi, prima di trattare con così tanto odio il "caso Battisti," non si chieda, prima di tutto, perché e come sia nato un "caso Battisti", veicolante tanta furia distruttiva, un uomo che nessuno conosceva prima del 2004, né in Italia né in Francia.

Tabucchi

Sorvoliamo sugli attacchi senza fine nei confronti degli intellettuali francesi che sarebbero degli ignoranti, dei romantici pronti alla strenua difesa dei fatti di sangue di estrema sinistra. Sottoliniamo, però, il fatto che al signor Tabucchi piace pensare che i difensori di Cesare Battisti approvino necessariamente il ricorso alla lotta armata. Non è vero?.

"L'antipatia" - la parola non rende pienamente l'idea – di Bernard-Henry Levy per questo tipo di azione è di dominio pubblico. Così lo è pure per me. Il signor Tabucchi - che conosce tutto – scrive che io vado in Brasile per ". seguire il mio eroe".Sic.

No, signore Tabucchi, Cesare Battisti non è "il mio eroe" né di nessun altro , né soprattutto di se stesso. Eroe? Battisti non ebbe alcun ruolo importante durante gli anni di piombo, non fu mai un capo, era uno sconosciuto ed è rimasto uno sconosciuto quando, più tardi, visse modestamente con la sua penna in Francia. Lei ha il coraggio di scrivere che sto portando avanti in Brasile la mia"opera di convinzione."Non ho convinzioni , signor Tabucchi, ho delle cognizioni, quelle cognizioni che lei nega, agli intellettuali francesi.

Ma noi perseguiamo lo stesso obiettivo, dal momento che ,lei stesso, proclama il desiderio che la verità storica emerga. Per me è la stessa cosa, , sono una archeologa e una storica.

Sia cauto nell'esprimere questo desiderio, perché quando la verità verrà alla luce, può accadere di essere imbarazzato per aver, con migliaia di altri, urlato con i lupi e condannato Cesare Battisti senza conoscere nulla della realtà delle sue azioni.

Armando

Questa "realtà" - la sua – deriva da tre fonti: dalla stampa, dai processi di massa che lo condannarono in sua assenza, processi che, secondo lei, "si sono svolti con le migliori garanzie", e dalla sua ammirazione per il magistrato Armando Spataro. Tre fonti alle quali è meglio non abbeverarsi senza controllo , anche se, di fatto, Spataro è stato un nemico acerrimo della Mafia. Questo non gli impedì di coprire le illegalità e le deviazioni dei processi che istruì durante gli anni di piombo.

Spero che lei sappia che i due avvocati scelti da Battisti furono in seguito imprigionati; che sappia che ci sono stati numerosi casi di tortura in fase istruttoria , come Sisinnio Bitti, che fu orribilmente torturato e che un anno dopo andò a trovare il magistrato Spataro per lamentarsi;, reclamo archiviato dal magistrato ...

Scrive che Battisti, assente, fu assistito da avvocati dei quali ha "ampiamente approfittato". Fortunatamente esistono, per la salvaguardia della verità storica, alcuni che indagano seriamente lì dove altri non vogliono sentire: sì, Battisti fu in realtà "rappresentato" da due avvocati, grazie a tre mandati, due del 1982,uno del 1990. Tre mandati che ho voluto esaminare (non lei?), trovando molto strano (non lei?) che Battisti invia questi mandati per i processi, della cui esistenza egli ne venne a sapere solo otto anni dopo.

Questi tre mandati sono dei falsi, tanto evidenti che anche un bambino se ne sarebbe accorto. Sono a sua disposizione. Ma il giudice Spataro ha rifiutato di ricusare questi falsi. Questi corpi del reato rappresentano per il caso Battisti ciò che fu il famoso "bordereau blu" per l'affaire Dreyfus: esplosivi.

Da soli, inficiano di nullità tutto il processo e possono annullare la condanna. Da soli, provano la manipolazione fatta sul caso Battisti, l'assente, da parte dei pentiti chiamati a "testimoniare" da avvocati sotto pressione e da parte del giudice istruttore.

Esplosivi ed è forse per questo motivo, che da diversi anni, non riesco a pubblicarli da nessuna parte.

Ricordiamo almeno che non ci furono prove materiali contro Battisti né testimoni oculari degni di questo nome. Che solo la "parola" dei pentiti ha accusato Battisti assente , ricevendone in cambio sostanziali riduzione di pena. Un gioco che vale la candela. Soprattutto per Pietro Mutti, capo del gruppo dei PAC (Proletari Armati per il Comunismo), che accusò sistematicamente Battisti - semplice membro del gruppo – di tutti i misfatti della sua organizzazione.

Di aver ucciso Santoro, per esempio, (l'avete visto fare , signor Tabucchi, per scrivere che Battisti "uccise le sue vittime con un colpo di pistola alla nuca"?).

Sa che le indagini della polizia italiana accusavano Mutti di questo omicidio ? Sa che Mutti accusò Battisti al suo posto e che mentì anche nel dare il nome della donna complice ? Chi dovrebbe poi essere dichiarato innocente? Sa ,riguardo al secondo omicidio di cui Battisti fu accusato, che la pistola apparteneva a un uomo che aveva precedentemente sparato a Torregiani?

Che l'aggressore era un uomo molto più grande di Battisti? Ma sarebbe troppo lungo riprendere tutti i dettagli dei casi che portano a dossiers vuoti di indizi reali..

Qualche piccola rettifica ,tuttavia, alle sue ferme certezze : no, Battisti non era un delinquente prima di entrare nei PAC. No, la sua fuga dal carcere, non risale alla sua prima detenzione. E' nel 1981 che Battisti evase dal carcere di Frosinone, dove era stato condannato a dodici anni per porto d' armi e atti di sovversione. Ma non per omicidio. E 'curioso che nessuno vuole mai evocare questo primo processo, nel corso del quale Battisti non fu accusato di nessun omicidio commesso dai PAC.

E'solo nel 1982, con l'arresto dei capi e degli altri membri dei PAC, che tutto precipitò e che i vecchi compagni, ieri armati, cominciarono a "pentirsi" e ad accusare il giovane uomo assente . Niente di tutto questo le è mai sembrato strano? Inquietante?

Per quel che riguarda la sua accusa secondo la quale il Grand Battisti "venderebbe tutto ciò che sa sul terrorismo internazionale", si presta francamente ad una risata se questa caccia all'uomo non fosse così tragica.

E, poiché ha tanto a cuore l'affermazione di questa verità storica, lavori, cerchi, signor Tabucchi, come abbiamo fatto qui in Francia anche con l'aiuto dei nostri amici italiani attenti. E se ha il coraggio , parta per il Brasile e incontri Cesare Battisti. Così, vedrà con i suoi occhi ciò che produce in un uomo un linciaggio generalizzato, cieco, falso, e particolarmente feroce.

Fred Vargas, chercheuse au CNRS en archéologie et écrivaine Article paru dans

l'édition du 27.01.11

Fred Vargas, chercheuse au CNRS en archéologie et écrivaine Article paru dans l'édition du 27.01.11

LeMonde

CASO BATTISTI, FRED VARGAS ATTACCA TABUCCHI

27 gennaio 2011 — pagina 49 sezione: CULTURA

PARIGI - Fred Vargas si getta a testa bassa contro Antonio Tabucchi, reo di aver difeso su Le Monde la richiesta di estradizione per Cesare Battisti e soprattutto di aver sostenuto la colpevolezza dell' ex terrorista, condannato all' ergastolo per quattro omicidi. La scrittrice transalpina è il più intransigente difensore di Battisti. La spalleggia, con meno foga, Bernard-Henry Lévy, mentre gli altri intellettuali che nel 2004 presero le difese del terrorista si sono defilati: personaggi come Daniel Pennac, Philippe Sollers rifiutano di esprimersi pubblicamente sul caso da quando Battisti è fuggito in Brasile. Malgrado sia meno sostenuta di qualche anno fa, la Vargas (di cui esce per Einaudi Stile Libero Critica dell' ansia pura) continua a perorare l' innocenza di Battisti e ieri, sempre su ' Le Monde' , si è letteralmente scatenata: contro lo scrittore italiano, contro il pubblico ministero Armando Spataro e contro chiunque consideri l' ex terrorista un puro e semplice omicida condannato in un paese democratico. Secondo lei Battisti è un perseguitato e per dimostrarlo scomoda perfino il caso Dreyfus: i mandati di Battisti ai suoi avvocati sarebbero dei falsi così com' era falso il «borderò blu» che servì a incriminare il capitano Dreyfus. Falsi «esplosivi», assicura, tant' è vero «che da anni non riesco a pubblicarli da nessuna parte». Se Tabucchi aveva difeso con rabbia le ragioni dei giudici italiani, la Vargas è furiosa, sprezzante, a tratti insolente. Nega di aver simpatie per i terroristi italiani degli anni Settanta e assicura che Battisti non è «il suo eroe», né l' eroe di nessuno: non era nemmeno un capo, era solo uno sconosciuto. Se Tabucchi parla delle sua «opera di convinzione», lei s' indigna: «Non ho convinzioni, signor Tabucchi, ho delle cognizioni, quelle che lei nega agli intellettuali quando sono francesi». Le sue tesi sono le solite: in Italia ci sono state torture (cita il caso di Sisinnio Bitti, ricordando che però è stato archiviato dal Pm Spataro), Battisti è stato condannato solo grazie ai pentiti e contro di lui «non esistono prove materiali, né un testimone oculare degno di questo nome». Quanto a Spataro siamo al limite dell' insulto per un magistrato: certo, ha combattuto la mafia, ma «questo non gli impedì di coprire le illegalità e le deviazioni dei processi che istruì durante gli anni di piombo». Infine, la Vargas invita Tabucchi «a darsi la pena» di lavorare per cercare la verità. E magari di attraversare l' oceano: «Se ne ha il coraggio, parta per il Brasile e incontri Cesare Battisti. Così vedrà con i suoi occhi cos' ha fatto a un uomo un linciaggio generalizzato». - GIAMPIERO MARTINOTTI

Scritto da Trad. Giovanna Fuso   
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