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Democrazia parlamentare e carcere, il fantasma della civiltà
Martedì 07 Agosto 2018 07:42

Il superamento della democrazia parlamentare e l’abolizione delle carceri. La “profezia” di Casaleggio e la proposta di Grillo.
-Due argomenti scottanti, ma solo il primo solleva il dibattito, per quanto, lo hanno detto Voltaire, Dostoevskij…, “è dallo stato delle carceri che si misura la civiltà di un paese”.
-Perché? Gatto Randagio ci chiede di aiutarlo a trovare una risposta al suo interrogativo.

Questo non è il solito pezzo. E’ piuttosto una domanda, intorno alla quale quel rompiscatole di un Gatto Randagio sta girando da qualche giorno. Rompiscatole e petulante visto che sempre intorno agli stessi argomenti si arrabatta. Ma chiede, per cortesia, di aiutarlo a trovare una risposta.


La settimana scorsa, sapete bene tutti, Davide Casaleggio ha definito “inevitabile” il superamento della democrazia parlamentare. Avrete avuto anche voi le orecchie e gli occhi intasati da quello che ne è nato: prese di posizione, dibattiti, commenti, articoli, analisi… un fiume in piena di parole e pagine… che, comprensibilmente, ognuno aveva da dir qualcosa…
Beh, qualche giorno prima, l’altro corno, se così si può dire, del vertice dei Cinque stelle, Beppe Grillo, ha parlato della necessità di abolire le carceri. “Dobbiamo tendere a un mondo a carceri zero. Almeno il minimo possibile”.

Piranesi, 1720, Carceri

“Con società senza carceri Grillo crea dibattito”, ha detto, proprio mentre si trovava nel cortile della casa circondariale di Poggioreale, il presidente della Camera Fico. Ma, a dire la verità, dal tono della voce, sembrava non crederci neanche lui… al fatto che ne sarebbe nato un dibattito…

E infatti. Forse al Randagio è sfuggito, ma a parte l’intervento di qualcuno che da tempo si occupa della questione, e ben ristretto negli spazi deputati (l’associazione Antigone ad esempio), non sembra che l’Italia si sia divisa in laceranti dibattiti. Anzi, men che meno… neanche un commento, una riflessione, una parola. Neanche per dire che di delirio si tratta… Eppure ce ne sarebbe di materia del dibattere. Il pensiero a riguardo è avanzatissimo, fior di esperti, studiosi, giuristi, criminologi hanno riflettuto, elaborato, sperimentato, confrontato.
Ma qui il silenzio è calato, immane… proprio nel momento in cui viene messa la pietra tombale sul progetto di riforma del sistema carcerario che qualcosa dell’indecenza del sistema avrebbe migliorato. In un momento poi che tanto si urla di maggiori e più sicure pene…
Forse non c’è nulla di peggio di questo silenzio, per le cinquantottomila e più persone che popolano le nostre carceri… più che persone fantasmi… mentre di questi fantasmi già 31 si sono tolti la vita dall’inizio dell’anno, incapaci di tollerare l’intollerabile…

La disperazione, di Gustave Courbet

Fa davvero impressione questa ostinata rimozione di un pezzo della nostra società. Eppure lo stato delle prigioni è la vera “misura del grado della nostra civiltà”. Lo hanno detto Voltaire, Dostoevskij…
“Forse che lo sentiamo, questo pezzo recluso della nostra società, così vicino alla parte più buia di noi- continua a rimuginare il Gatto- che preferiamo ignorarlo del tutto? Come demone fastidioso nel fondo della nostra anima…”
Eppure, l’ha sparata grossa, Grillo, diciamo la verità. Grossa quanto la questione del parlamento che è lì lì per dissolversi, se non di più…
Dunque il Randagio si chiede e vi chiede: perché la questione della democrazia rappresentativa sembra avere a che fare con la nostra “civiltà” ben più della condizione delle nostre carceri e del trattamento riservato a chi deve scontare una pena?

Fëdor Dostoevskij, Delitto e castigo

Forse che la dissoluzione del parlamento è davvero lì lì per avverarsi… mentre poche cose sembrano solide come le mura delle carceri, e qualche certezza dobbiamo pur tenercela ben stretta. Dunque, perché parlarne? Magari si aprono brecce… Meglio far finta di niente…
O forse che mettere in discussione la democrazia rappresentativa, così come la conosciamo, mette in discussione un’intera classe politica per quanto criticata alla fine tollerata… mentre mettere in discussione il carcere ci costringerebbe a rivedere le nostre categorie a proposito di pene, diritti, di giustizia, e di tante cose che preferiamo non vedere?
O forse che è tanto lontana da noi l’istituzione che ci rappresenterebbe, che se ne può discutere senza tema di ferirci… mentre se è vero quanto disse Carlyle, “il silenzio è profondo come l’eternità, il discorso superficiale come il tempo”…. guai ad aprire l’antro dentro di noi…
Oppure, oppure…
Aiutate il Randagio a trovare una risposta.
La verità, vi prego, su tutto questo silenzio…

 
Scritto da Francesca de Carolis   
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