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PETIZIONE : NO TAV, IL VERO MODO PER DIRE SI ALLO SVILUPPO
Domenica 02 Dicembre 2018 09:14
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PETIZIONE : NO TAV, IL VERO MODO PER DIRE SI ALLO SVILUPPO

Alessandro . ha lanciato questa petizione e l'ha diretta aSergio Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana e a5 altri/altre

Da quasi trent'anni si dibatte sul tema dell'Alta Velocità Torino-Lione, un progetto che promette (solo sulla carta) sviluppo, lavoro e benefici ambientali. Ecco alcuni punti cardine per dire No a quest'opera:

TRAFFICO SULLA TORINO-LIONE

Intanto bisogna precisare che il Tav sarebbe un doppione infrastrutturale, in quanto è già esistente un percorso ferroviario (e ha già subito diversi interventi di ammodernamento) peraltro servito dall’Alta Velocità tramite il TGV, che insieme a due strade statali e all’ Autostrada Torino-Bardonecchia completano i collegamenti da Torino verso il confine francese. Inizialmente si prevedeva un innalzamento del traffico di persone sull'attuale percorso con la convinta suggestione che il numero di utenti sulla tratta sarebbe cresciuto di 10 volte.

 

Traffico passeggeri che si è mostrato costante fino ad oggi.

Smentita l'ipotesi, la giustificazione ha riguardato la domanda nel traffico merci.

Anche qui dati contrari: si è verificata una riduzione (-17,7% nel periodo 1997-2016) che riguarda nel complesso sia il trasporto su strada che su ferro. Nello stesso periodo la crescita lungo l'asse Nord-Sud (sul passante svizzero del San Gottardo) è stata del +30%.

I treni che transitano oggi in Val di Susa hanno una capacità sotto-utilizzata (potrebbero viaggiare fino a 5 volte più pieni di quanto già non facciano) e, nel contesto di un mercato già saturo, è difficile prevedere (se non in maniera esageratamente ottimistica) un trend molto diverso nei prossimi anni. 

Lo dimostra il calo percentuale delle esportazioni del nostro Paese verso la Francia (-24,68% nel periodo 2015-18, dati ufficiali del Ministero dello Sviluppo Economico), più marcato rispetto a quello verso i Paesi Emergenti (come Cina), che sono i veri mercati strategici del futuro e il loro peso sulla bilancia commerciale è destinato a crescere nel tempo. 

COSTI

Il piano iniziale prevedeva una spesa intorno ai 25 miliardi, senza considerare che in genere nelle grandi opere i costi a consuntivo sono sensibilmente più alti di quelli iscritti a preventivo. Visti gli errori compiuti nello stimare i traffici sulla connessione italo-francese, si è deciso di ridimensionare il progetto in una versione low-cost: si fa il Tunnel di Base di 57 chilometri sotto al Moncenisio (pagato per il 35% dall’Italia, e per la restante parte co-finanziato da Francia e UE) e si procede per fasi, completando la linea in funzione della reale (e mai verificata) crescita del traffico, dilazionando così la spesa nel tempo ma privando le casse dello Stato di risorse finanziarie che potrebbero essere investite in altre infrastrutture, sia dove mancano (specialmente nel Sud Italia, ma anche in numerosi tratti del Nord) che in quelle qualitativamente carenti (il Viadotto Polcevera, a Genova, ne è stato tra gli ultimi testimoni).

Infine non è previsto il pagamento di alcuna penale dal recesso dell’accordo bilaterale tra Italia e Francia, poiché non è stata sottoscritta alcuna clausola che lo preveda. 

Ad oggi il Tav è ancora alle prime fasi della sua vita: finora l'unico tunnel completato è quello geognostico, necessario per il monitoraggio geologico-ambientale.

LAVORO

L’occupazione è un punto dolente per l’Italia: siamo penultimi in Europa.

Le grandi opere, per loro natura, sono capital-intensive, ossia richiedono grandi investimenti in capitali e scarso impiego di manodopera (a tempo limitato) per ogni miliardo investito. 

Il Tav non darebbe quella spinta propulsiva all’occupazione di cui avremmo bisogno.

Si otterrebbero più posti di lavoro investendo maggiormente nella manutenzione del territorio, nell’efficienza energetica o nell’IT, per citare solo alcuni dei settori il cui fabbisogno occupazionale è in costante crescita.

AMBIENTE

Chi propone il Tav ne giustifica i benefici ambientali nell’alleggerimento del traffico su gomma e dei connessi livelli di CO2.

In realtà, proprio perché il treno è un mezzo di trasporto poco versatile, il flusso di Tir anziché essere diluito nell’aperta Val di Susaverrebbe a condensarsi in contemporanea lungo i nodi cittadini, creando plausibili incrementi di traffico e di inquinamento, peraltro nelle zone più dense di popolazione (e richiedendo costosi piani di efficienza nella city logistics).

In fase di costruzione del tunnel, l’ambiente sarà messo a dura prova da: camion che trasportano grandi quantità di ferro e rame, escavazioni (è stata provata la concentrazione di 

uranio e amianto in diverse zone della Val di Susa), operazioni di raffreddamento, cementificazione e altre operazioni il cui tasso d’inquinamento non può essere sottovalutato: previsti innalzamenti effettivi dei livelli di CO2 recuperabili in tempi troppo lunghi e in piena controtendenza con il rapporto IPCC che chiede di non superare entro il 2040 l’innalzamento della temperatura globale sopra 1.5°.

Se anche si ammettesse che il Tav porterà a qualche beneficio ambientale, il recupero delle emissioni per la sua costruzione avverrebbe sicuramente più tardi (certamente non entro il 2040), mentre il riscaldamento globale deve essere frenato già oggi.

Ci sono poi i complessi aspetti idrogeologici legati alle falde acquifere, importanti tanto per le popolazioni locali quanto per le ricadute sull’ecosistema.

INADEGUATEZZA E STRATEGICITÀ

Se fosse nell’inadeguatezza del traforo del Frejus la causa giustificativa del Tav, dovrebbe scattare un piano per mettere in sicurezza anche tutte le altre gallerie sul territorio italiano (evidente il caso scoppiato sulla Firenze-Bologna, in un tratto più lungo e trafficato del Frejus).

Sul discorso strategicità, si potrebbe dire che il Corridoio 5 da Kiev a Lisbona (così come era stato progettato) non esiste più: Slovenia e Ungheria non premono per l’Alta Velocità verso l’Italia (peraltro poco interessante per Torino perché è già collegata in modalità AV verso Milano); il Portogallo ha detto No al Tav in maniera ufficiale nel 2012, pur uscendo dalla crisi pochi mesi fa. E l’Italia? Giunti ormai alla fase post-industriale, il nostro tessuto produttivo riguarda principalmente beni ad alto valore aggiunto.

Il trasporto su rotaia, al contrario, è un investimento più efficace per quei Paesi in forte crescita nel settore siderurgico.

Il rischio, stando alle concrete aspettative, è che i treni continuino a viaggiare semi-vuoti incorporando costi più alti per unità di merce trasportata e maggiori emissioni.

Infine il fattore tempo: per ridurlo in maniera più economica, basterebbe ottimizzare i tempi lungo i nodi cittadini (cosa che il Tav non farebbe), richiedere treni TGV più moderni e all’avanguardia ed efficientare i percorsi esistenti.

Dire No al Tav per dire Sì allo Sviluppo.

FIRMA:

https://www.change.org/p/sergio-mattarella-no-tav-il-vero-modo-per-dire-s%C3%AC-allo-sviluppo?signed=true

APPELLO PER L’8 DICEMBRE 2018

9A GIORNATA INTERNAZIONALE

CONTRO LE GRANDI OPERE INUTILI E IMPOSTE

E PER LA DIFESA DEL PIANETA

https://www.pressenza.com/it/2018/11/appello-per-l8-dicembre-2018-9a-giornata-internazionale-contro-le-grandi-opere-inutili-e-imposte-e-per-la-difesa-del-pianeta/

Vi è stata un’ampia convergenza dei movimenti verso la data dell’8 DICEMBRE 2018 quale 9a Giornata Internazionale contro le Grandi Opere Inutili e Imposte e per la Difesa del Pianeta con una mobilitazione diffusa contro le opere più o meno “grandi”, inutili, dannose e devastanti, imposte da lobbies il cui solo scopo è il profitto, ai danni della salute pubblica, degli equilibri ambientali, della stessa democrazia.

L’unità delle lotte è stata costruita attraverso una riflessione che si è sviluppata negli ultimi due mesi con gli incontri di Nova Siri, Venezia, Firenze, Melendugno, Roma, Venaus e che proseguirà a Napoli per giungere ad una grande manifestazione nazionale. 

Sono molte le associazioni ed i movimenti coinvolti sul territorio che hanno condiviso l’appello “SI’ – Amo La Terra!”, per organizzare una campagna a carattere nazionale in coincidenza del summit ONU COP 24 sul clima che si svolgerà a Katowice, in Polonia, dal 3 al 14 Dicembre per tentare di contenere il riscaldamento climatico al di sotto della soglia di 1,5°C rispetto ai livelli pre industriali.

È noto che il clima è già in estrema crisi oggi e l’ultimo rapporto IPCC indica che le emissioni vanno ridotte subito, altrimenti nel 2040 avremo già superato la soglia di sicurezza del riscaldamento globale di 1,5°C.

Gli eventi climatici estremi anche in queste settimane impongono anche ai più scettici, con la forza della devastazione, dal Nord al Sud Italia, l’evidenza degli sconvolgimenti climatici che da anni caratterizzano diverse regioni del Pianeta con conseguenze enormi per la desertificazione, per le carestie, per l’incremento esponenziale dell’inquinamento atmosferico, e per le migrazioni.

La giornata dell’8 Dicembre, celebrata come la Giornata Internazionale contro le Grandi Opere Inutili ed Imposte, è stata proposta fin dal 2010 dal Movimento No TAV.

Quest’anno questa data diventa anche la Giornata per la difesa del Pianeta.

In occasione dell’8 Dicembre 2018 abbiamo tutte/i la responsabilità di organizzare una mobilitazione adeguata nei contenuti e nei messaggi programmatici, con la consapevolezza di agire in contemporanea con gli altri movimenti che si battono nelle diverse Regioni con piattaforme ed obiettivi analoghi, per chiedere rispetto e salvaguardia della salute e dei territori, più democrazia, nonché una chiara svolta nelle scelte energetiche fondate sul contenimento della quantità prodotta e sull’uso più efficiente di energia, sulla riconversione dal fossile alle rinnovabili pulite su modello diffuso, decentrato e socialmente partecipato.

Si chiede un cambio di rotta rispetto ad un paradigma energetico e produttivo, per il diritto al clima ed alla giustizia climatica, per favorire cooperazione e convivenza sociale.

Si chiede il diritto all’acqua pubblica, una nuova Strategia Energetica Nazionale riscritta senza interessi delle lobbies, in grado di superare la mistificazione della centralità del gas, la messa a soluzione delle scorie nucleari, per le bonifiche e per la messa in sicurezza del territorio, per una conversione economica a fini sociali degli investimenti destinati alle grandi opere inutili e dannose e alle spese militari,  il disarmo nucleare.

Su tutto il territorio nazionale, dove maggiore è il radicamento dell’iniziativa dei movimenti di opposizione sociale alle Grandi Opere Inutili e Imposte, verranno organizzati momenti di lotta e di sensibilizzazione per favorire l’accelerazione verso lo STOP alle devastanti emissioni climalteranti.

Questo appello è un invito affinché la popolazione partecipi alle manifestazioni che saranno organizzate l’8 dicembre 2018 in molte piazze d’Italia da decine di associazioni nella convinzione che “LE RESISTENZE NEI TERRITORI DIFENDONO E RILANCIANO IL BEL PAESE E IL FUTURO DEL PIANETA”.

 
Scritto da palidda@unige.it   
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