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IL VERUM, IL PULCHRUM, IL BONUM
Lunedì 03 Dicembre 2018 09:23

Buona lettura a tutti:

 

IL VERUM, IL PULCHRUM, IL BONUM nelle parole di Maria Fernanda Sacco

Articolo e foto di Donatella Albergo
fotografie storiche tratte dal web
APPASSIONATO E TRAVOLGENTE L'APPELLO DELLA NIPOTE DI NICOLA SACCO, PER L'ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE NEL MONDO
Ieri, 29 novembre, si è tenuta nella'Aula Magna dell'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro" una conferenza su "Le ragioni della lotta per l'abolizione della pena di morte nel mondo", voluta, oltre che dall'Università, anche dall'Arcidiocesi di Bari-Bitonto, da Amnesty International, dalla Comunità di Sant'Egidio e dall'Associazione "Sacco e Vanzetti". Presenti fra numerosi, illustri ospiti del mondo accademico, giuridico e associazionistico, il Magnifico Rettore, prof. Antonio Felice Uricchio, che ha fatto gli onori di casa, S.E. Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto, il prof. George Kain, docente presso l'università del Connecticut e naturalmente lei, Maria Fernanda Sacco, la giovane 85enne nipote del pugliese Nicola (Ferdinando) Sacco che ha travolto l'uditorio con racconti e ricordi. Indimenticabili le sue parole.
Tavolo ricco e illustre, per presentare le argomentazioni del no alla barbarie della pena di morte, per sostenere le ragioni dell'etica e del diritto che sono alla base delle tesi abolizioniste, per lottare perché, in quei paesi cosiddetti "democratici" dove ancora è vigente, venga abolita la pena capitale. Ai giovani si è rivolta subito la sig.ra Sacco con un saluto tanto appassionato da suscitare non solo l'applauso immediato, ma anche una calorosa empatia con tutti i presenti. Il suo cuore di insegnante batte ancora per gli studenti, perché si è insegnanti per la vita. "La vita è sacra e non può essere distrutta, tanto meno per odio e razzismo" sono state le parole di apertura, il suo manifesto, prima di confidarci i suoi ricordi con una storia intima, una storia di famiglia, da intrecciare con quella che abbiamo letto sui libri.Nel 1908 partirono per il Massachusetts gli zii Sabino e Ferdinando (il vero nome, poi cambiato in Nicola) da Torremaggiore (Fg) per aiutare l'attività di famiglia. I Sacco erano piccoli esportatori di olio nelle città e regioni vicine al foggiano e alla famiglia serviva un mezzo di trasporto. Ferdinando aveva solo diciassette anni. Sabino tornò dopo pochi anni, Ferdinando si fermò perché aveva trovato un buon lavoro presso un calzaturificio ed entrò nei circoli degli anarchici pacifisti dove conobbe Bartolomeo Vanzetti. Al momento dell'intervento americano nel primo conflitto mondiale, si rifugiarono in Messico per non essere arruolati e al ritorno in Massachusetts, Ferdinando cambiò nome in Nicola, come oggi tutto il mondo lo conosce. Nell'aprile del 1920, Sacco e Vanzetti furono accusati di essere gli autori di una rapina ad una fabbrica di calzature in cui rimasero vittime un cassiere e una guardia armata. Condannati alla sedia elettrica senza appello, nonostante, come ha ricordato la sig.ra Sacco, un pregiudicato, Celestino Madeiros, si fosse accusato di aver partecipato alla rapina assieme ad altri complici, scagionando completamente i due italiani. Di certo, Sacco e Vanzetti pagarono per le loro idee anarchiche, idealiste e pacifiste e per il fatto di far parte di una minoranza etnica disprezzata ed osteggiata come quella italiana. Dopo sette anni di "carcere duro", la sentenza fu eseguita mediante sedia elettrica, ha detto Fernanda Sacco con la voce che ancora tremava dopo più di quarant'anni. C'è stato bisogno di un lungo respiro prima di proseguire la sua storia. "Il nonno inutilmente inviò un telegramma (ancora conservato) a Mussolini perché intercedesse in favore dei due innocenti". Non ci fu risposta.
Solo nel 1977 il governatore del Massachusetts, Michael Dukakis, riabilitò le figure di Sacco e Vanzetti e nel documento con cui proclamava il 23 agosto di ogni anno il S.&V. Memorial Day, scriveva che "il processo e l'esecuzione di Sacco e Vanzetti devono ricordarci sempre che tutti i cittadini dovrebbero stare in guardia contro i propri pregiudizi e contro l'intolleranza verso le idee non ortodosse, con l'impegno di difendere sempre i diritti delle persone che consideriamo straniere per il rispetto dell'uomo e della verità". Ammonimento oggi quanto mai attuale, ma ignorato.
Per concludere, la sig.ra Sacco ci ha regalato ancora qualche chicca, raccontandoci del suo viaggio a Boston per conoscere i luoghi del martirio dello zio Ferdinando: la prigione, l'aula dove fu emessa la sentenza e Boston. "Fui accolta ed ospitata gratis dal sindaco per quattordici giorni in un grande albergo!" ha raccontato ancora con semplicità e freschezza. Infine, ricordando con orgoglio e commozione, la particolare benedizione chiesta ed ottenuta da papa Francesco, la sig.ra Sacco ha concluso il suo intervento in un mare di applausi del pubblico incantato.
Le ceneri di Nicola Sacco sono state traslate dall'America e tuttora riposano nel Cimitero di Torremaggiore, all' inizio del viale centrale.
Scritto da Donatella Albergo   
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