Iscriviti alla Newsletter:
Home Gomorra Cronache dalla città di Gomorra
Cronache dalla città di Gomorra
Venerdì 17 Aprile 2009 09:02

Fresco di Stampa Giugno 2008 CRONACHE DALLA CITTA’ DI GOMORRA Casale, ovvero il silenzio, l’imbarazzo, il fastidio di sentirsi da due anni sotto i riflettori dei media. Ma anche la voglia di riscattare la propria immagine, con il lavoro sul territorio di tante associazioni. di Raffaele de Chiara Una piccola e scolorita macchia verde oltraggiata da cartacce e malandate panchine.

E’ da qui da piazza Vittorio Emanuele, quella stessa piazza  a Casal di Principe da dove Roberto Saviano l’autore di “Gomorra” osò sfidare nel settembre di qualche anno fa la camorra ed i suoi capi che siamo partiti per capire cos’è cambiato a tre anni di distanza dall’uscita di quel libro. Ci muoviamo assaliti dal grigiore di piccoli e scrostati edifici colorati di tanto in tanto solo da brandelli di vecchi manifesti tra cui a fatica se ne scorge uno che invita a non pagare il racket, a ribellarsi alla camorra. Auto dai modelli obsoleti e dalle carrozzerie stinte si contendono strette lingue d’asfalto su cui insistono buche e sassi. L’aria che si respira appare stantìa, appiccicosa, una strana inquietudine ti avvolge fin quasi ad ottunderti i sensi. Gruppi di anziani chiacchierano seduti sonnacchiosamente su seggiole di fortuna davanti ai circoli che lì si affacciano attendendo un domani che troppe volte assomiglia all’oggi. <<Ma perché non andate a Roma e venite sempre qui?>> è l’esordio di un irritato avventore. Diverso Eduardo Coppola, fisico mingherlino offeso dal parkinson e tanta voglia di parlare. E’ un ex ragioniere  <<Mi ritengo una persona onesta, avrei bisogno di un collaboratore ma per le leggi che ci sono se vuoi restare nella legalità questi dovrebbe guadagnare più di te ed allora ho preferito andarmene in pensione>>. Da cosa dipende la camorra? <<Vi risponderò con poche parole dopodichè non dirò più nulla. Cacciari tempo fa disse: “la migliore riforma mai fatta per la  scuola è stata quella di Gentile“, lui era un uomo di sinistra Gentile uno di destra. Ciò testimonia che neanche i filosofi affrontano i problemi reali perché è vero che la riforma Gentile è stata buona ma tutte le riforme fatte sono buone basta vedere il loro intento - pochi attimi e riprende - lo scopo delle riforma Gentile era quello di istruire il popolo ignorante, le riforme di oggi sono state fatte per far diventare gli uomini senza spina dorsale>> poche parole ma che racchiudono un trattato di sociologia. Ci allontaniamo ma  lui torna a chiamarci <<Vorrei aggiungere qualcos’altro, di recente ascoltando Andreotti alla TV parlare della pietà mi è venuta in mente una favola di Fedro. C’era una vecchia che camminando in un campo si imbattè in una vipera infreddolita la prese con se e la mise sul petto; la vipera riscaldatasi la morsicò e quella morì. Vorrei raccontarla anche ad Andreotti ma lui questa favola non solo la conosce in italiano ma la saprà anche in latino ed in greco. Vorrei dargli un consiglio: si veda la principessa Sissi, il film>> Davvero straordinario quest’uomo che nella sua enigmaticità riesce a lanciare non poche provocazioni su cui riflettere. Pochi metri ed eccoci su via Vaticale, si scorge una grossa insegna “Le Bistrot” è un bar. Al banco un simpatico bar man, Antonio Quadrano che ne è anche il proprietario. Gli chiediamo un’opinione su Saviano ed la sua opera <<Ci vorrebbe qualcuno che scrivesse anche un altro libro,  noi ormai è come se portassimo un timbro, non c’è contraddittorio a favore di chi lavora, ormai quelli del nord ci vedono tutti uguali - quindi è sbagliato evidenziare il marcio che c’è? - no, qui c’è un parte e quella parte la viviamo tutti i giorni non è più una novità ma non si può cancellare quello che c’è di buono>>. << A Casale c’è uno spirito di iniziativa che non ha precedenti in nessun altro luogo al mondo>> ci voltiamo e un signore di mezza età, distinto, camicia quadrettata con iniziali del nome in vista e occhiali cerchiati d’oro, si avvicina, ordina un caffè e si unisce volentieri alla conversazione. <<Qui ci sono intelligenze belle, persone belle, politici belli, poi c’è una frangia ovviamente che è uscita fuori dalla norma - allora perché si parla tanto di Casal di Principe? - accadono fatti criminosi certo ma a me ad esempio che sono un professionista non hanno mai chiesto nulla>>. Possiamo sapere il suo nome? Attimi di tidubanza poi <<Sono il Dott. Aldo Reccia, commercialista se proprio lo vuol mettere lo metta pure>>. Usciamo e ci dirigiamo verso la sede dell’associazione “Sinistra 2000”  ad attenderci c’è il dott. Renato Natale gia sindaco di Casale ed attualmente presidente dell’associazione. Non pensa che uno dei mali maggiori di queste zone sia  l’omertà? <<Certo. Ma la invito a soffermarsi su tre elementi: ferocia, mancanza totale di scrupoli, numero elevato di soggetti collegati all’organizzazione. Alla luce di tutto ciò credo sia abbondantemente giustificato l’uomo comune che abbia qualche riserva ad esprimere le proprie opinioni>> Tra le critiche più frequenti rivolte ai media c’è quella di fornire sempre un’immagine deleterea di questi luoghi, ci dà uno spaccato dell’altra Casale? <<Le racconto un  episodio poi tragga lei le conseguenze. Un mese fa abbiamo ospitato una scolaresca di Ciampino, un liceo scientifico che è venuto in visita nella terra di Don Diana. Dopo la messa in onda della puntata di “AnnoZero” che ha visto come protagonista Casale e dintorni, sul sito inernet della trasmissione sono comparsi diversi commenti tra cui anche quelli dei ragazzi venuti qui in gita i quali notavano come  quella realtà vista in TV non era assolutamente quella conosciuta da loro>> Don Peppino Diana,  cosa è rimasto del suo martirio?  <<Quel nome dopo mille battaglie è un simbolo, gli abbiamo dedicato un parco e all’ingresso del paese a breve comparirà una scritta perché tutti sappiano che Casale è la terra di don Peppe non di altri>> Cosa pensa di Saviano? <<Ha scritto un libro, un romanzo e ha fatto bene, è il suo mestiere, quello che non va è la rappresentazione che viene data di lui, lo si sovraespone troppo -  in che senso? -  criticando Saviano si depotenzia il valore etico della sua azione. Conosco tanti che pur non condividendo nulla dell’uomo Saviano non si sognerebbero mai di criticarlo in pubblico perché ciò porterebbe ad uno svilimento del messaggio di “Gomorra” che è e resta validissimo>>. L‘apoteosi dell‘ossimoro, ecco come appaiono le campagne casalesi, ville enormi e casette diroccate, cartelli stradali sforacchiati da proiettili e auto fuoriserie, lusso e degrado sembrano aver trovato qui più che altrove il loro terreno d’elezione. Davvero connivenza ed omertà dinanzi a contraddizioni così palesi è dovuto solo a paura? Secondo l’ingegnere Elio Natale c’è anche altro <<Se i media continuano a dare un’unica immagine di Casale non facciamo altro che stuzzicare l’identità di una comunità che a questo punto pur non volendo si sente appartenere al clan dei casalesi non sapendo probabilmente neanche cosa sia>>  Eppure Schiavone alias Sandokan la latitanza l’ha trascorsa qui, non le sembra abbastanza per giustificare un giudizio di generale connivenza? <<Siamo una popolazione di 23000 abitanti, le posso garantire in base ad atti giudiziari  che almeno 2000 persone hanno avuto rapporti più o meno lievi con la camorra, ma come ben vede ne rimangono altre 21000>>. Terra difficile ma anche crogiolo di mille associazioni che quotidianamente tentano di reagire. Ma qual è il ruolo dell’associazionismo qui?  Lo abbiamo chiesto a Valerio Taglione referente provinciale di Libera <<Fare in modo che i temi della legalità diventino patrimonio di tutti - ma in concreto cos’è che dovrebbero fare le associazioni? - c’è Bisogno di un salto di qualità, ce ne sono tante ma sono disgregate, si deve superare la percezione dell’autoreferenzialità>>  Che clima c’è a Casale oggi? <<Permane ancora una cappa ma sotto qualcosa si sta muovendo, stiamo attraversando un tunnel, ma già intravedo la luce>>. E’ quasi sera ormai, all’orizzonte il sole sembra inabissarsi in una voragine giallo arancio  l’ultima immagine nella quale ci imbattiamo è quella del parco intitolato a Don Peppino Diana, pochi i bimbi che nonostante l’ora tarda continuano a giocare, nella mente riechieggiano le parole di Don Ciotti “La camorra potrà anche recidere tutti i fiori appena sbocciati, ma mai potrà impedire che venga di nuovo  primavera”.

 

Scritto da Raffaele de Chiara   
PDF
Stampa
E-mail