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Caso Cucchi, Alfano ingannato dai Carabinieri
Domenica 10 Marzo 2019 12:21

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Caso Cucchi, quelle bugie del Comando dell’arma dei carabinieri ad Alfano e il silenzio del governo.

Abbiamo cercato un seguito sui giornali, abbiamo visto e ascoltato telegiornali e giornali radio. Nulla. Eppure quello che è accaduto in una aula del Tribunale di piazzale Clodio a Roma è di una gravità inaudita.


Il pubblico ministero del processo sui depistaggio per la morte di Stefano Cucchi ha depositato nuovi atti e soprattutto ha rivelato che a suo tempo, l’allora ministro dell’Interno Angelino Alfano ebbe dal Comando generale dell’Arma dei Carabinieri false informazioni che poi riferì come se fossero vere al Parlamento. Non era mai successo prima che la magistratura affermasse con certezza che il vertice di un apparato di polizia mentisse al governo.

Sembra di vivere su due pianeti diversi. Il mondo reale del governo, delle sue campagne di stampa e propaganda, le sue battaglie politiche contro la Tav, per il reddito di cittadinanza, e l’immigrazione. Poi c’è il paese reale dove si manifestano pulsioni razziste ma dove accadono anche fatti di una gravità inaudita.
Tre giorni dopo la denuncia della Procura di Roma guidata da Giuseppe Pignatone non abbiamo registrato nessuna reazione del governo o dell’opposizione. Il mondo della informazione si è limitato a registrare la denuncia del pm Giovanni Musarò.
Quanto accaduto non può rimanere senza un seguito. Politico sicuramente, ma anche giudiziario. Mentire al governo un po’ è come tradire le istituzioni repubblicane a cui tutti hanno giurato fedeltà. E i massimi vertici dell’Arma in carica nell’ottobre del 2009 non possono essere “graziati”.

Ne vale della credibilità dello Stato. Per la magistratura è sempre stato un tema molto delicato quello che la polizia giudiziaria riferisce ai vertici del corpo d’appartenenza informazioni su inchieste giudiziarie in corso. E i vertici a loro volta informano il ministro di rifermento.
È un tema aperto al confronto. Ma in questo caso si è trattato di un vero e proprio depistaggio del Comando dell’Arma nei confronti del governo.
È una ferita aperta che non può essere curata con l’indifferenza. Ne vale la credibilità dello Stato.

Scritto da MICHELESANTORO PRESENTA   
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