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" ALLA MEMORIA DI NAZARENO GIUSTI E ANDREA CAMILLERI"
Sabato 24 Agosto 2019 10:22

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I GIUSTI

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LE FOTO

https://www.flickr.com/photos/22523260@N04/albums/72157710517449063

IL FILMATO

https://www.youtube.com/watch?v=kbtb517DKmA&t=107s

 
Ieri a Torremaggiore ( Foggia ) è stato ricordato Nicola SACCO e Bartolomeo VANZETTI emigrati negli Stati Uniti d’America e giustiziati il 23 agosto del 1927 sulla sedia elettrica in Massachusetts. Ho partecipato con particolare commozione. La locandina che vedete è il disegno che Nazareno GIUSTI fece mesi prima di togliersi la vita il 4 aprile scorso. Lo avevo messo in contatto con Giuliano Montaldo, che aveva anche intervistato, regista dello storico film. Balza agli occhi il talento di questo straordinario “poliziotto-artista” che ha ridato vita coi suoi fumetti a Giovannino Guareschi, Giovanni Palatucci, Guido Rossa, Giuseppe Dosi..e altri personaggi, tutti caratterizzati da impegno di legalità e di giustizia.


Cosa ha indotto Nazareno al tragico gesto? La domanda risuona nell’animo di quanti gli hanno voluto bene. Di una cosa sono convinto: NAZARENO VIVE, in una dimensione che non siamo in grado di percepire. Lo si può sentire in questo disegno; in quello apparso giorni fa su L’Avvenire, dove racconta la storia di un giovane che faceva tanto bene da essere chiamato ivi dalla gente “Il Curatino di Viareggio”.
Quella domanda ha trovato nel mio cuore, irrazionalmente certo, un sentiero, quando ai suoi funerali nella chiesetta del paese della Garfagnana dalla bara lo immaginavo guardare il crocefisso per l’altare che aveva lì disegnato anni addietro. Gesù Nazareno, a braccia larghe su una croce invisibile, con sopra la scritta in aramaico “Padre, perché mi hai abbandonato?”. Il "nostro" Nazareno parlava col suo omonimo? E dov’è ora? Mi piace immaginarlo in energia cosmica di bontà e giustizia, accanto a Sacco, Vanzetti, Palatucci, Falcone.. , ai tanti “giusti” ( non è anche il suo cognome? ) che ha fatto rivivere coi suoi magici disegni.
Chissà perché, pensavo anche a ciò quando ieri, viaggiando in Abruzzo, ho sentito l’impulso di fermarmi a Pescina sulla tomba di Ignazio Silone, autore laico e giusto di tanti libri di lotta all’ingiustizia, tra cui “l’avventura di un povero cristiano”. Ha voluto essere sepolto sul monte, con solo una croce di ferro, addossata alla chiesa di San Berardo ( ora diroccata). La data di morte, 22 agosto 1970. Caso? La chiave di risposta alla domanda è forse quanto scrittomi giorni fa dalla teologa Antonietta Potente: “Ho sempre pensato che il suicidio vada letto alla luce del versetto di Francesco d’Assisi su sorella morte. Fa parte di un mistero silenzioso di cui si può solo balbettare qualcosa. Forse percepire che la vita non può essere solo quella che percepiamo”.
Vi ho rattristato? Comunque domani se siete da quelle parti unitevi a noi! In ogni caso nel pensiero! Vostro Ennio

Scritto da Ennio Di Francesco   
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