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Pioniere del cinema italiano - Esterina Zuccarone
Sabato 14 Settembre 2019 06:45

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ESTERINA ZUCCARONE

Buongiorno,
su indicazione del Presidente del Consiglio Comunale Francesco Sicari si comunica che, la Commissione Toponomastica, riunitasi in data 14 maggio u.s., ha  espresso parere favorevole circa  l' l'accoglimento della richiesta di intitolazione di un sedime generico alla prima donna editor dell’industria cinematografica italiana “Esterina Zuccarone."
Considerato, inoltre,  che non è stato indicato , nella Vs  primaria richiesta  datata 07/09/2018, il sedime prescelto per l'intitolazione, si è provveduto , cosi come previsto dal Regolamento per la Toponomastica della Città di Torino, all'inserimento nel "Registro d' Attesa delle denominazioni" .
Sarà cura degli Uffici preposti provvedere alla definizione dell'iter amministrativo conseguente non appena in possesso dell'informazione relativa al sedime individuato.
Rimaniamo a completa  disposizione per ogni chiarimento in  merito.
Cordialmente,
 
La Segreteria.
Nella Giovinazzo 
Segreteria
Presidente del Consiglio Comunale
Piazza Palazzo di Città, 1 - 10122 Torino
tel. 011.01122500

Film-documentario in bianco e nero dal titolo “La storia di Esterina”. Il docu-film, realizzato nel 1997 dalla regista torinese Milli Toja, ha permesso di scoprire la storia di una donna del Sud, Foggia, agli inizi del ‘900. E’ l’emigrazione, a portare agli

inizi del secolo scorso, da Foggia a Torino, Esterina Zuccarone con la sua numerosa famiglia: genitori, un fratello e sette sorelle. Torino li accoglie nel suo tipico clima freddo, Esterina è intorno ai 12 anni, è tutto un altro mondo, ma l’inserimento non tarda ad arrivare.Esterina, nata nel 1905, a 14 anni è già una brava sarta, ma guarda con invidia il lavoro svolto dalla sorella maggiore. Così trova il modo di proporsi per essere assunta alla “Positiva”, uno stabilimento di sviluppo e stampa cinematografica. Svolge con destrezza e meticolosità il lavoro che le viene affidato: tagliare spezzoni di pellicole, eliminare il superfluo e rimettere insieme con graffette di bachelite per montare i rulli secondo le indicazioni del regista. Sembra niente, ma non lo è; ed è proprio il suo precedente lavoro di sarta, oltre alla capacità che la contraddistingue e la caparbietà innata che le consentono di “fare carriera”. A diciassette anni, Esterina, è già caposquadra di una decina di uomini, operai addetti alla lavorazione delle pellicole. Il suo esempio, porta i datori di lavoro ad individuare proprio fra le sartine la migliore manovalanza. Il saper lavorare di forbici e di cucito ne fa operaie ben predisposte. Il livello di professionalità di Esterina la vede in seguito alle dipendenze della “Itala film”, poi passare al lavoro alla moviola, fino ad essere contesa nel mondo della produzione cinematografica e compiere numerose trasferte alla “F.E.R.T.”, stabilimento specializzato nel montaggio del sonoro.

Una ricerca dei bambini della scuola elementare don Bosco di Foggia

 https://www.youtube.com/watch?v=OKUBvIE56Lc

Chi sa chi erano Elvira Giallanella, Frieda Klug, Esterina Zuccarone, o anche, tra le più note, Diana Karenne, Elettra Raggio, Bianca Virginia Camagni, Giulia Rizzotto? Ben pochi addirittura conoscono il nome di Elvira Notari, intraprendente regista napoletana che tra il 1911 e la fine degli anni Venti sceneggiò, produsse e diresse qualcosa come sessanta lungometraggi e un centinaio di corti. E ancora: chi ha mai sospettato che il primo scritto italiano sul cinema, forse il primo mai pubblicato al mondo, sia dovuto a una donna? Correva l’anno 1898 e l’autrice, Anna Vertua Gentile, era una popolare scrittrice di romanzi per signorine. In tutto il mondo, un imponente lavoro di ricerca, condotto dalla fitta rete di studiose e studiosi riuniti sotto la sigla Women’s Film History International, ha negli ultimi anni riportato alla luce numerose tracce della partecipazione delle donne all’industria cinematografica dei primi tempi, mostrando come i pochi nomi femminili accreditati nella storiografia ufficiale siano tutt’altro che casi isolati, ma al contrario solo la punta di un sorprendente, vastissimo iceberg. Tutto concorre a far ritenere che, nel primo periodo della sua esistenza, il cinema abbia costituito per le donne un terreno privilegiato di affermazione professionale, offrendo loro la possibilità di accedere a nuovi strumenti espressivi e a nuove responsabilità direttive1. In questo contesto, l’appellativo di ‘pioniere’ assume di fatto un significato che eccede la sfera specifica del cinema e si allarga a investire la sfera sociale nel suo complesso. Nel dicembre 2007 una retrospettiva e un convegno promossi dall’Associazione Orlando e dal Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna hanno voluto cominciare a far luce su questo fenomeno anche nel contesto italiano. Il tentativo era quello di sfidare l’immagine tradizionale che ha affidato alla figura per tanti aspetti regressiva della Diva il compito di rappresentare per intero il femminile nel cinema muto italiano, confinando ai margini non solo le cineaste che si impegnarono per affermare una propria autonomia di sguardo, ma anche le professioniste attive in ruoli tecnici e manageriali e le tante interpreti – attrici-produttrici, attrici comiche e perfino ‘forzute’ – che riuscirono a sottrarsi al ruolo di mero oggetto di contemplazione, contribuendo a rigenerare il nostro cinema con il dinamismo di figure femminili straordinariamente moderne, ben lontane dall’iconografia stantia della donna-ninnolo o della femme fatale. I risultati di quel primo momento di riflessione confluiscono oggi in questo volume, che vede la luce grazie al contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Provincia di Bologna e dell’Università di Bologna, e con la fondamentale collaborazione della Cineteca di Bologna.

Scritto da Mario Arpaia   
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