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Vangeli non scritti
Sabato 14 Settembre 2019 16:05

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La vera bestemmia è rifugiarsi nelle proprie convinzioni per giustificare ogni delitto, anche quelli in contrasto con dottrina e morale.
Mauro Giovanelli

Vangeli non scritti

È probabile che il concetto appartenga a qualcun altro, faccia parte delle tante pagine lette, perciò virgoletto la proposizione sulla quale ho a lungo riflettuto (non fosse per le Sacre Scritture mai mi sarei posto il problema):
"È più nobile e alto, degno di adorazione, il gesto di immolarsi per riscattare l'intera umanità o sacrificare la propria vita per salvarne una sola?"


A mio avviso la risposta è scontata al di là di ogni ragionevole dubbio .
Quante persone saranno state crocifisse per aver salvato il proprio figlio, l'amico, difendere un principio, evitare morte e distruzione di una comunità? E coloro che si sono sottoposti al supplizio della Santa Inquisizione al solo scopo di dare conoscenza e consapevolezza agli uomini (Giordano Bruno... Ipazia di Alessandria... ecc. ecc.)? Nel corso degli innumerevoli olocausti e conflitti della storia? Gli operai morti fra il liquame? Nelle vasche di decantazione? Tra i rifiuti per soccorrere il compagno in difficoltà?
Io credo siano un numero spropositato i Vangeli da scrivere (Il nome viene dal gr. εὐαγγέλιον, che è formato dalle due parti εὖ, "bene", e ἀγγέλλω "annunzio", e ha quindi il senso etimologico di "buon annunzio", "buona novella"). O no?
Con passo felpato, massima delicatezza e rispetto, aggiungo questa riflessione sulla maternità:
Quale peggior supplizio potrebbe essere inferto a una donna consapevole che sul capo del feto (anzi, concepito) tenuto in grembo penda una irrevocabile condanna a morte fra atroci sofferenze?
Personalmente avverto ancora l'urlo di Maria provenire dagli abissi dell'eterno e l'eco propagarsi nell'universo a velocità infinita; poi... la sua rinuncia all'amore, materiale intendo (se la carne è così importante, allora...).
Infine le statue di lei, dal sapore pagano (infatti contrastano con il II comandamento, come quelle del Cristo esibito biondo, occhi azzurri, ben fatto, per nulla portatore di handicap), mostrate ovunque stavo dicendo, nei templi, in giro per le strade del nostro contento o scontento, nelle località dove si sono registrate apparizioni mariane, sempre ostentata dolce e malinconica insieme, di una tristezza senza confini, appesantita da incongrui addobbi, corone, collane, vergine in eterno, immacolata, come se nell'unione fra donna e uomo ci fosse qualcosa di sordido, laido, sporco, ributtante...
A meno che non si consideri "Il Vangelo secondo Gesù Cristo" del grande Saramago in cui l'amplesso fra Maria e Giuseppe viene descritto con tale sublimazione, così maledettamente terreno, stupendamente goduto, eccitante, pulito, celestiale diremmo noi terrestri (umani, genere female e male).
Insomma, mi par di capire che per arrivare al sacro, ammesso possa essere solo accarezzato, sia necessario molto profano.

P.S.
Scusate eventuali imperfezioni ma ho scritto di fretta queste poche righe, con smartphone, alla luce del sole che si riverberava sul cristallo del display e un cielo così candido, terso, buona imitazione del cobalto d'oriente.

Immagine in evidenza: San Giacomo di Roburent, CN, chiesa di San Giacomo, 1200 circa, una delle tappe sulla rotta del pellegrinaggio a Santiago di Compostela, simbolo la conchiglia per ricevere le offerte (si può notare alla cinta della scultura) - Foto Mauro Giovanelli

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Scritto da Mauro Giovanelli   
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