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La disperazione a Pontida
Sabato 14 Settembre 2019 17:03

 

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San Giovanni Rotondo  Padre Pio

Quante strade dovrà percorrere la Cosa giallo-rossa, prima di essere chiamata "governo"? La risposta non soffia nel vento, come cantava il poeta.

Governare il Paese nel periodo di maggiore crisi, dopo quella  energetica che costrinse tutti noi a circolare a targhe alterne, dal punto di vista ambientale fu una grande fortuna. E’ stato un anno terribile, immagini che non vorremmo più vedere, interviste che vorremmo, scomparissero da tutti gli archivi del mondo! Corbellerie in libertà, ragionamenti senza senso compiuto. Trasmissioni di approfondimento con personaggi politici e non che Dio ci liberi e ci scansi. Per fortuna che abbiamo avuto il prof. Canfora, Carofiglio, Cacciari, Pasquino,Scansi,De Masi, ad illuminare la lunga notte della Repubblica. Nessun governo potrà fare peggio del precedente, le regole istituzionali calpestate e vilipese. Volti feroci e sorridenti, alternati a immagini di cubiste, hanno tenuto alte le odience televisive, gli utili da pubblicità sono stati stratosferici, più della tragedia del Ponte Morandi. A molti italiani sono piaciuti i collegamenti da Lampedusa, con la Capitana dal volto triste a differenza di quello del suo carnefice… Lasciateli cuocere al sole, nessuno se ne accorgerà, lasciateli morire, in pochi si dispiaceranno. Il problema per il nostro Paese sono loro e nessun altro, la nostra sicurezza è nelle loro mani, non al Ministero degli Interni. La crisi non esiste, i posti di lavoro aumentano in modo esponenziale, i giovani vanno all’estero in vacanza, a divertirsi, qualcuno anche a raccattare esami universitari fantasma. Il Governo giallo-rosso appena formatosi è una grazia del nostro carissimo Padre Pio che, ha fatto perdere la ragione a chi teneva l’Italia in ostaggio. Ho conosciuto il Padre Cappuccino nel 1963, nella vecchia chiesetta a San Giovanni Rotondo, in mezzo ai tantissimi fedeli che affluivano da tutta Italia, era piccolino, aveva i guanti a metà, era di carattere irascibile, si accorgeva immediatamente se si trattava di fede oppure di curiosità. Durante la realizzazione della Casa Sollievo della Sofferenza, il nome dell'ospedale,era spesso in mezzo agli operai all’ora del pranzo, tiravano fuori dai tascapane di pezza gialloverde, pezzi di pagnotte di Monte Sant'Angelo, che tagliavano a fette, condivano con olio, pomodoro, sale e origano, la bottiglietta della gassosa piena di vino, un frutto e lo condividevano con il frate.

La costruzione della clinica cominciò nel maggio 1947, dopo la Seconda Guerra Mondiale, con un fondo cassa di soli 4 milioni di lire, su progetto di Angelo Lupi, che non era né ingegnere né geometra, ma aveva capito cosa voleva fare padre Pio.

 

Scritto da Mario Arpaia   
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