Iscriviti alla Newsletter:
Home Notizie La startup dei pagamenti che già fa quello che Conte ha in mente
La startup dei pagamenti che già fa quello che Conte ha in mente
Martedì 01 Ottobre 2019 11:18
Siamo in un paese dove ancora si discute del Pos come se fosse il razzo che deve portarci sulla Luna. Ma oggi per i pagamenti digitali non serve più, basta uno smartphone
Oggi ho provato a mettermi nei panni di Alberto Dalmasso: ha 35 anni e guida una delle startup più promettenti in circolazione, Satispay. E' un sistema di pagamenti digitali. Ho provato ad immaginare come deve sentirsi in questi giorni in cui per l'ennesima volta la lotta al contante sembra l'unica strada per recuperare l'evasione fiscale e varare una legge di bilancio senza tasse. Non è facile. Quelli che si oppongono ai pagamenti elettronici hanno un campionario di scuse pronte. Molte le conosciamo e ruotano attorno al quel mitico aggeggio che va sotto il nome di Pos, in inglese "point of sale", il terminale per accettare pagamenti con carta di credito. "Mi si è rotto il Pos. Non c'è il collegamento. Ho cambiato banca, ripassi fra dieci giorni. Lo devo accendere, ci vuole troppo tempo".

Il Pos fuori uso è la metafora dell'innovazione impossibile in Italia. Il problema non è neanche il POS, ma le carte di credito, anzi, la commissioni che i circuiti delle carte di credito fanno pagare per ogni transazione. Sono sempre troppo alte. Le abbassano? Ancora troppo alte. Il che sarà anche vero. Ma il dibattito che si è riaperto in questi giorni (tipo: multe a chi non ha il Pos!, commissioni azzerate per legge!), è surreale, nel senso che andava bene dieci anni fa. Oggi per i pagamenti digitali non servono più i Pos, basta uno smartphone e quello in Italia ce lo hanno quasi tutti. Ancora: non serve necessariamente una carta di credito, ci sono diversi servizi che ottengono le stesso risultato senza. Prendete Satispay. Dalmasso la fonda, con Dario Brignone e Samuele Pinta, sette anni fa: è un sistema per spostare soldi da un telefonino all'altro, zero commissioni per i clienti (1 euro se paghi i bollettini postali); anzi, c'è il cashback, cioé quando compri qualcosa una piccola percentuale ti viene immediatamente riaccreditata. Tipo l'incentivo di cui si parla in queste ore.

Per gli esercenti costa appena 20 centesimi fissi per transazioni sopra i 10 euro. Ma è gratis sotto, realizzando quello che era il sogno di Dalmasso: pagare un caffé senza contanti (cosa che negli Stati Uniti e in Cina è normale). Naturalmente in un paese dove ancora si discute del POS come se fosse il razzo che deve portarci sulla Luna, è in perdita: cresce ma lo scorso anno ha perso quasi 10 milioni. Non è l'unica soluzione, ce ne sono diverse. Ma l'unica soluzione non praticabile è continuare a portare avanti un dibattito come se fossimo negli anni '90. 

Scritto da RICCARDO LUNA   
PDF
Stampa
E-mail
 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna