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La moleskine di Ernest Hemingway
Sabato 09 Maggio 2009 12:14

Una pergamena ed un vocabolario accompagnati da applausi scroscianti e dalle solite moine di rito, e' il "Premio Pagetta" la manifestazione che da quinidici anni premia l'eccellenza e preannuncia la chiusura dell'anno scolastico al liceo classico D. Cirillo di Aversa.  Un premio il "Pagetta", istituito in memoria di Nicola e Giuseppina Pagetta, che all'insegnamento ed al liceo Cirillo in particolare dedicarono gran parte della loro vita. Scopo della premiazione è quello di valorizzare il merito e spronare gli alunni a migliorarsi sempre più.

Ma cos'è il merito? Basito ed incredulo ho assistito al lento e sonnacchioso sciorinìo delle medie dei voti scolastici  dei premiati, 7.8, 8.0, 8.5.... cui ha fatto seguito un assordante silenzio delle stesse eccellenze che raggiunte il palco e dopo un breve sorriso di rito, sono tornate al loro posto in platea senza aver proferito parola. Non sono mancati ovviamente i vecchi premiati, ex alunni, attualmente all'università o già addentrati nel mondo del lavoro, ai quali, chiesto di fare un breve intervento non sono riusciti ad andare oltre un mero <<Sono orgoglioso di essere oggi qui tra voi>> E' questa la scuola dei migliori? Della futura classe dirigente? Ragazzi coltissimi eppure anonimi, privi di qualsiasi personalità se non quella derivante da un nozionismo di stampo prettamente libresco.

Li ho osservati a lungo queste "eccellenze", ragazzi e ragazze soggiogati da uno sterile ed antiquato antagonismo che dimentichi della strenua importanza della diversità e ricchezza insita in ciascun individuo, son portati a ridurr e l'uomo e la sua complessità oggi ad un numero e domani ad un titolo conseguito piuttosto che ad una maschera di cartapesta. La cerimonia persa nei suoi riti si è trascinata stancamente per circa un'ora, poco distante da me, noto una mia coetanea ex vincitrice, capelli biondi e ben curati, Luis Vuitton al braccio e le immancabili Hogan al piede, accompagnava in qualità di tutor una vincitrice di quest'anno, anch'ella strizzata nei propri abitini fimati e avvolta nel proprio alone di spocchiosa superiorità. Le guardo a lungo cercardo di carpire qualcosa, niente, non una parola, non un confronto, tra quelle eccellenze di ieri e di oggi.

E' davvero troppo per me. Vado via. Nella mente beffardi si rincorrono gli episodi di vita scolastica consumati tra quelle stesse mura cui fa da contro altare il vecchio terrore di quei professori malati di nozionismo che incuranti delle mille sfaccettature di cui può comporsi la cultura non trovavano di meglio che importi il loro sterile ed anacronistico sapere. Ad attendermi  a casa la solita mazzetta di giornali, la moleskine con gli appunti del prossimo pezzo da scrivere ed un immane senso di fierezza. Io, uomo culturalmente mediocre ma vivo, però.

Scritto da Raffaele de Chiara   
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