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Home Notizie "Odio gli italiani. Non vedrò le loro prigioni". Bufera contro il patron di Eternit
"Odio gli italiani. Non vedrò le loro prigioni". Bufera contro il patron di Eternit
Sabato 25 Gennaio 2020 18:19

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Circola sui social l'intervista di qualche mese fa di Stephan Schmidheiny a "Nzz am Sonntag", nel giorno in cui il gup decide sui rinvii a giudizio per l'inchiesta sulla morte di 382 persone causata dall'amianto

https://www.huffingtonpost.it/entry/odio-gli-italiani-non-vedro-le-loro-prigioni-bufera-contro-il-patron-di-eternit_it_5e2ab590c5b6d6767fd21084

    HuffPost

″Dentro di me provo odio per gli italiani”. È bufera nei confronti di Stephan Schmidheiny, imprenditore svizzero ed ultimo proprietario di Eternit, per delle frasi dette qualche mese fa al quotidiano svizzero “Nzz am Sonntag”. La Stampa riporta oggi le parole del magnate. Tutto ciò avviene poco prima delle decisioni del gup sul rinvio a giudizio di Schmidheiny: potrebbe essere accusato, come imputato del processo “Eternit Bis”, dell’omicidio volontario di 392 operai di Casale Monferrato, morti d’amianto.

“Dentro di me provo odio per gli italiani e io sono il solo a soffrire per questo. Non ho intenzione di vedere una prigione italiana dall’interno”

L’intervista è passata sotto traccia fin quando non è stata ripresa da Area Unia, quindicinale svizzero in lingua italiana dedicato al lavoro. Da li, le parole sono circolate sui social, alimentando le critiche. Al quotidiano svizzero - riporta La Stampa - ha detto di provare compassione per gli italiani, poiché vivono in uno “Stato fallito”. Inoltre, ha ammesso di non riuscire a reggere il carico emotivo della lunga serie di processi a suo carico, e che si è dovuto occupare della sua igiene mentale per poter resistere.

“Quando oggi penso all’Italia, provo solo compassione per tutte le persone buone e oneste che sono costrette a vivere in questo Stato fallito”.

Il processo Eternit Uno è stato spacchettato in quattro filoni, spettanti a quattro procure diverse, dopo che il gup Federico Bompieri di Torino aveva derubricato il reato di omicidio da doloso a colposo. A Torino è rimasto lo spezzone per due morti di Cavagnolo (Schmidheiny è già stato condannato a 4 anni), a Napoli è andato quello per otto morti di Bagnoli, a Reggio Emilia per alcuni morti di Rubiera e a Vercelli per 392 vittime casalesi. Ha ricordato il pm Colace [...] “Sessantadue sono ex lavoratori dello stabilimento, ma trecento sono cittadini semplicemente residenti”.

Fino a 140'000 morti all'anno

Il picco di produzione dell'amianto è stato toccato nella seconda metà degli anni ’70, con oltre 5 milioni di tonnellate. In Svizzera le importazioni hanno raggiunto il massimo alla fine degli anni ’70 (22'700 tonnellate).

Malgrado la sua nocività, l’amianto continua ad essere utilizzato in molti paesi.

Nel 2007 ne sono stati consumati oltre 2 milioni di tonnellate, stando ai dati dello United States Geological Survey.

La Cina è il principale consumatore (30%), seguita da India (15%), Russia (13%), Kazakistan e Brasile (5%).

L’Organizzazione internazionale del lavoro stima che ogni anno nel mondo tra 100'000 e 140'000 persone muoiono a causa dell’amianto.

Stando a uno studio dell’UE, entro il 2030 il minerale avrà provocato la morte di mezzo milione di persone in Europa.

Niederurnen e Payerne

La «fibra miracolosa», come è stata soprannominata, ha raggiunto l'apogeo negli anni ’70. Sul mercato si trovavano circa 3'000 prodotti fabbricati con l’amianto.

La Svizzera è stato un centro importante dell’amianto. A Niederurnen, nel canton Glarona, aveva sede il gruppo Eternit della famiglia Schmidheiny. Nel periodo più «fasto», la holding Schmidheiny Amiantus SA controllava dal villaggio glaronese fabbriche in 16 paesi nel mondo con alle loro dipendenze 23'000 persone.

Negli uffici della Eternit aveva sede dal 1929 anche la SAIAC, cartello dei produttori di cemento-amianto.

La Eternit aveva due stabilimenti in Svizzera: a Niederurnen e a Payerne, nel canton Vaud.

Scritto da Mario Arpaia   
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