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Carceri in rivolta, la linea dura di Bonafede
Martedì 10 Marzo 2020 12:23

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Carceri in rivolta, la linea dura di Bonafede: no a indulto e amnistia. Ma il Pd vuole lievi sconti a fine pena

ll ministro: “Violenze da condannare”. I democratici propongono anche la notte a casa per i semiliberi. Indagine sui volantini trovati negli istituti

Un no, netto e deciso, a qualsiasi ipotesi di indulto o amnistia. Né adesso, né in futuro. No anche, soprattutto subito dopo le rivolte, ad allargare i cordoni della detenzione domiciliare e a concedere la libertà a chi ha quasi finito di scontare la pena. Nei prossimi mesi un margine per queste due misure potrà anche esserci, ma solo quando gli italiani, che stanno soffrendo per il Coronavirus al pari dei detenuti.

AL SEGRETARIATO GENERALE AFFARI DELL’ AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA

QUIRINALE

Buongiorno Mario. Grazie del suo pensiero. E' davvero una tragedia... Io ne ho scritto anche stamattina sul Fatto Quotidiano. Buon lavoro

Susanna Marietti, coordinatrice di Antigone.

Gentilissime/i, cara dott.ssa Marietti,

racconto una nostra esperienza ai tempi di Giorgio Napolitano al Quirinale, anni intensi di collaborazione con il suo staff, con il segretario generale, dott. Donato Marra, con il Consigliere per la stampa dott. Pasquale Cascella, con il Prefetto Francesco Montefusco, Affari interni. Il lavoro e l’impegno nelle scuole delle associazioni per raccontare gli anni di piombo, fu notevole, incontrò nella massima carica dello Stato, un interlocutore, giusto è dire un ispiratore, attento, costante, fraterno.

Le associazioni diffuse su tutto il territorio e in costante contatto con la difficile sopravvivenza nelle carceri, sono il termometro delle tensioni che si sviluppano in quei luoghi, spesso si tratta di violazione dei più elementari diritti alla vita. Le cronache e il caso Cucchi ne sono una conferma. Ieri per caso eravamo alla Questura di Foggia, abbiamo assistito agli arresti dei reclusi, fuggiti dal Casa circondariale, ammanettati, i poliziotti con mascherine e guanti, su per le scale per gli interrogatori, una scena da film.

Come sapete al Quirinale presso il Segretariato Generale, opera l’ Ufficio per gli Affari dell’ Amministrazione della giustizia. E’ li il cuore dell’intera gestione del sistema, in quell’ ufficio deve venir fuori la consapevolezza che la questione carceraria va risolta al più presto. I partiti politici non vogliono in nessun modo sentir parlare di carceri e carcerati. Era chiarissimo fin dall’ inizio che il coronavirus avrebbe scatenato la rivolta nelle carceri, non voler vedere è gravissimo ed irresponsabile. Confidiamo ciecamente nel Presidente Sergio Mattarella, al quale vogliamo bene come abbiamo e vogliamo a Giorgio Napolitano.

In tempo di epidemia, costretti a restare in casa, in attesa che passi la nottata... siamo costretti a guardare i numeri e le statistiche. Non siamo esperti di problemi carcerari, abbiamo  partecipato una sola volta ad un incontro al DAP. Ci siamo resi da subito conto delle difficili problematiche legate alla carcerazione, gli interessi economici che ruotano intorno al numero dei reclusi. La terribile burocrazia. I bizantinismi delle norme e delle leggi. E' il momento di cambiare, di sbaraccare quanto di borbonico...sopravvive nei luoghi di detenzione. La cultura carceraria deve essere in qualche modo sovvertita. I nodi vanno tagliati, non c'è più tempo per scioglierli. Abbiamo mille priorità, quella carceraria procede con i numeri negativi. 

Chiediamo  alle persone esperte, alle quali ci rivolgiamo, di coordinarsi e scrivere un proprio pensiero, una proposta, sulle carceri, e sulle risorse necessarie per raggiungere gli standard dei Paesi civili. Una immane tristezza  regna al loro interno. Solo chi c'è stato può capire la grande angoscia che si vive, sommata al coronavirus19-

Grazie per la pazienza.

Arpaia

Scritto da Mario Arpaia   
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