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UN GESTO DI SPERANZA DAL CAPO DELLO STATO
Martedì 12 Maggio 2020 17:18

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ALLA CORTESE ATTENZIONE DEL PRESIDENTE SERGIO MATTARELLA

Abiamo bisogno come il pane della verità.

Una situazione esplosiva come il Coronavirus nelle carceri non possiamo permettercelo.

Egr. Presidente Alfonso Alfonsi dell' Accademia, Aldo Moro, ha pagato per le inadempienze di uno Stato infiltrato di Massoni e di servizi deviati, che ne hanno decretato la morte.


Ci battiamo per la dignità dei detenuti, per l'ineguatezza delle carceri a curare chi potrebbe infettarsi.

Respinta l'istanza di domiciliari per motivi di salute avanzata dal 78 enne padrino della Nco: Cutolo "A Parma lo assistono operatori socio-sanitari e ha un letto con sponde e materasso anti-decubito". Il comitato tecnico scientifico al ministro: "Non c'è rischio Covid per i reclusi al 41 bis". A noi appare un caprio espiatorio, un accanimento per trattenerlo in carcere. Verrebbe da ridere se la cosa non fosse seria.


In cella da quasi 40, sicuramente dovranno utilizzare la fiamma ossidrica per liberarlo dalle catene che le hanno sicuramente procurato una cancrena.Come stanno le cose morirà in carcere. Una vendetta bella e buona.

Sig. Presidente della Repubblica, con umiltà e referenza facciamo notare che il "Celeste" al secolo Roberto Formigoni ha ricevuto dai colleghi onorevoli, gli arresti domiciliari. Ho avuto la fortuna di esserere impiantato il pacemaker dall' Equipe del Umanitas di Trezzzano. Milano pullula di ospedali di eccellezza. Non avrebbero curato al meglio il Presidente di Comunione e liberazione? In allegato il racconto di Carmelo Musumeci che di carceri, ergastolani, spacciatori se ne intende, avendoli incontrati tutti. Sarebbe interessante conoscere il pensiero delle Associazioni che amorevolmente e con zelo aiutano i tantissimi detenuti che, si trascinano afflitti da malattie oncologiche gravissime. Il carcere è il centro del Diritto penale e se lo spostassimo un po verso i più forti, i benestanti?

Ringraziamo il nostro carissimo amico Carmelo Musumeci, che ci illumina con i dati che giungono dalle carceri. Tranne il nostro ristretto circolo di amici e conoscenti, chi parlerebbe di carceri e di soluzioni, chi darebbe un volto, delle sembianze approssimative sugli effetti collaterali del carcere. Noi continueremo a scrivere a Sergio Mattarella fino a quando non scade il mandato di Presidente delle Repubblica. Vi siete chiesti come mai i ferocissimi brigatisti e stragisti, da anni sono in libertà, godono del reddito di cittadinanza, uno di loro è diventato Vice Presidente della Camera, altri continuano a pontificare, a spiegare, a ribellarsi… le donne sono state le più efferate. Dott. Alfonso Alfonsi, Presidente dell’ Accademia Aldo Moro, perché non si apre nel Paese: Fior di intellettuali, docenti universitari potrebbero dire la loro su un argomento così spinoso. L’autoreferenzialità ha reso il Paese afono, indifferente, nessun fermento innovativo sui “diritti” degli ultimi degli ultimi. La presenza al DAP di Petralia oppure Di Matteo, cambierebbe poco. Un molok di carta impecorita, è diventata la giustizia. Obbligatoria l’azione penale, la certezza della pena, da scontare in carceri fatiscenti. E poi tutti girati dall’altra parte.

Non interessa il buon funzionamento della giustizia nel nostro Paese, bensì di tenere duro sul 41/bis.

Molti di loro sono morti che camminano, con patologie oncologiche, chiedete al Procuratore Capo Gratteri.

Quando un mafioso ha trascorso oltre 20 anni di carcere duro, lo immaginate fisicamente e psicologicamente. Mi sono trovato per caso nella Questura di Foggia, quando un gruppo di reclusi furono catturati a seguito della sommossa per il Coronavirus. Avrei voluti fotografarli e far vedere i loro volti. Per lo più giovani, probabilmente spacciatori. Espressioni di persone con sintomi di schizofrenia, disgraziati che si dibattono con le crisi di astinenza.

Quando riusciremo a spezzare il circolo della violenza e della vendetta.! (Michael Moore)

Se Alberto Basaglia non si fosse battuto come in leone, quante vittime del disaggio mentale avremmo oggi.

Archivio_storico_del_Quirinale.jpg

Dobbiamo rovesciare così tanti idoli,

a cominciare dall’ idolo del sè

così potremmo essere umili,

e solo dalla nostra umiltà

potremmo imparare a redimere

e imparare a lovorare insieme

in un mondo attento ai bisogni del mondo.

– Oscar Romero, “ La violencia dell’ Amor”

L’idea di sostenere il percorso di Peacefull Tomorrows, associazione dei familiari delle vittime dell’11 settembre, è nata dall’incontro con dei volti e delle storie, prima ancora che con dei nomi. Questi volti, le loro parole, i loro percorsi, ci hanno incuriosito e interrogato. Persone che nell’attentato alle Torri Gemelle hanno perso fratelli, figli, genitori, hanno trovato la forza di risorgere dal loro dramma elaborando il lutto per una ricerca di giustizia vera e profonda depurata dagli stereotipi, mediatici. Come hanno fatto a liberarsi dal sentimento istintivo di vendetta, trasformando il dolore in uno strumento concreto nonviolento, di pressione politica per la pace? Ci ha colpito la loro capacità di rompere gli schemi, tanto più in un cotesto culturale come quello americano, caratterizzato da una forte omologazione di pensiero dal tentativo da parte dei potenti di turno definire un “Noi” di persone giuste, portatrice di valore e di libertà ,minacciati dagli “Altri”.

Scritto da Mario Arpaia   
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