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VOCI DAL BUIO
Domenica 14 Giugno 2020 08:39

 

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E CON IRENE SI GENUFLETTE LO STATO ...

ROMA - Si leva l' Osanna al Signore nell' alto dei cieli e il presidente della Camera s' inginocchia sul nudo e ruvido cotto che fa da pavimento alla cappella, per riuscire nel suo gesto di contrizione deve leggermente spostare la sedia che ha davanti. E' sola, nella terza fila alla sinistra dell' officiante, e sola resterà in ginocchio fra tutti i presenti per sette minuti, tutto il tempo che il rito dedica alla consacrazione dell' ostia. A capo chino, una preghiera che è un sussurro, il raccoglimento interrotto solo da un colpo di tosse e da un fazzoletto che cerca di tener lontano l' incipiente raffreddore. Sono le 19 e 20 e da venti minuti la credente e praticante Irene Pivetti sente sulla sua schiena gli sguardi indiscreti e in qualche modo importuni di coloro che sono venuti a scrutare forse la prima ' messa di Stato' o forse soltanto l' ennesimo privato atto di fede di una donna che crede nel Dio dei cattolici.

IL CORONAVIRUS E IL CARCERE RACCONTATATI NEL NOSTRO RAPPORTO

Dopo settimane di lockdown il nostro paese è entrato nella fase 2, che ha permesso a moltissime attività di riaprire. Non ha riaperto il carcere, dove i colloqui dal vivo riprendono a macchia di leopardo e dove della riapetura degli istituti a volontari, attività scolastiche e attività lavorative non si ha nessuna notizia.

Arrivano però notizie che vanno nel senso opposto a quanto da noi chiesto e auspicato. Se la pandemia aveva permesso di superare anni di opposizione all'ingresso di telefoni e tablet per le videochiamate e all'aumento del numero di telefonate settimanali, purtroppo da alcuni istituti ci arrivano notizie di un ritorno alla 'normalità', ovvero ai vecchi 10 minuti di telefonata settimanale dal telefono fisso. Questo nonostante questi tre mesi di emergenza ci abbiano dimostrato che "la concessione del telefono" - così l'abbiamo chiamata nel nostro rapporto - non porti con sé problemi di sicurezza né enormi aggravi di lavoro.

Nel nostro rapporto, presentato lo scorso 22 maggio, abbiamo raccontato il carcere durante la pandemia. Lo abbiamo fatto attraverso numeri e storie, quelle delle centinaia di persone che ci hanno scritto e chiamato per chiedere il nostro aiuto e sostegno.
Del nostro rapporto - ma non solo - si occupa questa newsletter.

Buona lettura,
Patrizio Gonnella, presidente Antigone

Grazie dell'attenzione. Carmelo

VOCI DAL BUIO

Anche se spesso mi arrivano brutti commenti dai “buoni” che conoscono e puntano il dito solo sul male degli altri, e mai su sé stessi:

“Chi è un criminale o mafioso, lo sarà per sempre” /“È già fuori”/ “Sì, è stato assolto, ma qualcosa avrà pur fatto”/ "Mi dispiace che si sia suicidato, ma alle vittime chi ci pensa?”/ “Se facessero del male a tua figlia?”/ “Devono marcire in galera”/ “Ci doveva pensare prima” continuo, quando posso, a dare voce ai detenuti, perché penso che ci siano tanti buoni fra i cattivi, anche se molti di loro non lo sanno, come tanti cattivi fra i buoni.

Carmelo Musumeci

L’ergastolano Pasquale De Feo ricorda Mario Trudu

Una ragazza mi ha mandato un giornalino periodico che parla delle lotte, storie e bellezze della Sardegna.

Questo è il numero cinque, ed è dedicato a Mario Trudu, anche la copertina ha uno suo autoritratto, con sotto un suo scritto: “ Qui dentro se riesco a muovermi, a respirare è perché riesco a camminare con le gambe dei miei amici liberi, io respiro attraverso il loro respiro, per questo vi dico: correte sempre nelle vostre montagne e non fermatevi, respirate a pieni polmoni, fatelo pensando a me, solo così mi sentirò un uomo libero che attraversa a piedi montagne e valli, territori senza confini.”

Avevo letto il suo libro dove raccontava la sua storia, ho letto i suoi scritti dove ha illustrato tutta la storia penitenziaria, le leggi e i regimi detentivi creati negli anni, da tanti piccoli Torquemada.

Non hanno voluto farlo morire a casa tra gli affetti dei propri cari, quando le sue condizioni erano critiche, l’hanno intubato, gli hanno dato gli arresti ospedalieri, ma se glieli davano a casa, cosa cambiava per il magistrato?

Niente. Per lui niente, mentre per Mario sarebbe significato spirare tra gli affetti a lui cari.

Caro Mario, tu sei libero ora, non potranno più farti male, dove ti trovi non c’è posto per esseri malvagi che usano il loro potere con crudeltà, con la scusa che fanno il loro dovere.

Parola usata e abusata per commettere le peggiori nefandezze e anche legittimarle con la vulgata legalitaria.

Ora potrai attraversare le tue montagne, i boschi e le pianure, senza che nessuno possa impedirtelo, nemmeno loro.

Corri Mario e non stancarti mai.

Ritenevi, giustamente, lo Stato vigliacco, vendicativo e disumano, perché perpetua l’aberrazione dell’ergastolo: “La pena dell’ergastolo ti lacera, ti spezza e ti tortura lasciandoti vivo; è la pena più disumana che l’uomo abbia mai creato: né morti, né vivi, solo ergastolani”.

Il giornalino contiene tante altre cose, ma ho ritenuto che Mario fosse più importante di tutto.

Mi sono soffermato su Mario perché lo conoscevo, l’avevo visto qualche giorno prima che andasse in ospedale, ho la sua foto davanti agli occhi, sempre con la coppola in testa.

Addio Mario.

Pasquale De Feo

Carcere di Massama - Oristano, giugno 2020

VOCI DAL BUIO

Anche se spesso mi arrivano brutti commenti dai “buoni” che conoscono e puntano il dito solo sul male degli altri, e mai su sé stessi:

Chi è un criminale o mafioso, lo sarà per sempre” /È già fuori”/Sì, è stato assolto, ma qualcosa avrà pur fatto”/ "Mi dispiace che si sia suicidato, ma alle vittime chi ci pensa?”/ “Se facessero del male a tua figlia?”/ “Devono marcire in galera”/ “Ci doveva pensare prima” continuo, quando posso, a dare voce ai detenuti, perché penso che ci siano tanti buoni fra i cattivi, anche se molti di loro non lo sanno, come tanti cattivi fra i buoni.

Carmelo Musumeci

L’ergastolano Pasquale De Feo ricorda Mario Trudu

Una ragazza mi ha mandato un giornalino periodico che parla delle lotte, storie e bellezze della Sardegna.

Questo è il numero cinque, ed è dedicato a Mario Trudu, anche la copertina ha uno suo autoritratto, con sotto un suo scritto: “Qui dentro se riesco a muovermi, a respirare è perché riesco a camminare con le gambe dei miei amici liberi, io respiro attraverso il loro respiro, per questo vi dico: correte sempre nelle vostre montagne e non fermatevi, respirate a pieni polmoni, fatelo pensando a me, solo così mi sentirò un uomo libero che attraversa a piedi montagne e valli, territori senza confini.”

Avevo letto il suo libro dove raccontava la sua storia, ho letto i suoi scritti dove ha illustrato tutta la storia penitenziaria, le leggi e i regimi detentivi creati negli anni, da tanti piccoli Torquemada.

Non hanno voluto farlo morire a casa tra gli affetti dei propri cari, quando le sue condizioni erano critiche, l’hanno intubato, gli hanno dato gli arresti ospedalieri, ma se glieli davano a casa, cosa cambiava per il magistrato?

Niente. Per lui niente, mentre per Mario sarebbe significato spirare tra gli affetti a lui cari.

Caro Mario, tu sei libero ora, non potranno più farti male, dove ti trovi non c’è posto per esseri malvagi che usano il loro potere con crudeltà, con la scusa che fanno il loro dovere.

Parola usata e abusata per commettere le peggiori nefandezze e anche legittimarle con la vulgata legalitaria.

Ora potrai attraversare le tue montagne, i boschi e le pianure, senza che nessuno possa impedirtelo, nemmeno loro.

Corri Mario e non stancarti mai.

Ritenevi, giustamente, lo Stato vigliacco, vendicativo e disumano, perché perpetua l’aberrazione dell’ergastolo: “La pena dell’ergastolo ti lacera, ti spezza e ti tortura lasciandoti vivo; è la pena più disumana che l’uomo abbia mai creato: né morti, né vivi, solo ergastolani”.

Il giornalino contiene tante altre cose, ma ho ritenuto che Mario fosse più importante di tutto.

Mi sono soffermato su Mario perché lo conoscevo, l’avevo visto qualche giorno prima che andasse in ospedale, ho la sua foto davanti agli occhi, sempre con la coppola in testa.

Addio Mario.

Pasquale De Feo

Carcere di Massama - Oristano, giugno 2020

CARISSIMO CARMELO MUSUMUCI,

I conti non tornano, è da tempo che chiediamo un dibattito pubblico, sulle centinaia di problematiche che affliggono la carcerazione. Ci sono opere meritevoli di informazioni da parte delle Associazioni, le soluzioni purtroppo latitano. Il Paese è morto, incartato in una situazione economica che non vede vie di uscite.

L’Europa ci chiede garanzie e noi non siamo in condizioni di concederle. Possibile che non siamo in condizione di mettere su un convegno presso L’Accademia di Studi Storici Aldo Moro, si propone di onorare la memoria dello statista scomparso, promuovendo occasioni di ricerca, di incontro e di riflessione sulla sua opera e sul suo pensiero, e affrontando questioni cruciali per il presente e il futuro dell’Italia e dell’Europa. Ne abbiamo parlato personalmente con il Presidente dott. Alfonso Alfonsi. Ha promesso una risposta. Potremmo chiedere alla dott.ssa Assunta Borzacchiello dell’ Ufficio Stampa del Dap e responsabile del Cerimoniale. Potremmo invitare il Responsabile degli Affari Giuridici del Quirinale.

Perché questo Paese si è fermato completamente, le associazioni per lo più parlano al vento, Presidi e personale scolastico non sono da anni più interessati. I nostri laureati vanno a lavorare all’estero, è inutile perdere tempo in Italia.

La nostra fortuna è avere i figli a Conegliano, a due passi da Venezia.

Il riscontro visti gli argomenti e funzionari ai quali facciamo riferimento, dovrebbe essere nella normalità. Uno scatto di reni, un moto di interesse, aiuterebbe tantissime persone a salvare il salvabile. La dignità di sentirsi ancora degli esseri pensanti. ( Cogito ergo sum )

In attesa, inviamo cordiali saluti.

Mario Arpaia

Scritto da Mario Arpaia   
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