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Biden fa cose di sinistra
Domenica 15 Novembre 2020 17:11

Biden fa cose di sinistra che la sinistra italiana non sa nemmeno immaginare

HPOST14Agf

Gentilissime/i,

eravamo il popolo dei santi, navigatori e poeti, l'ultimo è stato massacrato, un'auto gli è passata sul corpo. Pier Paolo Pasolini è stato un faro della cultura insieme ad Alberto Moravia. Ieri sera ho rivisto su Netflix, La ciociara, con la Loren e Belmondò. Film di struggente bellezza, in mezzo alla guerra e alla povertà. I romani fuggono  a causa dei bombardamenti angloamericani e si trasferisco nei paesini della provincia, nelle case dei contadini.

Immaginiamo Pasolini vivo, in questi giorni terribili, la critica e le conseguenze della modernità, la sua visione di una società omologata dal consumismo, continua ad essere di drammatica attualità. In campo era ed è un processo di "mutazione andropologica", fino alle derive presenti, di cui la televisione permane come uno degli strumenti dominanti e dei principali imputati, con effetti devastanti. Il piccolo schermo <<non è soltanto un luogo dove passano i messaggi, ma un centro elaboratore di messaggi. E' il luogo dove si fa concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. E' <<un medium di massa>> che si asserve alla massa dei telespettatori << per asservirli >> ossia per imporre loro <<la leggerezza, la superficialità, l'ignoranza, la vanità, quali modelli di << una condizione umana obbligatoria>>.Fu negli ultimi anni di vita che Pasolini sviscerò le forme di condizionamento esercitate  <<dalla stupidità delittuosa della televisione >> nel linguaggio e nelle forme di cominicazione adottate dagli italiani, scoprendo le forme di un processo di profonda e irreversibile trasformazione della cultura e della società, in cui le diversità venivano cancellate per essere sostituite da <<valori falsi e alienanti >>. La narrazione della pantemia, senza soluzione di continuità, inonda il piccolo schermo di  overdose di numeri,di fatti, di proposte uguali e contrarie. Una giostra dove chi sale e chi scende, la musica è sempre la stessa, cambiano i suonatori...

Abbiamo visto mercoledì, la puntata di Atladide, condotta da Andrea Purgatori, si è parlato di Terrapiattisti in tempo do Covid19, se potete andate a vederla, pura follia, il progresso si è fermato al Medioevo.

We imagine Pasolini alive, in these terrible days, the criticism and consequences of modernity, his vision of a society approved by consumerism, continues to be of dramatic relevance. In the field it was and is a process of "andropological mutation", up to the present drifts, of which television remains as one of the dominant tools and the main accused, with devastating effects. The small screen << is not just a place where messages pass, but a message processing center. It is the place where a mentality becomes concrete that otherwise one would not know where to place. It is << a mass medium >> that enslaves itself to the mass of viewers << to enslave them >> that is to impose on them << the lightness, superficiality, ignorance, vanity, as models of << a human condition compulsory >>. It was in the last years of his life that Pasolini dissected the forms of conditioning exercised << by the criminal stupidity of television >> in the language and forms of communication adopted by Italians, discovering the forms of a process of profound and irreversible transformation of culture and society, in which diversities were erased to be replaced by "false and alienating values". The narration of the panthemia, without solution of continuity, floods the small screen with an overdose of numbers, of facts, of equal and opposite proposals. A carousel where those who go up and those who go down, the music is always the same, the players change ... We saw Wednesday, the episode of Atladide, conducted by Andrea Purgatori, there was talk of Terrapiattisti in time of Covid19, if you can go and see it, pure madness, progress has stopped in the Middle Ages.

(A.M.)

La saga delle elezioni presidenziali americane (una saga, come non dovrebbe essere ma lo è, anche a causa di un sistema elettorale vetusto) è stata uno specchio nel quale il centro-sinistra italiano si è riflesso, desideroso di indentificarsi con una grande vittoria. Ma in alcuni casi, quel riflesso è valso a mettere in mostra piccoli e meno piccoli difetti. Per esempio, col magnificare la prima donna vice

presidente, Kamala Harris (per giunta rappresentativa di un miscuglio di minoranze razziali) la sinistra ha messo in grandissima luce il suo monocromatismo maschile. L’Italia ha un record straordinario, che i partiti che afferiscono al campo della sinistra (tradizionali fari di emancipazione) poco o nulla hanno fatto per correggerlo: le istituzioni democraticamente elette, dai sindaci delle medio-grandi città ai presidenti delle Regioni, sono incredibilmente mono-genere. Se mettessimo tutti questi eletti in una stanza il colpo d’occhio sarebbe immediato. Vista da fuori, la sinistra istituzionale ha tanto monocromatismo maschile da impressionare chiunque. Ma nessuno sembra accorgersene o impressionarsi, neppure mentre brinda alla prima donna Vice presidente degli Stati Uniti. Si dirà che non il genere, ma la bravura politica deve essere il criterio di selezione. E qui casca l’asino due volte. Prima di tutto perché se il genere fosse un fatto irrilevante non si capisce perché l’elezione di Harris sia stata accolta con tanto entusiasmo. In secondo luogo, perché sulla competenza di molti politici, locali e nazionali, ci sarebbe da stendere un velo pietoso – sarebbero molte le donne capaci di eguagliarli senza sforzo.

Se ci spostiamo verso la periferia di destra dello schieramento istituzionale della sinistra, le cose non vanno meglio. Da queste parti non si è persa l’occasione per salutare quella di Joe Biden come una vittoria ottenuta grazie al centro. Nulla di più impreciso, per non dire sbagliato. I democratici hanno vinto grazie, in primo luogo, alla campagna sincera e convinta di Berny Sanders – come non era avvenuto con Hillary Clinton, che non riuscì infatti a mobilitare il voto dei giovani e delle classi lavoratrici, ovvero molto di quel che i moderati di centro nostrani definiscono con un qualche disgusto “i radical”. Biden rappresenta una coalizione tutt’altro che moderata e centrista. Le diverse richieste politiche di giustizia sociale e redistributiva, di lotta alla discriminazione razziale “sistemica” (parole della Vice Harris), di alleggerimento e anche cancellazione dei debiti degli studenti dei college, di revisione in meglio (cioè con più impegno del pubblico) della riforma sanitaria di Obama (in giudizio alla Corte Suprema), di miglioramento delle condizioni salariali (che ora costringono molti lavoratori al doppio o triplo lavoro, poiché il lavoro certo c’è ma è molto malpagato) – queste richieste sono tutto fuor che centriste. Sono egualitarie e hanno avuto un peso notevole nella vittoria dei democratici. E poi, dove si pensa si trovare “il centro” in un teatro politico e sociale così polarizzato come quello prodotto da quattro anni di retorica violenta e manichea di Trump?

Scritto da HUFFPOST   
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