Iscriviti alla Newsletter:
Home Notizie Era stata denominata “Alfa 356” la missione cominciata alle 9.48 del 6 dicembre 1990
Era stata denominata “Alfa 356” la missione cominciata alle 9.48 del 6 dicembre 1990
Lunedì 04 Gennaio 2021 08:59

Trent'anni dopo quel disastro di Casalecchio di Reno

5fccde0f240000220a9f9ce0-1.jpeg
Istituto Salvemini
Wikipedia
 
Gentilissime/i,
 
siamo stati più volte al Salvemini, per ricordare la tragica morte di 16 ragazzi, nel vedere ed ascoltare lo strazio dei genitori, ha lasciato nella nostra anima una grande angoscia. Quando muoiono i giovani lo spettacolo che hai davanti è terrificante, bare tutte bianche, piccole, i fiori, le corone gli striscioni, tutto bianco. Un colore che da quel giorno non abbiamo più rimosso. Il Lutto del Salvemini ricorda quello dell'aereo civile precipitato al largo della costa siciliana di Capogallo.https://www.youtube.com/watch?v=WrZdOgb-vLI 
 
Ringraziamo Simona Lembi per il contributo, era all'epoca della tragedia una alunna del Salvemini.
E' un classico, quando ci sono di mezzo i militari la giustizia è quasi impossibile, solo il caso Cucchi, in primo grando ha condannato i responsabili; per Ustica tutto è ancora in altomare...
E' nella logica della cronaca, l'aereo doveva cadere in mare, tentare atterraggi di fortuna ha distrutto per sempre intere famiglie. Sono lutti inelaborabili; 16 genitori che vanno al cimitero a trovare i resti dei figli straziati dall' impatto violentissimo.

Era stata denominata “Alfa 356” la missione cominciata alle 9.48 del 6 dicembre 1990. Al Sottotenente pilota Bruno Viviani era stata affidata un’esercitazione “in bianco”: senza utilizzo di strumenti di offesa, quindi, l’aereo avrebbe dovuto sorvolare per tre volte una postazione, simulando un attacco e rimanendo a propria volta intercettato. 

A bordo dell’Aermacchi MB 326, diretto verso Trecenta (RO), nell’esercitazione, il Pilota comunicava al radar di Monte Venda (PD) una “piantata motore” e cioè un calo di spinta dell’aereo tale da ridurre la potenza del motore al 60%. Qui, la prima scelta: Bruno Viviani accende un dispositivo che si chiama ‘relight’, riacquistando una potenza del ’75per cento. La situazione è critica. Lo conferma il fatto che il Pilota prende in considerazione un atterraggio nel vicino aeroporto militare di Poggio Renatico (FE). Premendo più volte il relight, tuttavia, l’aereo manteneva quota ed esattamente a metà strada tra Bologna e Verona (il suo aeroporto di partenza, un aeroporto, quest’ultimo che il pilota conosceva bene), una nuova scelta: l’Aermacchi viene diretto sull’aeroporto ci

2983155437_4b0fa6041a_w.jpg

vile di Bologna senza che fossero noti né il territorio, né la disposizione delle piste.

L’atterraggio a Bologna fallisce, il velivolo riprende quota, poi, ormai in preda alle fiamme, quindi definitivamente ingovernabile, il pilota si lancia col paracadute. L’aereo, lasciato a sé, centra la succursale di una scuola,  l’ITCS G. Salvemini, di via del Fanciullo a Casalecchio di Reno. Erano le ore 10.33. Muoiono 11 studentesse e uno studente dei 16 quindicenni presenti nella 2a, feriti un’ottantina di persone e la vita che cambia radicalmente.

 

Nell’immaginario comune, forse, il Salvemini rimane il triste e doloroso ricordo di una esercitazione militare in tempo di pace finita male; per chi sa e ancora oggi ricorda, invece, una delle peggiori pagine di storia civile che l’Italia abbia mai conosciuto. Ci si riferisce esplicitamente all’avvocatura di stato chiamata a difendere l’aeronautica e alla scuola lasciata a sè, senza che fosse possibile né difendere, né rappresentare in giudizio un organismo sacro per il valore e il ruolo assegnato alla scuola pubblica; si mettono in evidenza il giudizio di condanna maturato a seguito del processo di primo grado, per il pilota e i superiori Brega e Corsini che avevano seguito il volo e la sua avaria dalla torre di controllo di Verona Villafranca (dopo due anni di perizie scrupolosissime - 3 i medici legali e i periti tecnici nominati da Massimiliano Serpi, PM di Bologna, per chiarire le cause della strage), per aver sottovalutato la situazione e mal gestito l’emergenza; il giudizio di secondo grado li assolve, senza che fosse richiesta, né valutata  una sola prova aggiuntiva rispetto a quelle già agli atti. Nessuno dimentica che l’MB 326 aveva già avuto una piantata motore il 22 febbraio 1990 e una successiva l’8 novembre 1990, prima di quella più nota, la terza, del 6 dicembre 1990.

LE FOTO DEL RICORDO

https://www.flickr.com/photos/22523260@N04/albums/72157625451438369

“Il fatto non costituisce reato”, fu detto. Una formula di rito, forse, per chi ha pratica con la legge; l’incapacità di un paese di riconoscere responsabilità alcuna per la morte di 12 quindicenni seduti tra i banchi di scuola, hanno pensato e sentito tutti gli altri.

A trent’anni di distanza da quei fatti, vale ancora la pena mettere in evidenza, sopra ogni altra cosa, quello che è diventato il Salvemini: simbolo di quella preziosa capacità di reagire a fatti enormi, di cui inizialmente non si conoscono neppure i confini del dolore che producono. Dalla Strage del 6 dicembre è stata ricostruita la scuola, oggi Casa della Solidarietà e sede dell’associazionismo di Casalecchio di Reno; ha preso avvio il centro per le vittime di reato, che fa capo tuttora all’associazione vittime del Salvemini; sono stati dedicati molti luoghi alla memoria delle ragazze e dei ragazzi del Salvemini tra cui le 12 edicole al parco di Montovolo, la nuova biblioteca di Zola Predosa, una palestra nel Comune di Bologna, una nuova piazza a Casalecchio dedicata alla memoria delle Ragazze e dei Ragazzi del Salvemini, 12 nuovi alberi piantati in un piccolo, ma significativo parco al confine tra Casalecchio e Bologna.

I_SENTIMENTI_1.jpg

Per molti, quando si pensa al Salvemini, ci si riferisce al tragico epilogo di una esercitazione militare in tempo di pace, finita male. Per chi sa, il Salvemini è divenuto simbolo di persone comuni capaci di trasformare un fatto enorme in una questione pubblica; rimane espressione di una grande forza di chi sa di stare dalla parte giusta.

Scritto da SIMONA LEMBI   
PDF
Stampa
E-mail
 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna