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“Levategli i social”
Giovedì 07 Gennaio 2021 09:36
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Trump, i social network non possono essere usati per attentare alla democrazia

"Donald Trump è un bugiardo seriale". Michael Moore non si fida. Il regista, noto oppositore del presidente degli Stati Uniti, esorta i cittadini americani a tenere la guardia alta: Trump potrebbe davvero essere risultato positivo al coronavirus. Però... è legittimo dubitare. "Trump è un bugiardo sistematico, assoluto, implacabile, senza paura, un professionista. Un bugiardo seriale. E' provato che sia un bugiardo . Quante bugie ha verificato il Washington Post in questi quattro anni? 25.000? Ha mentito almeno 2 volte in ogni ora del giorno", scrive Moore su Facebook. "Allora perché dovremmo credergli oggi? Si è guadagnato la vostra fiducia adesso? No".

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"Tutti voi, amici miei, per quattro anni avete detto: "Trump è un bugiardo! Trump è un bugiardo!". Perché dovreste credergli ora? Potrebbe benissimo avere il Covid.. In effetti, supponiamo che lo abbia. Certo che ce l'ha! Questo lo rende 'meno Trump'? Sono certo che Mussolini abbia avuto l'influenza una volta. Pinochet e Franco ogni tanto avranno avuto un raffreddore. Margaret Thatcher deve aver avuto un'emicrania o due. Nessuno di loro è diventato improvvisamente gentile o ha fatto cose buone - o ha iniziato a dire la verità - solo perché si è ammalato". "Quindi dobbiamo essere scettici -aggiunge-. Dobbiamo sempre rimanere scettici quando si tratta di Trump. Potrebbe avere il Covid. Ma è anche possibile che stia mentendo. Questo è solo un dato di fatto". Ma perché il presidente dovrebbe mentire in questa circostanza? "Sta perdendo le elezioni. E lui lo sa. Non è il 2016. Era odiato nel 2016, ma ora è odiato ancora di più. Milioni di americani sono sul punto di dargli una sonora lezione e di riservargli una sconfitta da record. Ha bisogno di cambiare totalmente la narrativa di questa campagna e lo ha appena fatto". "È un genio del male e ritengo possibile che menta sul contagio per condizionarci e attuare la sua strategia", prosegue.

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Levateje er vino è una espressione romanesca che si usa quando qualcuno evidentemente straparla, probabilmente perchè ubriaco. “Levategli i social” è la richiesta che monta in queste ore a proposito di Donald Trump. Espellere il presidente uscente da Twitter, Facebook e YouTube. Per sempre.

 

Nella lunga giornata dell’assalto al Campidoglio i social network hanno faticato a prendere le misure a Trump: Twitter ha segnalato - impedendone la condivisione - un tweet del presidente uscente in cui sosteneva di “amare i patrioti” che stavano occupando il Campidoglio; poco prima ne aveva segnalato un altro in cui ripeteva che il voto per la Casa Bianca era stato un furto di democrazia; e solo dopo che Facebook aveva cancellato due post identici, ha deciso di fare lo stesso. Questo non ha affatto impedito la circolazione del pensiero eversivo di Trump.

Nelle stesse ore su diversi circuiti alternativi il racconto di quello che stava accadendo a Washington era totalmente ribaltato; in particolare su Parler, un Twitter di estrema destra molto di nicchia che ha guadagnato un po’ di visibilità dopo le elezioni del 4 novembre, gli assalitori erano liberatori o meglio giustizieri. Patrioti, insomma. In passato più volte si è posto il problema di levare i social a Trump, specialmente Twitter, il suo preferito.

Nel ottobre 2019 l’attuale vice presidente eletta Kamala Harris scrisse una lettera all’amministratore delegato di Twitter Jack Dorsey chiedendo di sospendere il profilo di Trump che in sei tweet aveva, a suo dire, incitato alla violenza. Ma allora, fu la risposta, Trump era il presidente in carica degli Stati Uniti e i social network ritennero che la carica istituzionale comportava privilegi dal punto di vista della libertà di espressione: non si poteva censurare la Casa Bianca. Ma adesso Trump è il presidente uscente, sconfitto ma proprio per questo più pericoloso.

Espellerlo da Twitter, Facebook e YouTube non metterà la democrazia americana al riparo da un altro colpo di mano, non impedirà ad un manipolo di irriducibili di esprimere i loro deliri su Parler e magari di costruire un bot che li proverà a postare ovunque; insomma non salverà il mondo ma servirà a dire che i social network non possono essere usati per attentare alla democrazia. Altrimenti vale tutto, ma i social sono finiti.

Scritto da QUOTIDIANO LA REPUBBLICA   
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