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Donazzan canta alla radio "Faccetta nera
Lunedì 11 Gennaio 2021 11:44

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FdI, assessora veneta Donazzan canta alla radio "Faccetta nera". Il centrosinistra: "Dimissioni subito"

GENTILISSIME/I,

Questa lontananza dalla vera realtà della Donazan e la mancanza di idee sono il presupposto fondamentale della tentazione totalitaria, che tende ad allontanare l'uomo dalla responsabilità del reale, rendendolo meno di un ingranaggio in una macchina. Come non si possano usare questi concetti lo si vede ancora meglio esaminando le giustificazioni addotte dai nazisti al processo di Norimberga: “azioni compiute per ordine superiore”; queste furono respinte perché, come disse la corte, “alle azioni manifestamente criminali non si deve obbedire”, principio che esiste nel diritto di ogni paese. Ma come si può distinguere il crimine quando si vive nel crimine? Quando ci si trovi di fronte a un massacro organizzato da uno Stato? Era questo che il processo ad Adolf Eichmann avrebbe dovuto spiegare. Egli si aggrappò al principio della "Ragion di Stato" (parlò di "azione di Stato") per giustificare i suoi crimini. In realtà però, la Ragion di Stato si appella ad una certa necessità connessa ad una situazione di emergenza, al fine di conservare l'ordine legale vigente, mentre la condizione del Terzo Reich era inversa: lo Stato si fondava su principi criminosi, e un'azione non criminosa, come l'ordine di Himmler dato alla fine dell'estate 1944 di sospendere le deportazioni, diventa essa stessa un'eccezione, un'azione compiuta per "Ragion di Stato", con il velleitario intento di poter contrattare con gli Alleati. In tale condizione, in pochi seppero in sostanza distinguere il bene dal male.

 

Il raccordo con le leggi raziali è organico al fascimo e al nazismo. L'italia fece il grande passo, forte dell'esperienza coloniale, dell' uso indiscriminato dei gas tossici. Furono sterminate intere comunità.

Il Veneto ha partorito Freda e Ventura, la Rosa dei venti.

La biografia di Amos Spiazzi con la sua versione sui fatti giudiziari e sulle inchieste della magistratura che lo hanno visto – suo malgrado – protagonista (l'organizzazione “Rosa dei Venti” ed il Golpe Borghese). Dall'alto del sua “esperienza”, egli svolge anche una considerazione riferita alla strage del 28 maggio 1974 a Brescia. La troviamo alla pagina 302, laddove scrive: “Le stragi che insanguinarono l’Italia, da piazza Fontana a Bologna, da Piazza della Loggia all’Italicus, a rigor di logica hanno una matrice e un’ispirazione “atlantica”: esse con una manciata di morti, conseguirono due grandi risultati: permisero al regime della prima repubblica, screditato e traballante di riprendere forza con leggi eccezionali e con uno Stato di polizia che riuscì alla fine a sconfiggere il  terrorismo rosso e fornirono l’alibi per bollare la destra radicale di uno stragismo bestiale ed inconsulto, così lontano dalla sua mentalità e dalla sua tradizione da apparire sin troppo falso e pretestuoso”.

Articolo Uno e Lista Lorenzoni protestano contro la responsabile dell'Istruzione in Regione Veneto che ha intonato la canzone fascista durante il programma radiofonico La Zanzara.

La richiesta di dimissioni e l'intervento della magistratura per l'ipotesi di reato di apologia del fascismo sono state avanzate da alcune forze di centrosinistra nei confronti di Elena Donazzan, assessora all'Istruzione della Regione Veneto ed esponente di FdI, per aver intonato "Faccetta nera" l'altro ieri durante il programma radiofonico "La Zanzara" su Radio24.

Una breve esibizione telefonica, su provocazione dei conduttori Giuseppe Cruciani e David Parenzo; di fronte alla richiesta di scegliere tra il motivo fascista e Bella ciao, Donazzan ha detto di ricordare Faccetta nera, composta nel 1935 in piena propaganda coloniale fascista e ascoltata in famiglia fin da piccola.

L'episodio è stato segnalato dal coordinamento di "Il Veneto che vogliamo", lista civica che ha appoggiato il candidato presidente Arturo Lorenzoni alle ultime regionali. "Questo clima di intollerabile revisionismo - sottolinea la nota - che ha ormai sdoganato il fascismo manifesto di una figura istituzionale è il simbolo di una regressione culturale e civile. Che tipo di scuola ha in mente Donazzan, sempre che fra una canzonetta fascista e l'altra possa avere spazio per occuparsi di scuola, forse ha in mente quella del ventennio quando gli insegnanti che non erano fascisti venivano licenziati?", conclude la lista civica.

Il segretario regionale di Articolo Uno, Gabriele Scaramuzza, ricordando le parole del presidente della Regione Luca Zaia in occasione del 25 aprile 2020, sottolinea che "o il presidente Zaia crede sinceramente in quello che ha scritto, e quindi tocca a lui rimuovere dal suo incarico l'assessore Donazzan, oppure avalla il suo assessore, dimostrando di non essere persona che crede nelle proprie parole".
 
Scritto da QUOTIDIANO LA REPUBBLICA   
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