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Milano, 40 anni fa veniva ucciso il giudice Alessandrini: il ricordo del presidente Mattarella
Sabato 30 Gennaio 2021 17:08

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MARTIRE DEL DOPPIO STATO, COME OGGI ANCHE ALLORA PEZZI DEVIATI DELLO STATO TRATTAVANO CON CON I FASCISTI DI ORDINE NUOVO, DI PINO RAUTI.

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Milano, 40 anni fa veniva ucciso il giudice Alessandrini: il ricordo del presidente Mattarella

La commemorazione del sostituto procuratore ucciso da Prima Linea il 29 gennaio 1979: "Illuminato servitore dello Stato"

 

Gentilissime/i,

la madre di tutte le le stragi, quella di Piazza Fontana a Milano, ebbe il merito... di portarsi via i migliori magistrati e giudici inquirenti. Le colpe incofutabili, dimostrate scientificamente portarono fin dal primo momento ai neofascisti di Ordine Nero.Poco dopo mezzogiorno il Procuratore capo della repubblica dott. Enrico De Peppo ha accettato l’invito di incontrarsi con i giornalisti ricevendoli nel suo studio dove erano anche il procuratore aggiunto dott. Isidoro Alberici ed il sostituto procuratore della repubblica dott. Paolillo. Rispondendo alle domande dei giornalisti, il dott. De Peppo ha detto innanzi tutto di essere stato informato tempestivamente, la notte scorsa, personalmente dal questore di Milano, del suicidio del Pinelli. Sul tragico episodio è infatti in corso una indagine della magistratura, come sempre avviene per tutti i casi di suicidio. «Ho dato quindi le prime disposizioni, affidando tra l’altro l’incarico al sostituto procuratore dott. Caizzi, di interrogare stamane nel suo ufficio a Palazzo di giustizia le persone che stavano interrogando il Pinelli. Tutte le indagini della polizia giudiziaria, come sempre del resto, sono seguite direttamente da noi senza intermediari né delegazioni». La morte di Emilio Alessandrini è legata a doppio filo ai depistatori, al doppio Stato, alla Massoneria, si sapeva da tempo che tra la lombardia e il Veneto operava un gruppo di terrosti stragisti. Piazza Fontana è la dimostrazione che la democrazia dovesse per lungo tempo restare sotto il tallone di una Nazione a a sovrànità limitata. Il processo di Catanzaro, i non ricordo di Andreotti, filoamericano, la scelta della legittima SUSPICIONE fu un grandissimo regalo a Freda e Ventura e agli stragisti di Stato. Togliere il processo alla città martire di Milano, fu il regalo più grande ai terroristi di Stato. Le colpe più grandi le hanno le istituzioni che dovevano proteggere i cittadini.

Federico Umberto D'Amato è stato accusato di aver svolto un'intensa attività di depistaggio delle indagini sull’eversione di destra e nella copertura dei responsabili delle stragi di quegli anni.

Alla sua morte nel 1996, Federico Umberto D'Amato, dopo i funerali, il giudice Carlo Mastelloni perquisì la sua casa in via Cimarosa a Roma. Già nel novembre 1995 il giudice Pietro Saviotti aveva disposto una perquisizione della casa e sequestrati documenti.

Il 17 agosto 1996 Aldo Giannuli, esperto nominato dal giudice Guido Salvini, ritrovò, in una palazzina in circonvallazione Appia, circa 150 mila fascicoli non catalogati. Ma non solo documenti: per esempio c’è anche il quadrante del timer utilizzato per l’attentato del 9 agosto 1969 sul treno Pescara-Roma. Quei documenti ritrovati sono una sorta di archivio parallelo del Viminale nel quale sono racchiuse moltissime storie legate all’attività di spionaggio interno.

Si trattava di un archivio segreto[7] che non è stato distrutto ma depositato alla rinfusa in una sorta di magazzino[8]. Per il Ministro dell'interno dell'epoca, "si tratta di materiale abbandonato e rimosso, non solo non in trattazione ordinaria e normalmente non frequentato, ma totalmente lasciato là anche con il rischio che una parte di esso marcisse: questo è il punto più grave"[9].

La trattativa Stato mafie e  e Stato antidemogratico e golpista è sempre esistito. Milano è stato un grandisssimo laboratorio della strategia della tensione. L'obiettivo finale era il sovvertimento delle istituzioni liberamente elette. Milanesi vi ricordate dell' avv. Adamo degli Occhi avvolto nella bandiera tricolore. Se tutti avesserro fatto il loro dovere Alessandrini sarebbe ancora insieme a noi e al figlio Marco. La cosa più intollerabile sono i militari felloni, forti della loro divisa, ricca di medaglie ed onorificenze. Militari che hanno venduto l'anima pur di vedere morte persone dell'intelligesza investigativa di Emilio Alessandrini. Il mio amico di scuola, ex procuratore Capo a Potenza, lo ricorda in un convegno a Foggia, Per Massimo, fu il primo incarico da inquirente alla Procura di Milano.

 

 
"La mattina del 29 gennaio del 1979 Emilio Alessandrini, sostituto procuratore della repubblica di Milano, mentre si stava recando in tribunale, veniva ucciso ad opera di un commando del gruppo eversivo Prima linea. Magistrato che profuse il suo impegno nella lotta al terrorismo, in particolar modo all'eversione di destra, era noto nella città di Milano e nell'intera magistratura per essere un giudice che aveva affrontato il problema 'terrorismò non solo in un'ottica giudiziaria ma cercando di comprendere il fenomeno dal punto di vista sociale".
Quesle le parole con le quali il presidente della repubblica, Sergio Mattarella ha ricodato il giudice assassinato 40 anni fa. Questa mattina alle 8 e 30, l'ora dell'omicidio, nel luogo dove fu ucciso, in viale Umbiria angolo via Muratori, la commemorazione.  

"Illuminato servitore dello stato", aggiunge il presidente Mattarella, "il giudice Alessandrini, barbaramente ucciso a soli 36 anni, è stato l'espressione di una nuova generazione di magistrati, appassionata ed animata da forti sentimenti civili. E' necessario non disperdere la memoria di quanto accaduto e l'insegnamento professionale ed umano legato a questo magistrato. Rievocare il suo assassinio richiama il senso etico di quanti hanno saputo opporsi ai nemici della convivenza civile nel paese, per costruire il futuro della nostra comunità, secondo principi di legalità e solidarietà umana".

Di idee progressiste, sostenitore della riforma del sistema giudiziario, insieme al Pubblico Ministero Fiasconaro e al Giudice Istruttore Gerardo D’Ambrosio, Emilio Alessandrini ereditò le indagini sulla strage di piazza Fontana, individuando la pista nera neofascista e le complicità dei servizi segreti.Dopo l'inchiesta su piazza Fontana, parallelamente alle indagini sul terrorismo, si occupò anche degli scandali finanziari del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi.
 
Scritto da Mario Arpaia   
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