Iscriviti alla Newsletter:
Home Notizie Se salta anche Draghi salta il Paese
Se salta anche Draghi salta il Paese
Mercoledì 03 Febbraio 2021 17:03

DRAGHI_-_MATTARELLA.jpg

Crisi di governo: se salta anche Draghi salta il Paese

M5s e Pd hanno una chance di riprendersi

dalla miserevole prova degli ultimi giorni

https://studio.youtube.com/video/VsMk5av7mG8/edit

GENTILESSIME/I,

nessuno all'inizio avrebbe scommesso una lira sull' avvocato degli Italiani, nel tempo si è dimostrato un bravissimo tecnico e una baravissma persona, ha dimostrato prima nel governo SALVINI-5 STELLE, E SUCCESSIVAMENTE NEL GOVERNO DI MAIO-ZINGARETTI-RENZI doti non facili da trovare.

Tutte le persone in buona fede, i sondaggi, la presidente della Commissione europea, hanno visto in Giuseppe Conte l'uomo giusto al quale affidare le sorti dell' Italia. La credibilità di Conte, sicuramente non è assimilabile a quella di Italia viva. Conte ha fatto il miracolo di gestire al meglio delle possibilità di tutti i collaboratori, la pandemia. Ha cercato nuove strategie, in un paese dove comanda da sempre la burocrazia.

La burocrazia è emanazione degli interessi dei politici, tentare di cambiarla è stato purtroppo un fallimento per tutte le persone di buona voltà.

Il compromesso storico tra Moro e Berlinguer, due giganti della politica, fu fatto abortire, avrebbe cambiato gli equilibri consolidati da 40 anni di mal potere democristiano. La storia non si fa con i se e i ma, ma è chiaro a tutti che un'altra italia sarebbe nata dall' unione di due grandi forze, non più ricattabili dai partitini.

Il problema dell' Italia è la pochezza dei politici, l'impreparazione, tantissima improvvisazione, la questione morale, i rapporti incestuosi Stato mafia.

C'erano uomini migliori di Dalla Chiesa, di Falcone, di Borsellino? Uomini che adavano protetti difesi con i denti, invece un paese scellerato come il nostro li lascia disperatante soli, uno scherzo da ragazzi ucciderli, giustiziarli sul posto.

Quale  governo potrà mai nascere in Italia? l' Italia è per natura di destra antierupeista,   non ha  mai fatto  i conti con il passato fascista , ce li troviamo tutti i giorni tra i piedi, pronti ad inciampare.

E' un errore santificare Draghi e mortificare Conte da Volturara Appula. Nascere in un piccolo paese del Subappennino Dauno o nascere a Roma a Milano a Parigi,è la stessa cosa, l'intelligenza e le capacità di un professionista restano quelle che sono. Mattia Feltri deve sapere, che la maggior parte dei premi Nobel sono del Sud, tranne il grandissimo genio Dario Fò.

Feltri, che significa affidare il proprio conto corrente a Giuseppe Conte, sono argomenti che non stanno ne in cielo ne in terra, Feltri, lei affiderebbe il suo conto corrente a Matteo Renzi, quali studi economici e master al Mit ha frequentato, ci tenga informati, potremmo affidargli il portafoglio titoli di tutta la nostra famiglia.

KAMIKAZE

Fra le due categorie vi è una importante differenza. I terroristi suicidi non esitano a portare con sé nella morte il maggior numero possibile di vittime innocenti. Sanno di uccidere uomini, donne e bambini che hanno la loro stessa fede, ma credono che Allah non mancherà di riconoscere e compensare il loro sacrificio. Appartengono alla componente fanatica dell’Islam, oggi particolarmente visibile e pericolosa, ma conviene ricordare che queste forme di fanatismo hanno contagiato e continuano a contagiare altre fedi religiose. Quando la Chiesa cattolica, nel 1209, lanciò una crociata contro i catari, gli eretici della Francia meridionale, agli abitanti della città di Béziers non fu chiesto quale fosse la loro fede e l’intera cittadinanza venne passata per le armi. Secondo una cronaca cistercense, il legato pontificio, Arnaud Amaury, avrebbe detto alle sue truppe: «Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi».

Mario Arpaia

 

Un paio di settimane fa c’è stato un momento in cui ho pensato – me ne pento, me ne dolgo – che la strategia di Matteo Renzi fosse quella demente del kamikaze, che salta in aria con la sua vittima. Il rischio c’è ancora, lo vediamo dalle timide o sciagurate reazioni dei partiti all’ipotesi di Mario Draghi, ma se l’incastro riesce toccherà parlare di capolavoro. Renzi ha portato tutti, il Partito democratico, i cinque stelle, l’intera opposizione esattamente dove voleva, all’incarico all’ex presidente della Banca centrale europea, e se non ci fossero implicazioni personali, di potere e di vendetta, che sono irrimediabilmente nel sangue della vita, e se ci si fermasse un secondo a pensare, a guardare le due figurine – la figurina di Conte e la figurina di Draghi – si arrossirebbe a coltivare il più piccolo dubbio. C’è qualcuno immerso nella serenità di giudizio e in possesso delle facoltà mentali che affiderebbe il conto corrente all’avvocato di Volturara Appula invece che al banchiere romano? Ce n’è uno al mondo attrezzato meglio di Draghi a gestire i 209 miliardi del recovery fund di modo che non siano gettati in strizzatine d’occhio ma per rinsaldare le fondamenta economiche a beneficio di tutti?

 

Se però un senatore a testa di un partito dal due e mezzo per cento sta riuscendo a giocarsi il restante novantasette e mezzo, i giocati avrebbero da rifletterci più di un po’. Non so se sia un esercizio all’altezza delle ambizioni del Movimento cinque stelle, fin qui così giovani e già così disponibili, al governo con chiunque, a destra e a sinistra, fuori e dentro dall’Europa, ma al governo col più qualificato di tutti no. Almeno da quello che dicono stamattina. Se alcuni di loro rintracciano la testa laddove è stata collocata dalla natura, sulle spalle, il Movimento finirebbe con lo sbriciolarsi, e non sarebbe nemmeno un cattiva notizia davanti a un caravanserraglio cresciuto fra l’assemblea d’istituto e Topolinia, mentre Beppe Grillo tace giocondo, e assiste asserragliato nel blog al cataclisma della sua surreale creatura, che sta contribuendo con fervore al cataclisma del paese, e con la volenterosa e spensierata collaborazione di un elettore su tre, quanti nel 2018 si sono affidati a questi venditori ambulanti di cineserie pensando fossero il mago Magò. Non so come uno storico di domani saprà spiegare ai lettori la sbronza collettiva in cui siamo sprofondati.

Ma ancora più incomprensibile, ancora più disarmante è il collasso del Partito democratico, e lo dico con dolore poiché è l’ultimo grande partito pervaso da qualche idea del radicamento costituzionale e istituzionale della politica. Sono andati avanti fino a dodici ore fa a dire o Conte o voto, cioè con un piano A debolissimo e un piano B inesistente, oppure esistente ma devastante, come ha spiegato ieri sera Sergio Mattarella senza sbagliare una sola sillaba: lasciamo perdere la pandemia, tanto ormai le centinaia di morti quotidiane ci fanno l’effetto soporifero della statistica, ma andare a elezioni significherebbe esporsi almeno per i prossini tre mesi alle spietatezze del mercato (a cui ci siamo affidati noi, col debito, mica ci ha tirati dentro col trucco e con l’inganno uno alla Soros) e significherebbe non riuscire a presentare un progetto per il recovery almeno fino a giugno. Tanti auguri. Ecco, il Pd non aveva un piano alternativo e sebbene fosse lì da vedere, da toccare con mano: Mario Draghi. Ancora due giorni fa il segretario era impegnato a ingaggiare un duello con Concita De Gregorio, se lei fosse o non fosse radical chic, un po’ come lamentarsi della temperatura dello spumante mentre l’aereo precipita. Mi rendo conto che la similitudine è scialba, ma faccio fatica a trovare le parole a restituire lo sbalordimento. Spero escano presto dall’ipnosi, lì dentro c’è ancora gente di valore, stimabile, penso a Dario Franceschini, ad Andrea Orlando, a Peppe Provenzano, a Walter Verini, gente che deve riprendere in mano la baracca perché resti in piedi.

Bisogna che sappiano spiegare – come a destra stanno facendo i meno corrivi con la sbandata sovranista, come Renato Brunetta, Andrea Cangini, Mara Carfagna, il più recente Giovanni Toti – che Mario Draghi non è Mario Monti, Draghi avrà soldi da investire, Monti aveva soldi da recuperare, e li ha recuperati con qualche non rara brutalità, che i tempi sono profondamente diversi, che l’Europa ha un altro spirito, che Draghi è ammirato ma non amato in Germania proprio perché la sua politica alla Bce è quella che ci ha tenuti per la collottola e ha evitato che le finissimo con la testa sott’acqua. Se affonda l’ipotesi di Draghi, possiamo salutarci caramente e chiuderci in casa a pregare la madonna degli spiantati, attività cara a Matteo Salvini. Perché dopo le ultime 24 ore, dopo questo formidabile fallimento della politica, dopo questa spettacolare prova di impotenza ma soprattutto di inettitudine, il sistema è completamente saltato. Ma ha ancora la forza di far saltare il Paese.

Scritto da HUFFPOST-ARPAIA   
PDF
Stampa
E-mail
 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna