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Carissimo direttore della Stampa, Massimo Giannini
Lunedì 15 Febbraio 2021 09:08

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Carissimo direttore della Stampa, Massimo Giannini,

prima di ogni cosa gli auguri per una completa guarigione; la cosa alla quale tengo di più è la storia di La Repubblica, il giornale fondato dal mitico Eugenio Scalfari.

Ho iniziato con la lettura del giornalone l’Espresso e il caso De Lorenzo, poi Panorama, associato all’ americana Life, era mensile, una esperienza che mi ha segnato per la qualità degli articoli e di chi scriveva.

Quando uscì Razza Padrona, scritto da Scalfari con Turani si spalancarono le porte di cosa era il capitalismo italiano, l’intreccio perverso tra politica ed economia. Una finestra aperta sul malaffare fatto sistema di potere. Giornalismo di inchiesta condotta da persone di altissimo livello culturale ed etico-morale. Uomini liberi di pensare e di agire secondo coscienza. Era l’Italia della strategia della tensione, di piazza Fontana e di piazza della Loggia, con La Repubblica, che andavo ad acquistare di prima mattina, a mezzogiorno era già tutto venduto, abbiamo attraversato gli anni bui dello stragismo e del terrorismo delle Br. In allegato, la foto del distintivo realizzato con l’oro trovato nella villa Vanda di Licio Gelli, ad Arezzo, da Gherardo Colombo e Giuliano Turone.

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Per età, ho vissuto gli anni del boom economico, la sera dalla stazione ferroviaria di Foggia, secondo nodo dopo Bologna, partivano a decine i treni per il Nord e per l'Europa. Contadini strappati alla terra e alla miseria, cercarono e trovarono lavoro nelle grandi fabbriche del Nord. La città di Torino era la prediletta, Borgo San Paolo e Nichelino ero i luoghi maggiormente affollati di foggiani e della provincia. Trovammo lavoro io e mio padre, pur restando a Foggia in una azienda che produceva lavatrici e lavastoviglie, alle Cascine Vica di Rivoli Torinese, come tecnici riparatori per Foggia e provincia. Aprimmo un CAT, un Centro di assistenza tecnica, fu la nostra salvezza per una famiglia numerosa di nove persone. Ricordo i corsi di aggiornamento tecnico, eravamo ospitati all' hotel Ducco di Rivoli, l'Azienda era la Castor di Casarini, aveva la sede legale in Corso Marconi 10 a Torino. Furono anni favolosi, via Roma a Torino pullulava di negozi bellissimi, c'era di tutto. Producevamo un made in Italy di eccezionale gusto e bellezza, eravamo maestri in tutto! Spostammo le montagne tanto era la fame in tutti sensi. Mangiavamo per la prima volta fuori di casa, agli Autogril sulle autostrade, seduti da gran signori, così nei ristoranti; chi poteva, acquistava presso i Corner della Rinascente di Milano, il meglio del meglio dell'abbigliamento e non solo.

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Lei dott. Giannini, deve parlare con Draghi, la rivoluzione iniziata da Conte per modernizzare il Paese non può interrompersi. L'Italia va rivoltata come un calzino... aperta come una scatola di tonno... e rifatta dalla A alla Z. Deve cambiare la cultura. Il governo doveva essere composto di soli tecnici, doveva essere il goveno del Presidente! Nei due anni che restano tutto deve cambiare velocemente, altrimenti è la fine. La colpa maggiore sarà data alla  stampa, che ha santificato Draghi prima ancora che nascesse. Abbiamo bisogno di uomini del fare in fretta e bene, di specialisti che sanno spostare le montagne, le chiacchiere nei salotti di approfondimento insieme alla devastante pandemia devono finire. Vanno invitati personaggi preparati, che sanno come si investe sul lavoro,sulle nuove produzioni, ingegneri informatici di alto profilo. La sanità va centralizzata in modo da avere un solo software che con il  codice fiscale permetta di interagire tra medici di base, specialisti convezionati e ospedali. La Calabria è stata commissariata dalla magistratura. Far tornare dall' estero le teste migliori, abbiamo bisogno di brevetti, di invenzioni, di genialità. La farina degli italiani deve essere la migliore, come quella che si produce in Puglia, di grano duro, di semola rimacinata...

La Repubblica, giornale della sinistra progressista e liberale, attraeva tutto il vasto mondo della società civile, quella parte non trascurabile del Paese che guardava al compromesso storico, all’ unione di due forze che avrebbero sicuramente cambiato il Paese, portandolo in Europa da grande protagonista del cambiamento.

 

La Repubblica da tempo non c’è più, è passata alla Fiat e ai suoi interessi economici e di mercato, ci manca come il pane, come l’aria che respiriamo, una parte di noi se ne andata via per sempre, la speranza di un Paese migliore, il Paese che Eugenio Scalfari ha sempre avuto nella sua anima di riformatore e di innovatore della cultura politica del nostro Paese.

Veda direttore, Scalfari è nato uomo libero, come liberi erano i fondatori del giornale il Mondo, dove si era formato e forgiato, diventando...un attrezzo indispensabili per combattere la cultura democristiana, dove ancora oggi vige il perdono per qualsiasi male fatto, per le connivenze che sono sempre state nella cultura democristiana.

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Licio Gelli, cento anni di misteri. Il Maestro Venerabile era nato a Pistoia il 21 aprile 1919. Un secolo fa. Nei suoi 96 anni (morto il 15 dicembre 2015 ad Arezzo) ha vissuto intensamente tra guerre, intrighi, scandali, brillanti operazioni, processi e poesie. Arezzo, Villa Wanda, la sua centrale operativa: il luogo dove il Burattinaio, come si definì nell'intervista di Maurizio Costanzo, pilotava le vicende politiche, economiche, bancarie e dei servizi segreti. Un personaggio carismatico, rispettato e denigrato. Due le condanne definitive, per il crac del Banco Ambrosiano e per il depistaggio sulla strage di Bologna. Sul Corriere di Arezzo alcune pillole della lunga vita del capo della P2, dal rapporto con i Lebole alla Giole, dai lingotti nelle fioriere di villa Wanda al team della sua 'servitù' che lo assisteva, dagli incontri riservati alle donne della sua vita, Wanda e Gabriela.

Scritto da Mario Arpaia   
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