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L’esecuzione di Ahmadreza Djalali
Giovedì 11 Marzo 2021 16:59
 
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Gentile Mario,
grazie per aver voluto condividere con noi le sue riflessioni.
 

Colgo l'occasione per aggiornarla su un'emergenza importante e attuale: l’esecuzione di Ahmadreza Djalali, un tempo ricercatore presso l’Università del Piemonte Orientale e attualmente detenuto in Iran, è stata sospesa temporaneamente. Djalali avrebbe dovuto essere trasferito il 1° dicembre nel penitenziario Rajai Shahr, dove vengono eseguite le condanne a morte. Se non l'ha già fatto, ascolti la sua testimonianza e firmi l'appello per la sua liberazione! 

https://www.amnesty.it/appelli/iran-ricercatore-universitario-rischia-la-pena-morte/  

La storia di Ahmadreza Djalali

Ahmadreza Djalali è stato condannato in via definitiva a morte da un tribunale iraniano con l’accusa di “spionaggio”.

Djalali è stato arrestato dai servizi segreti mentre si trovava in Iran per partecipare a una serie di seminari nelle università di Teheran e Shiraz.

Si è visto ricusare per due volte un avvocato di sua scelta.

Le autorità iraniane hanno fatto forti pressioni su Djalali affinché firmasse una dichiarazione in cui “confessava” di essere una spia per conto di un “governo ostile”. Quando ha rifiutato, è stato minacciato di essere accusato di reati più gravi.

Ahmad avrebbe anche urgente bisogno di cure mediche specialistiche. Nell’ultimo anno, tre diversi esami del sangue hanno indicato che ha un numero basso di globuli bianchi. Un medico che lo ha visitato in carcere all’inizio del 2019 ha detto che deve essere visto da medici specializzati in ematologia e oncologia in un ospedale fuori dal carcere. Dal suo arresto il 26 aprile 2016, ha perso 24 kg e ora pesa 51 kg.

L’Università del Piemonte Orientale è sempre rimasta in contatto con Vida e ha messo in atto ogni possibile intervento, in accordo con le istituzioni nazionali ed europee, per richiedere la liberazione di Ahmadreza Djalali.

Ahmad deve essere rilasciato subito, le accuse contro di lui sono infondate!

Un cordiale saluto,  

Valeria  

 
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Scritto da Amnesty International   
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