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1977 - Enzo Tortora in un mio ritratto al suo rientro in Rai.
Mercoledì 19 Maggio 2021 06:35
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 Enzo Tortora
 
 
1977 - Enzo Tortora in un mio ritratto al suo rientro in Rai.
Era nota di Enzo l'esclamazione di "Orrore" e, nel momento in cui si lanciava in questa sua esclamazione, come si può dedurre dalle labbra, ho scattato questa immagine unica di questo grande protagonista della televisione italiana.
 
GENTILISSIME/I, caro Roberto,
 
LA "MEMORIA" è il ricordo di un gentiluomo vero, Enzo Tortora  Genovese, dei carruggi,della Genova di quei vicoli che ti fanno impazzire,ho mangiato nelle osterie di via Prè, via del Campo, dai diamanti non nasce niente, dal letame nasconoi fiori.
Il prezzo pagato da Enzo Tortora all' ingiustizia, fu enorme, nessuna giustificazione, era necessario il "mostro" in prima pagina. La magistratura intervenne nei confronti del presentatore, con una violenza inanaudita.
Oggi ci rendiamo maggiormente conto di cosa è sta ed è la giustizia in Italia,a prescindere dalle riforme; la selezione dei magistrati, la loro imparzialità ed equilibrio. Un principio dal quale un Giudice, un Pubblico Ministero non possono prescindere, importante  è non farsi condizionare dalla piazza. Avvenne purtroppo nella stagione di "mani pulite", furono estorte confessioni, furono sottoposte a pressioni inaudite tantissimi inquisiti, molti preferirono suicidarsi. La parola di una banda di criminali e aguzzini contro quella di un galantuomo.Noi pensiamo che i magistrati che si sbagliarono, portano un  peso sulla coscienza insostenibile e ingiustificabile.
 
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Il 18 Maggio di ventidue anni fa, il1988, se na andava Enzo Tortora.
Da genovese, come Enzo, lo avevo conosciuto poco dopo gli anni '50 a Genova al "Piccolo Teatro di Piazza Marsala", in quello che era un laboratorio per artisti “emergenti” con Fabrizio De André, Paolo Villaggio, l'attore e regista Carmelo Bene e molti altri.
Diversamente dalla moltitudine dei frequentatori dello schermo televisivo non "sembrava" un gentleman nel tubo a raggi catodici, Enzo "era" un gentiluomo.
Sempre.
Un frettoloso sguardo alla moltitudine di TV oggi, un veloce giro per i canali, non può che far rabbrividire per la presenza di pseudo personaggi, di nani della cultura, di giocolieri dell'informazione, di pagliacci in doppio petto, di decerebrati che insegnano, crani disabitati che commentano le news, e qui mi fermo senza toccare gli "esperti" di politica ed i politici.
Certamente la presenza di professionalità di quel livello mal si accosterebbero a quelle di commentatori incapaci di un discorso fluente perché ricco di anacoluti e troppo spesso, come ci dicevano a scuola nelle elementari "fuori tema", senza parlare dell'eleganza di questi signori che, apparendo gravidi all'ottavo mese, tengono aperta la giacca monopetto per ovvie ragioni.
Tutto questo ci fa rimpiangere Enzo Tortora per le sue qualità che oggi appaiono inarrivabili.
Un caro saluto.

In pensione il magistrato dell'inchiesta che portò in carcere Tortora: "Arresto obbligatorio, non potevamo fare altro"

"Non esistevano i domiciliari", spiega al giornalista del Mattino che lo intervista. "Ottenemmo 434 condanne definitive. La Nuova Camorra Organizzata fu azzerata"

 
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Il magistrato Lucio Di Pietro

Dopo 48 anni di magistratura Lucio Di Pietro va in pensione. Il magistrato rappresenta un pezzo di storia giudiziaria italiana ed è famoso perché, insieme a Felice Di Persia, fu titolare dell’inchiesta che portò all’arresto di Enzo Tortora, il popolare presentatore televisivo vittima di un errore giudiziario.

In una intervista a Gigi Di Fiore sul Mattino di Napoli, Di Pietro ricorda le più significative tappe della sua carriera, gli anni dell’impegno contro il terrorismo e quelli contro la camorra. E inevitabilmente il magistrato parla dell’arresto di Tortora.

“I colleghi palermitani cominciarono a lavorare al maxi-processo – dice – e ci chiedevano consigli e suggerimenti sulla gestione dei collaboratori in indagini così ampie. Non c’erano pc, lavoravamo a fogli, utilizzammo i pennarelli colorati per evidenziare e distinguere richiami di pagine e nomi nei faldoni”. Poi “arrivammo al maxi-blitz del giugno 1983”, ricorda Di Pietro.

Il blitz che portò all'arresto di Tortora

Il blitz dell’arresto, appunto, del noto giornalista e conduttore televisivo. La posizione dell'anziano magistrato al proposito è sempre ferma. “Con gli elementi a nostra disposizione, non potevamo fare altrimenti”, dice l’ex Pm nell’intervista. “L’arresto era obbligatorio, non esistevano i domiciliari. La famosa telefonata al numero dell’agendina di Puca, come è scritto negli atti, fu fatta subito e rispose una sartoria. C’erano, in quel momento, altri elementi d’accusa. Vanno sempre rispettati sentenze e processi. Da pm, ho solo fatto il mio lavoro in onestà e buona fede”, conclude.

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Enzo Tortora mentre viene portato in carcere

L'attesa dell'assoluzione del Csm

Quando il giornalista gli chiede perché – a differenza dei suoi colleghi – non abbia mai voluto dire la sua durante quegli anni di polemiche Lucio Di Pietro risponde che ciò era nel suo costume. “Assistevo a strumentalizzazioni, spesso in cattiva fede, e disinformazione giudiziaria”, sostiene. E per questo ha “atteso l’assoluzione piena del Csm, che riconobbe l’onestà e la limpidezza professionale del nostro lavoro”.

Quell’istruttoria, secondo l’ex magistrato, ebbe una importanza determinante nella lotta alla camorra, in quegli anni di particolare veemenza criminale. “Ottenemmo 434 condanne definitive e molti degli assolti furono poi uccisi. La Nuova Camorra Organizzata fu azzerata”.

Per quanto riguarda Tortora “dissero che lo avevamo coinvolto per occultare il caso Cirillo”. Ma “senza far caso alle date non coincidenti delle due vicende”.

La Dda e la scoperta dei casalesi

Di Pietro è stato il primo coordinatore della Dda napoletana (Direzione Distrettuale Antimafia). “Nel 1992 ero il magistrato di maggiore esperienza nelle inchieste sulla camorra – ricorda. L’istruttoria Nco di 9 anni prima era stata il primo vero banco di prova per il neonato articolo 416-bis. Con noi crebbe una generazione di magistrati, oggi ai vertici di uffici, come Roberti, Cafiero, Gay, D’Alterio, Greco”.

La Procura Nazionale Antimafia

Ebbe anche un ruolo nella Procura nazionale antimafia che portò alla scoperta dei casalesi. “Con il procuratore Vigna coordinavo più uffici a Roma e fui applicato tre giorni alla settimana a Napoli, per seguire l’indagine Spartacus, inizio di tutti i fascicoli sui Casalesi. Il primo colloquio con il pentito Carmine Schiavone lo feci io. Lavorai al fianco di Federico Cafiero de Raho”.

Fino ad allora del clan dei casalesi non si conosceva gran che. “Era una mafia chiusa, senza pentiti – afferma Di Pietro nell’intervista al Mattino - Schiavone si fidava solo di me e Cafiero e, quando doveva essere sentito da altri, voleva ci fossimo anche noi. Poi arrivarono altri pentiti e fu creato un iniziale pool di pm, con Greco, Visconti e Laudati. Svelammo, tra gli altri, l’omicidio di don Peppe Diana e del fratello del giudice Imposimato. Creammo da zero squadre di polizia giudiziaria e cancellieri, che si specializzarono nel lavoro sulla camorra casertana”.

 
 
 
 
 
 
 
Scritto da Roberto Villa-Fotografo- Mario Arpaia   
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