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SANTINO DI MATTEO E MARIO TRUDU
Giovedì 03 Giugno 2021 07:43

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SANTINO DI MATTEO

Penso a Reder il boia di Marzabotto, Brusca è libero grazie alla legge fortemente voluta da Falcone, sui pentiti di mafia. Come direbbe Carlo Lucarelli, è un’altra storia. Non ricorda il numero di morti ammazzati, mafiosi come lui, Forze dell’Ordine, giornalisti, magistrati, innocenti per sbaglio. Una mattanza senza fine. Per ultimo l’attivazione del telecomando che fece saltare per aria mezza autostrada, Falcone, la moglie e la scorta. Festeggiarono col miglior spumante in commercio.

Falcone quando propose la legge,  sapeva di dover morire per mano della mafia, oppure per gelosia di un altro giudice, come dichiarò un mese dopo Paolo Borsellino. Quel Dammanco, Capo della Procura di Palermo che grazie al CSM, prese il posto che doveva andare a Falcone. L'accodo Stato-mafia, con i carabinieri Mori, Subrani e Riccio. La mancata perquisizione del covo di Totò Riina, con tutto l’archivio delle connivenze. Riina non avrebbe continuato a dare ordini dal carcere. Si poteva fare terra bruciata della cultura mafiosa.

La realtà che supera l’immaginazione, anche un bambino avrebbe dato un’occhiata alle carte, leggere le complicità,  mezzo Stato deviato sarebbe saltanto per aria, probabilmente  Falcone e Borsellino non sarebbero stati uccisi. Sarebbero venuti fuori tutti i nomi a libro paga della mafia.

Che dire del CSM diretto da Luca Palamara, l’Organo di autogoverno della magistratura, il suo racconto è devastante per la giustizia e per gli ingiustiziati…Si auto nominavano a piacimento scegliendo la Procura, quale giustizia abbiamo  avuto. Eppure dovevamo essere vaccinati, chi non ricorda gli spostamenti di processi importantissimi con migliaia di morti, spostati per legittima…suspicione a L’Aquila, Bari, Catanzaro. Chi non ricorda la caccia all’anarchico dopo piazza Fontana, tutti sapevano che non c’entravano niente.

Le sentenze per anni e anni non le abbiamo ingerite, le abbiamo accettate, senza critiche,spesso doverose, il risultato? Una giustizia senza verità, tra rinvii e decadenza dei termini per i ricchi. Non possiamo non ricordare “Mani pulite”, doveva essere debellata la corruzione, osannammo i magistrati, Di Pietro lo sbirro, Pier Davigo, la mente eccelsa Greco, superesperto di contabilità. Molti si suicidarono per la vergogna, il PCI ne uscì illeso grazie all’eroe Greganti. Di Pietro dopo aver distrutto i partiti se ne creò uno a sua immagine e somiglianza, conosciamo la finedell' Italia dei Valori .

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E le carceri italiane, da terzo mondo, luoghi di tortura e coercizione, vecchie e fatiscenti. Ho visitato il carcere Fornelli all’ Asinara, irraccontabile per il degrado, per la mancanza dei servizi più elementari. Una Cajenne, come la prigione di Papillon. E’ normale per i politici e la magistratura tenere aperte strutture inagibili, è stato liberato Brusca e tenuto dentro persone come come Stefano Cucchi, massacrato di botte per uso personale di mariuana i suoi custodi, grazie a sua sorella e all'avvocato, continuando a vigilare riusciremo ad avere la condanna nei successivi gradi di giudizio. Difendete l’ergastolo ostativo, avete fatto morire in carcere Mario Trudu, che, poco prima di morire, consegna il manoscritto a Francesca de Carolis, giornalista che lo ha seguito per anni nei suoi pellegrinaggi nelle carceri, è una storia scomoda, che si intreccia con la denuncia di una carcerazione senza spiragli. «Oggi – conclude Baraghini – seppelliamo Trudu una seconda volta.

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Ricordiamo che l’ultimo libro di Trudu è purtroppo postumo. La sua è una tragica vicenda raccontata anche su queste pagine de Il Dubbio. Muore dopo quaranta anni di carcerazione senza l’alito di uno spiraglio, nell’ottobre dello scorso anno. L’ultimo respiro lo ha emesso nell’ospedale di Oristano, dove era stato ricoverato quando ormai era troppo tardi, nonostante le sollecitazioni, le richieste, le denunce perché, ammalato da tempo, ricevesse le cure necessarie, e in una struttura adeguata. I “no”, le “distrazioni”, le lentezze sono stati l’ultimo accanimento nei suoi confronti. Di Mario Trudu, l’editore Marcello Baraghini si era da subito innamorato, fin da quando, ormai quasi una decina d’anni fa, la giornalista Francesca de Carolis gli aveva portato i primi manoscritti.

Scritto da Mario Arpaia   
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