Iscriviti alla Newsletter:
Il Futuro è la Pace
Home Notizie PER CHI NON C'ERA: DIVISE E TORTURA
PER CHI NON C'ERA: DIVISE E TORTURA
Giovedì 01 Luglio 2021 07:37

Pinelli.jpg

 https://antigone.voxmail.it/user/wut5ia/show/kaxi0m?_t=ccf27334

https://www.flickr.com/photos/22523260@N04/albums/72157708902294646

LE FOTO DELL' INCONTRO

Ilaria Cucchi a Foggia: grande accoglienza all'Auditorium Santa Chiara nell'incontro organizzato dall'Aiga.
La battaglia di Ilaria Cucchi, per Stefano e per gli ultimi 'che non possono difendersi': "La storia di mio fratello insegni il valore dei diritti umani"
L'affetto de'incontro organizzato dall'Aiga con Ilaria Cucchi e Fabio Anselmo, in un Auditorium Santa Chiara colmo di gente. Il commovente tributo dei foggiani al coraggio di una donna: "Di Stefano Cucchi ce ne sono tanti, la mia è una battaglia di "civiltà"
IL DIRITTO ALLA VERITA'
I DIECI ANNI DEL CASO CUCCHI
L'arresto, la morte, il tortuoso percorso giudiziario, i depistaggi, fino agli ultimi colpi di scenache hanno rivelato la più incofessabile delle verità : un caso che ha scosso le coscienze, mostrando il lato più oscuro del potere, lo Stato e tanti infedeli servitori.

GENTILISSIME/I,

Giuseppe Pinelli, un uomo sereno, un bel giovane, che un leggero alito di vento lo portò in una stanza della Questura di Via Fatebenefratelli a Milano,  entrò come lo vedete e tornò dai suoi cari, dopo un volo di quattro piani. Tutta l'Italia restò sgomenta, incredula, i familiari, gli amici, annichiliti. Prima che l'ordigno scoppiasse nella Banca dell' Agricoltura, Federico Umberto Damato, il cuoco, amante di ricette e di cucina, lo aveva scelto come primo incrediente, da cucinare a fuoco lento, fu impedito per tre giorni ai familiari di vederlo. Probabilmente per farlo parlare, lo riempirono di carezze e baci, cercarono affettuosamente di fargli confessare l'impossibile, lo sapevano che era innocente. Imbeccarono il tassista Rolandi, dichiarando di aver trasportato Valpreda. Morì poco dopo di crepacuore.L'Italia è fatta così, di soprusi, vent'anni di dittatura fascista ha cambiato il DNA, quando si tratta di menare le mani forti di manganelli, chi non ricorda la Celere di Scelba. Erano addestrati a Padova, colpivano dalle jep in piedi e in movimento i manifestanti. M.A.

miotto.jpg

Angelo Miotto

La prima volta che ho visto Enrica era vicino al terrazzino di Radio Popolare, prima di svoltare in redazione. Enrica era venuta ad accompagnare una ragazza alta e magra, Sara, sua figlia. Enrica Bartesaghi è una delle mamme di centinaia di giovani e meno giovani picchiati con cruda violenza e stupefacente entusiasmo, non solo per le vie della città, ma alla Diaz, quindi a Bolzaneto e quindi con i figli desaparecidos in diverse carceri del Nord, senza che in famiglia fosse data notizia.

 

Sara fu aggredita alla Diaz. Picchiata, ferita, umiliata, imprigionata. Nel libro c'è la sua testimonianza. Enrica e Roberto, il padre, da quel terrazzino sono diventati miei amici. Ci frequentiamo da venti anni, ci hanno prestato casa al mare, conoscono le miei figlie da quando erano in arrivo. Ricordo che uno dei compiti che avevo nel post Diaz e con un grandissimo lavoro di desk e segreteria a Milano era quello di andare in Questura da una sana funzionaria, farle vedere una lista di nomi e chiederle se mi dava una dritta. A volte riusciva a sapere qualcosa, a dirmi il nome di un penitenziario e noi della Radio a passarlo a famiglie, che da troppe ore, giorni, non sapevano dove fossero finiti figlie e figli, fidanzati, padri, i propri cari insomma.

Da Genova io ho maturato un sentimento di astio, profondo, verso le divise. Lo ammetto e lo combatto, perché è sempre sbagliato generalizzare. Però è umano. E ci siamo interrogati tanto sulla cultura democratica delle forze di polizia. Un dibattito che c'era, forse più forte tanti anni fa, e che è il punto centrale di una democrazia.

Sei un agente di polizia - forze dell'ordine venne bandito dal lessico della radio, ché portarno altre cose ma non ordine - o sei il robocop che si muove al comando di chi occupa il potere.

Il settimo reparto mobile fu reclutato in base a simpatie fasciste, dicono le testimonianze dell'epoca.

I canti che ricordavo 'Uno di meno' per l'omicidio di Carlo, si inseriscono bene in quella schifosa subcultura. Il robocop del Gico della Guardia di finanza che si fece la foto con l'attrezzatura personalizzata da picchiatore, come fece ad avere il permesso anche solo di presentarsi così vestito?

Come si possono schierare militari abituati a missioni all'estero, come quelle in Bosnia, in un contesto di ordine pubblico? Come si poteva pensare di utilizzare gas lacrimogeni CS vietati dalle Convenzioni e manganelli studiati per far male, i famigerati tonfa, peraltro usati all'incontrario per infierire?

Io di fronte ai video di queste ore soffro una rabbia non eguale, ma in cui debbo sommare vent'anni di ignavia e inazione. Chiedemmo una commissione parlamentare di inchiesta, e dal centro destra e sinistra venne detto no. Chiedemmo i numeri di riconoscimento sui caschi, per risposta ai processi contro gli agenti mandarono fototessere minuscole, sbiadite, non adatte a riconoscimenti. Come risposta i vertici da De Gennaro in giù si son fatti carriera, e soldi; altro che scuse ai cittadini.

ilaria_cucchi_e_mario_arpaia.jpg

Dentro i contenuti di Genova c'era anche quello sulla cittadinanza e sulla democrazia, c'era il rispetto della persona, c'era una distinzione di idee che proponeva di passare dalla democraiza rappresentativa a una democrazia partecipata. Oggi, come allora, era chiaro che il potere non poteva accettare che queste e altre idee permeassero la società. Per di più a livello internazionale.

Abbiamo un pallido reato di tortura, ci abbiamo messo sedici anni, 16 anni.

"9 lug 2017 — Il reato di tortura viene introdotto nell'ordinamento italiano, recependo così le indicazioni contenute nella Convenzione di New York del 1984".

1984. Trentacinque anni dopo.

Cosa ci rimane da scrivere?

Queste sono tessere fondamentali nel rapporto di fiducia fra cittadino e stato.

Genova per chi non c'era, Genova per non dimenticare.

Ah, a volte penso i paradossi della vita, per cui dalla rabbia di Genova ci siamo trovati spesso con nuovi amici in più, con un senso di fratellanza che durante quelle manifestazioni in tutta Italia davanti alle prefetture ha detto la parte migliore di questo stato.

https://altreconomia.it/.../2001-2021-genova-per-chi-non.../

Grazie sempre  Giancarlo Elfo Ascari

211338290_10226486962028688_7806332976253238007_n.jpg

 

Egregio Prof. Giuseppe Conte,
confido che in qualche modo le giungano queste poche righe, desidero scusarmi a nome dei genovesi in merito alle parole che il Grillo le ha rivolto, dello stesso livello, se non peggio, di quelle pronunciate dal rignanese a carognata conclusa, forse anche più vili degli sguaiati improperi che a profusione le ha elargito la Meloni nel corso di varie sedute alla Camera. Desidero precisarle che i genovesi non sono così, anche lei mi darà atto che una vicenda del genere mai ha avuto per protagonista negativo chi è cresciuto sotto la Lanterna, nella Superba, medaglia d’oro della Resistenza, città che nel luglio 1960 fece cadere il governo Tambroni impedendo il comizio del MIS che, provocatoriamente, scelse proprio la mia città al fine di sancire una possibile alleanza con la DC.
Sono oltremodo mortificato, più per quanto è riuscito a combinare un mio concittadino che per la delusione di vedere il mio Paese mutilato della sola possibilità di riscatto da una situazione tragica.
Stasera stesso darò le dimissioni dal M5S smanettando un po’ sulla piattaforma Rousseau, del resto mi ero iscritto solo per la stima che nutro nei suoi riguardi.
Qualunque cosa deciderà di fare sarò dalla sua parte, consideri la possibilità di rimanere in politica, l’Italia ha estrema necessità di persone come lei.
Buona fortuna e grazie di tutto quanto ha fatto.
 
Scritto da Giancarlo Elfo Ascari-Mauro Giovanelli - Genova   
PDF
Stampa
E-mail
 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna