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LA STORIA DI STEFANO CUCCHI e ILARIA
Giovedì 19 Agosto 2021 05:15

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https://www.flickr.com/photos/22523260@N04/albums/72157708902294646

Caso Cucchi, fu omicidio preterintenzionale: condannati a 12 anni due carabinieri. Ilaria: "Stefano ora può riposare in pace"

GENTILISSIME/I,

ci sono voluti più di due anni per decidere se vedere il film, sentivamo dentro di noi una grande angoscia al pensiero di  quelle immagini, il corpo di Stefano tumefatto,due vertebre fratturate, gli occhi semichiusi, una maschera di dolore straziante.Steso sul tavolo della Risonanza magnetica, dolorante, veniva girato come se stesse sulla giostra, a cosa sono servite quelle lastre, a stabilire che era caduto per le scale, che farsa diabolica. L'inizio della storia la dice lunga sulla cattiveria dei carabinieri e delle guardie carcerarie ( assistente in cosa?) Il disprezzo per la vita degli altri, d'altronde dopo il G8 di Genova, l'italia è entrata a far parte di diritto nei paesi sudamericani, dove la tortura è prassi quotidiana. L'ex magistrato Gherardo Colombo ha citato Cesare Beccaria; il suo nome è legato sopratutto al trattato dei delitti e delle pene. Un pugno nello stomaco da restare storditi, la rabbia crescere dentro. Hanno un loro codice etico...un protocollo di come somministrare le violenze ai poveri cristi, scelti a caso, in maccina mentre parlavano dei tanti problemi che la vita ci riserva. NOI tutti dobbiamo scardinare questo muro di omertà, l'infallibilità nemmeno fossero il Papa. Abbiamo conosciuto da vicino i militari, fanno anche volontariato, ma sempre con la divisa cucita nella pelle. Una storia vera, di quelle che ti restano per sempre nel cuore, immagini che non ti abbandoneranno mai. I medici poi, burocrati al servizio della burocrazia, tu suoni il campanello e loro rispondono che non sono autorizzati a schiacciare il bottone. Cogito ergo non sum, il tibunale, la richiesta del proprio avvocato, la risposta del donna magistrato: rimandato a giudizio a novembre... tra qualche giorno. Come fu per Pinelli, nessun familiare l'ha potuto vedere, quasi quasi nemmeno da morto. E' questa la giustizia Ministra Cartabbia, è questa l'italia che  immaginava dalla poltrona di Presidente della BCE, MARIO DRAGHI? Oppure potrebbe essercene un'altra, civile, come i paesi del Nord Europa. Sono domande semplici, risposte altrettanto semplici, risposte che attengono a un paese che vuole essere moderno e al passo con i tempi. Tutto il nostro affetto ai familiari di Stefono, in particolare ad Ilaria, per determinazione e il coraggio, un esempio per tutti, la carcerazione va cambiata e umanizzata al massimo. I medici che operano nelle carceri devono essere veri medici, il loro camice e il loro stetoscopio devono essere veri non una mascherata.Per legge e per giuramento devono stare dalla parte dei più deboli.

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A.M.

Un'assoluzione e quattro prescrizioni che riconoscono le colpe dei medici ma che di fatto li salvano.Hanno deciso così i giudici della Corte d'Assise di Appello di Roma i per  camici bianchi dell'ospedale Sandro Pertini coinvolti nella vicenda di Stefano, morto una settimana dopo nel Reparto detenuti dell'Ospedale Sandro Pertini di Roma. Assolta il medico Stefania Corbi

Accuse prescritte dunque per il primario del Reparto di medicina protetta dell'ospedale dove fu ricoverato il geometra romano, Aldo Fierro, e altri tre medici Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo. Per la Corbi la formula di assoluzione è "per non commesso il fatto". Per tutti il reato contestato è di omicidio colposo. Il processo ai medici del 'Pertinì ha avuto un iter tortuoso. Tutti furono portati a processo inizialmente per l'accusa di abbandono d'incapace (nello stesso processo erano imputati anche tre infermieri e tre agenti della Polizia penitenziaria, assolti in via definitiva).

"Una sentenza che lascia l'amaro in bocca. Non è comprensibile dal punto di vista logico perché l'assoluzione della dottoressa Corbi avrebbe dovuto comportare come conseguenza anche l'assoluzione del primario. Aspettiamo di leggere le motivazioni e quasi sicuramente faremo ricorso in Cassazione" commenta a caldo  l'avvocato Gaetano Scalise, difensore di Aldo Fierro.

Condannati nel giugno 2013 per il reato di omicidio colposo, gli stessi medici furono successivamente assolti in appello. E da lì iniziò una nuova vita processuale fatta di un primo intervento della Cassazione che rimandò indietro il processo. I nuovi giudici d'Appello confermarono l'assoluzione che fu impugnata dalla Procura generale. La Cassazione rinviò nuovamente disponendo una nuova attività dibattimentale conclusasi oggi.

Generale Nistri: "Dolore ancora più intenso per responsabilità di alcuni carabinieri"

 "Abbiamo manifestato in più occasioni il nostro dolore e la nostra vicinanza alla famiglia per la vicenda culminata con la morte di Stefano Cucchi. Un dolore che oggi è ancora più intenso dopo la sentenza di primo grado della corte d'Assise di Roma che definisce le responsabilità di alcuni carabinieri venuti meno al loro dovere, con ciò disattendendo i valori fondanti dell'istituzione". Così il comandante generale dell'Arma dei carabinieri generale Giovanni Nistri dopo la sentenza.
 
La corte ha disposto il pagamento di una provvisionale di 100mila euro ciascuno ai genitori di Cucchi e alla sorella Ilaria. Di Bernardo, D'Alessandro, Mandolini e Tedesco, a vario titolo, dovranno risarcire, in separato giudizio, le parti civili Roma Capitale, Cittadinanzattiva e i tre agenti della polizia penitenziaria e intanto sono stati condannati al pagamento delle loro spese legali per complessivi 36mila e 500 euro. Di Bernardo e D'Alessandro sono stati inoltre interdetti in perpetuo dai pubblici uffici, mentre un'interdizione di cinque anni è stata disposta per Mandolini.

I difensori dei condannati "Sentenza non si concilia con prescrizione medici. Faremo ricorso"

 I legali dei quattro carabinieri condannati annunciano ricorso in appello. "Come si concilia questa sentenza sul piano tecnico-giuridico col fatto che oggi stesso la corte d'Assise d'Appello ha dichiarato la prescrizione per i medici?" si domanda Giosuè Bruno Naso, legale di Mandolini. "Se secondo la corte d'assise d'appello non è escluso che Cucchi sia morto per colpa dei medici - prosegue- come si può concepire una morte per omicidio preterintenzionale? Leggeremo le motivazioni della sentenza e faremo certamente appello. Abbiamo aspettato 5 anni per farci riconoscere dalla Cassazione, nel processo mafia capitale, quello che abbiamo sostenuto fin dall'inizio. Abbiamo pazienza anche per questo processo".

Caso Cucchi, le difese dei carabinieri condannati: "Sentenza severa e ingiusta, faremo ricorso"

La famiglia: "Finalmente ci sono i colpevoli"

"Stefano è stato ucciso, lo sapevamo, forse adesso potrà riposare in pace e i miei genitori vivere più sereni. Ci sono voluti 10 anni di dolore  ma abbiamo mantenuto la promessa fatta a Stefano l'ultima volta che ci siamo visti che saremmo andati fino in fondo". Lo ha detto Ilaria Cucchi in lacrime dopo la sentenza di primo grado del processo bis per la morte, ad ottobre 2009, del fratello Stefano. "Questa sentenza parla chiaro a tutti.. Non vogliamo un colpevole ma i colpevoli e finalmente dopo 10 anni di processi li abbiamo" commenta Giovanni, il padre del geometra.  

Cucchi, la forza della famiglia che trasformò il lutto in una battaglia civile

14 Novembre 2019
 
"Era una verità talmente evidente che è stata negata per troppo tempo. Io considero Mandolini corresponsabile quanto i due condannati per il reato. Vedremo le motivazioni della sentenza. La verità è che Stefano è morto per le percosse subite" sottolinea Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi.
 
Subito dopo la sentenza visibilmente commosso un carabiniere ha fatto il baciamano a Ilaria Cucchi. "L'ho fatto perchè finalmente dopo tutti questi anni è stata fatta giustizia", dice il militare mentre accompagna i genitori di Stefano Cucchi, anche loro commossi, fuori dall'aula di Rebibbia dove si è celebrato il processo.
 Fu omicidio preterintenzionale: condannati a 12 anni i due carabinieri accusati del pestaggio. Ilaria: "Stefano ora può riposare in pace"
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Medici del Pertini: 4 prescrizioni e un'assoluzione

Un'assoluzione e quattro prescrizioni che riconoscono le colpe dei medici ma che di fatto li salvano.Hanno deciso così i giudici della Corte d'Assise di Appello di Roma i per  camici bianchi dell'ospedale Sandro Pertini coinvolti nella vicenda di Stefano, morto una settimana dopo nel Reparto detenuti dell'Ospedale Sandro Pertini di Roma. Assolta il medico Stefania Corbi

Accuse prescritte dunque per il primario del Reparto di medicina protetta dell'ospedale dove fu ricoverato il geometra romano, Aldo Fierro, e altri tre medici Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo. Per la Corbi la formula di assoluzione è "per non commesso il fatto". Per tutti il reato contestato è di omicidio colposo. Il processo ai medici del 'Pertinì ha avuto un iter tortuoso. Tutti furono portati a processo inizialmente per l'accusa di abbandono d'incapace (nello stesso processo erano imputati anche tre infermieri e tre agenti della Polizia penitenziaria, assolti in via definitiva).

"Una sentenza che lascia l'amaro in bocca. Non è comprensibile dal punto di vista logico perché l'assoluzione della dottoressa Corbi avrebbe dovuto comportare come conseguenza anche l'assoluzione del primario. Aspettiamo di leggere le motivazioni e quasi sicuramente faremo ricorso in Cassazione" commenta a caldo  l'avvocato Gaetano Scalise, difensore di Aldo Fierro.

Condannati nel giugno 2013 per il reato di omicidio colposo, gli stessi medici furono successivamente assolti in appello. E da lì iniziò una nuova vita processuale fatta di un primo intervento della Cassazione che rimandò indietro il processo. I nuovi giudici d'Appello confermarono l'assoluzione che fu impugnata dalla Procura generale. La Cassazione rinviò nuovamente disponendo una nuova attività dibattimentale conclusasi oggi.

Generale Nistri: "Dolore ancora più intenso per responsabilità di alcuni carabinieri"

 "Abbiamo manifestato in più occasioni il nostro dolore e la nostra vicinanza alla famiglia per la vicenda culminata con la morte di Stefano Cucchi. Un dolore che oggi è ancora più intenso dopo la sentenza di primo grado della corte d'Assise di Roma che definisce le responsabilità di alcuni carabinieri venuti meno al loro dovere, con ciò disattendendo i valori fondanti dell'istituzione". Così il comandante generale dell'Arma dei carabinieri generale Giovanni Nistri dopo la sentenza.

La stanza del figlio. La mamma di Cucchi: “Ogni giorno da dieci anni entro e parlo con Stefano. Finché avremo giustizia”

Scritto da CARLO BONINI-MARIO ARPAIA   
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