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Talebani brave persone
Mercoledì 25 Agosto 2021 15:38

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Sento continuamente citare le femministe quando, in questi giorni, si parla dell’Afghanistan. Soprattutto perché le femministe non sostengono che quella in Kabul fosse una guerra giusta per salvare le donne afghane segregate e torturate dai talebani.

Bene. Io sono femminista dall’età di undici anni (moltissimo tempo fa) quando, di mia iniziativa, ho cominciato a non accettare alcuni ruoli casalinghi stabiliti dal maschio per le femmine.
Oltre a ciò, io sono italiana e, oggi, faccio molta fatica a mantenere i miei valori di parità  con il maschio in un paese dove (forse non ci si fa caso) sono sempre più comuni lo stupro (ma erano ragazze ubriache, -si dice per giustificare il delitto- poco vestite e quant’altro!) e il femminicidio (uno ogni tre giorni, alle volte anche due in un giorno solo).
Quando le mie figlie erano piccole, ho fatto fatica a far loro capire  quanto conti  studiare per avere una professione e  accedere all’indipendenza economica, cioè alla libertà. Mio marito ha insistito su questo punto fin dai tempi dell’asilo nido delle bambine.

Perché ho fatto fatica? Magari perché la tendenza comune è di non studiare, di preoccuparsi solo del divertimento (che poi sarebbe ubriacarsi) e altre amenità. Non è facile scegliere il sacrificio, Pinocchio insegna.
Sinceramente, non so cosa potrei fare per le donne afghane, come non ho idea di cosa fare, ad esempio, per le donne dell’Arabia Saudita (che solo recentemente, bontà saudita -rinascimento!- hanno potuto guidare l’auto e uscire di casa da sole). O per le donne turche (Erdogan si è ritirato dalla Convenzione di Istanbul, strumento per proteggere le donne dalla violenza) o per tutti gli Egiziani/e prigionieri di un’implacabile dittatura.
La segregazione delle donne è colpa dell’Islam?

Io non lo credo.
Nel Seicento d. C, quando è nato l’Islam, le donne non esistevano neppure come esseri umani. L’uomo aveva diritto di vita e di morte su di loro. Se volete, leggete la storia dei Romani, tanto per fare un esempio che ci tocca da vicino.

 L’Islam è stato precursore dei diritti della donna in tempi in cui le bambine venivano addirittura uccise con facilità e la femmina era, comunque, solo una merce.

Il Corano, infatti, accorda alla donna lo stesso status e gli stessi diritti dell’uomo. Ella ha il diritto di acquisire conoscenza, di possedere delle proprietà, di migliorare economicamente. É celebrata come madre perché “Il Paradiso sta sotto i piedi delle madri” ma è anche sollevata dall’essere l’unica responsabile della cacciata dal Paradiso terrestre come tentatrice e seduttrice. Infatti, secondo il Corano, Adamo ed Eva hanno sbagliato entrambi, in parità.

Questo significa che l’orientamento islamico era, come diremmo oggi, progressista, anzi, anticipatore di molti secoli per quanto riguarda la liberazione della donna. Chi avesse compreso le finalità islamiche avrebbe dovuto continuare sulla strada della dignità e della consapevolezza nell’esistenza della donna. Se il Profeta aveva tracciato una via, nell’avanzare del tempo, nel cambiamento delle condizioni di vita, si sarebbe dovuto seguire quello stesso cammino adattandosi ai tempi.

Invece, si è dato spazio per comodo del maschio-padrone a mostruose usanze tribali che nulla hanno a che vedere con la religione, esattamente come non pensiamo affatto che il Cristianesimo sia una fede per pedofili.

Ebbene, ora gli Americani guerrafondai e imperialisti, stanchi di una delle loro tante guerre, non avendo più interessi nella zona, hanno riabilitato i tanto vituperati talebani, trascinandoli fuori dalle galere e dall’esilio dove si trovavano, per consegnare loro l’Afghanistan.

I talebani sono diventati brave persone e cosa potrebbero fare le femministe di fronte al diktat americano?

D’altra parte, cosa hanno potuto fare le femministe per le donne afroamericane e ispaniche, che vivono negli Stati Uniti, i cui diritti non sono affatto rispettati?

Infine, una femminista non può difendere una qualsiasi guerra perché la guerra è morte, stupro, sofferenza, fame, privazione, per bambini, donne, giovani, anziani…
Nella guerra godono solo i trafficanti di armi che, ovviamente, non vanno mai a combattere.

Inoltre, una femminista non può accettare che anche un solo uomo debba morire per difenderne i diritti, perché non si può avere un diritto privando altri del più importante di tutti, che è la vita.
Comunque, se qualcuno, maschio o femmina, crede davvero che la guerra sia fonte di miglioramento nel mondo e soluzione dei problemi, abbia almeno la dignità, invece di stare a casa a sputare sentenze assurde, di alzarsi e andare a combattere personalmente. Così avrà modo di capire di cosa si stia parlando.

 

 

 

Scritto da by Renata Rusca Zargar   
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