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Lido di Venezia. Almodóvar tra madri dolorose e la storia di Spagna
Giovedì 02 Settembre 2021 14:42

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Venezia 78. Almodóvar tra madri dolorose e la storia di Spagna: "Il mio paese ha una questione aperta con i desaparecidos"

GENTIliSSIME/I,

non mancherà di stupirci di emozionarci fino alle lacrime, Pedro Almodovar, con le sue storie di vita vissuta, Penelope Cruz è da tempo nei nostri cuori, ha dichiarato Almodovar: è la donna che attraversa i nostri tempi, difficilissimi da vivere dalle giovani generazioni. Il Franchismo, ovvero il fascismo come lo hanno vissuto i nostri genitori, la camicia nera, il sabato fascista, una specie di gioco macabro che i bambini ignari erano costretti a vivere. Tutti inquadrati, corpo e cervello, con le insegnanti anche loro in divisa, ventenni con la gonna nera e la camicetta bianca con il collettino da educanda. E' un tema che ci tocca da vicino,  noi i conti con il fascismo non l'abbiamo mai fatti a differenza della Germania con Norimberga. Devono essere aperti gli armadi con gli ultimi senta anni. Ci sono le storie delle stragi di Stato, si i mandanti gli apparati statili, gli uomini che dovevano proteggerci, i servizi segreti, magistrati, alti gradi dell' esercito, il tutto raccolto nella P2 di Licio Gelli. Il gran Maestro il cerimoniere di tutte le stragi, ultima la più terribile, quella della stazione di Bologna. IL presidente di tutte le associani delle stragi Paolo Bolognesi,ex parlamentare del Pd, è preoccupatissimo, chiede la massima trasparenza, noi abbiamo proposto il Magistrato per eccellenza, Gherardo Colombo che scoprì a villa Vanda ad Arezzo l'rchivio completo della Loggia Massonica P2, tra i tanti iscritti l'ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Noi abbiamo purtroppo un governo di larghe intese, tutti dentro, le destre hanno votato contro il Green Pass, un diritto sacrosanto per i cittadini ed un dovere per i governanti tutti. La lega si è sottratta, ha votato contro il governo che ne fa parte, Il Presidente della Repubbllica ha il dovere di intervenire urgentemente, chiarire la questione. La Puglia la mia Regione, con il Presidente Michele Emiliano, sta sdoganando i fascisti, quelli del saluto romano, ha dichiarato che Matteo Salvini non è un problema per la democrazia, per noi invece lo è, lo domostrano i suoi atti nel governo. La democrazia è un bene troppo grande per lasciarlo nelle mani sbagliate. I fantasmi che attraversano la mente e il cuore di Amodovar, sono gli stessi nostri, Franco il generalissimo e S.E. il Cav. Benito Mussolini. Pensate a distanza di tantissimi anni, questi due volti fanno ancora tanta paura. Disse Mussolini: il fascismo non l'ho inventato io, l'ho tirato fuori dall'animo degli italiani, ricordate il fedelissimo di Franco, Carrero Blanco, l 20 dicembre del 1973, a Madrid, una detonazione di eccezionale potenza scagliava nel cielo della capitale l’auto sulla quale viaggiava l’ammiraglio Luis Carrero Blanco detto «l’Orco», presidente del Governo fascista spagnolo e delfino del dittatore Francisco Franco. Anche gli spagnoli non li hanno fatti i conti.

L’attentato, rivendicato da ETA, segna un passaggio fondamentale nella storia della principale organizzazione militare della sinistra indipendentista basca e, in Spagna, contribuì a disarticolare il destino della dittatura franchista, facilitando il faticoso percorso di transizione verso l’agognata (ma mai sostanziale) democrazia.

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Testo memorabile, a lungo oggetto di censura e persecuzione, Operazione Ogro racconta la complessa organizzazione dell’attentato a Carrero Blanco dal punto di vista dei suoi protagonisti: militanti di ETA, vale a dire semplici esponenti della classe operaia basca decisi a dimostrare come neppure il più potente degli uomini possa dirsi invulnerabile né, il più autoritario dei regimi, designato dalla storia a durare per sempre. Un’opera fondamentale per ripercorrere le tappe che consentirono il conseguimento di un simile obbiettivo, ma anche per ristabilire, con passione civile e letteraria, verità storiche a lungo mistificate.

Gillo Pontecorvo trasse da questo libro il soggetto del suo ultimo film: Ogro, con Gian Maria Volonté, uscito nelle sale italiane nel 1979.

A cura di Marco Laurenzano.

 
(reuters)
Il regista premio Oscar apre la Mostra del cinema di Venezia con il suo nuovo film con Penélope Cruz: "Lui è la ragione per cui sono attrice. Non c'è nessuno come lui che dedica la sua vita al cinema"

"La memoria storica è una questione aperta in Spagna, il paese ha un dovere morale con le famiglie dei desaparecidos, quelli che sono stati interrati nelle fosse. Non possiamo chiudere la nostra storia recente senza affrontare questo tema". Pedro Almodóvar porta in apertura alla Mostra del Cinema di Venezia, prima volta nella storia per un film spagnolo, una storia di maternità dolorosa, di identità complesse, di legami familiari, nella Spagna contemporanea che fa ancora i conti con l'eredità franchista e con le fosse comuni della guerra civile. "Io sono sempre stato molto sensibile a questo tema. Con la legge sulla memoria storica di Zapatero del 2007 abbiamo ottenuto qualcosa di molto incompleto, perché non c'erano investimenti e le poche esumazioni sono state fatte per iniziativa privata"

Madres paralelas, nelle sale dal 28 ottobre, racconta di due donne completamente diverse, Ana (Milena Smit), un'adolescente rimasta incinta dopo un abuso, e Janis (Penélope Cruz), fotografa quarantenne, che vivono insieme i giorni preziosi e difficili del parto delle loro bambine, quella maternità 'solo femminile' da cui i padri sono esclusi. Si sapranno dare reciprocamente forza nei momenti difficili e le loro vite saranno intrecciate per sempre. Di più non va raccontato di questa storia costellata di colpi di scena mélo.

 

Venezia 78, Penélope Cruz e Pedro Almodóvar aprono la Mostra con 'Madres paralelas'

Sullo sfondo la questione della storia non riconciliata della Spagna con la Guerra civile. "Ora è la generazione dei nipoti che chiede riesumare quei corpi; come una generazione nata in democrazia potesse trovarsi in questa situazione, è inconcepibile. I relatori dell'Onu sono rimasti stupiti del fatto che ci fosse bisogno di una generazione nata dopo la dittatura per chiedere tutto questo, ma quelle precedenti sono vissute in una grandissima paura che è diventata praticamente patologica. A casa mia non si è mai parlato di guerra, il trauma era diffuso in tutta la società: non averlo fatto rende la legge sull'amnistia imperfetta. Non ci ha consentito di andare avanti, il processo democratico è stato sospeso".

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  Milena Smit, Pedro Almodovar e Penelope Cruz (agf)

Nella lunga filmografia del regista ci sono una sequela di figure materne, dal capolavoro Tutto su mia madre al suo ultimo film biografico Dolor y gloria, dove aveva affidato alla sua musa Pénelope proprio il ruolo di sua madre. "Mi interessano le madri imperfette di oggi che attraversano momenti difficili, perché quelle di prima erano il contrario, ovvero ispirate dal modello delle proprie madri. Io da bambino ero circondato da donne e tutte erano onnipotenti, hanno inciso molto sulla mia educazione. A Penélope ho affidato un personaggio nuovo, più difficile rispetto a quelli che aveva affrontato in passato; la mia esperienza con le madri è stata alla base di questa storia, ne ho incontrate che non avevano istinto materno".

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https://www.repubblica.it/dossier/spettacoli/venezia-2021/2021/09/01/news/venezia_78_pedro_almodo_var_tra_madri_dolorose_e_la_storia_di

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Dopo sette film insieme, il rapporto tra regista e musa si fa sempre più stretto. Racconta Cruz: "Pedro è la ragione per cui ho iniziato a fare l'attrice. A 16 anni sono uscita dal cinema dopo aver visto Legami dicendo 'farò casting e voglio diventare attrice con la speranza di lavorare con lui', due anni dopo mi ha chiamata dicendomi 'scriverò un personaggio per te' nel mio prossimo film. È un piacere lavorare con lui, comunichiamo bene, è una passeggiata anche quando è dura. Pedro è la mia rete di sicurezza, so che qualsiasi cosa succeda lui c'è, sul set non lo vedrete mai con un cellulare in mano o a pensare ad altro, è sempre presente, pronto a dare la vita per il film". "Penélope non mi bombarda mai ma io so che lei aspetta e spera di essere la prima destinataria di un ruolo, che ci sia un personaggio con la sua età e le sue caratteristiche - dice il regista - e quando io scrivo un personaggio che è adatto a lei è sicuramente la prima a cui lo propongo. La ammiro molto come attrice, ma soprattutto noi ci capiamo, parliamo la stessa lingua. Sono un regista che chiede molto, so che lei fa tutto quello che può. Ha una fiducia cieca in me che ti dà coraggio e forza, è una grande lavoratrice".

Scritto da Chiara Ugolini-Quotidiano La Repubblica-Mario Arpaia   
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