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I poeti laureati, ovvero l'uomo che se ne va sicuro
Venerdì 17 Settembre 2021 15:54

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I "poeti laureati", che a me richiamano l'arrogante ingenuità dei filosofi laureati, che "si muovono soltanto fra le piante dai nomi poco usati", come gli accademici di oggi in costante frenetica ricerca del desueto, dell'originale, della novità archivistica che solo loro sanno, come se, alla disperata ricerca di un applauso da pubblico riconoscimento, questo indicasse un qualche valore di profondità.
"I silenzi in cui si vede in ogni ombra umana che si allontana qualche disturbata Divinità", da Eraclito a Nietzsche, da Heidegger a Wittgenstein, da Bukowski a Cage, l'impossibilità di esprimere ciò che ci fa Essere, che se lo potessimo lo saremmo.
 
Eugenio Montale, I limoni
 
Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
 
Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall'azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest'odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.
 
Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d'intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.
 
Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
il tedio dell'inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l'anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità.
 
***
 
"L'uomo che se ne va sicuro", padroneggiando con successo il mondo del giorno, non si cura della sua ombra, e quindi del suo silenzio, e quindi della sua origine, e quindi non sa chi egli sia.
 
Eugenio Montale, Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
 
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
Perduto in mezzo a un polveroso prato.
 
Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
 
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
 
Scritto da Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it   
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