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DOVE BATTE IL CUORE NERO
Sabato 02 Ottobre 2021 16:34

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SEGUENDO I FILI DELL’ESTREMA DESTRA MILANESE SI TROVANO NOTI ESPONENTI DI ALLEANZA NAZIONALE E DELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA TRAPIANTATA AL NORD

A QUARTO OGGIARO APPARE UNA FOTO IMBARAZZANTE

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GENTILISSIME/I

Il racconto. Da Jonghi Lavarini a Todisco e Crisafulli: come la Brigata puntava al palazzo.Tra saluti romani e spritz elettorali: “Dite di mettere la croce qui, e basta”.

MILANO - Da Cuore Nero - una specie di centro sociale di estrema destra chiuso nel 2010 - ai locali alla moda di Brera. Dalle foto con i rampolli delle famiglie calabresi che gestiscono lo spaccio di droga a Quarto Oggiaro all'inseguimento di un seggio in parlamento. Passando dai patti con i capi ultrà di Inter e Milan e dai saluti romani del Comitato Sergio Ramelli: i camerati che, ogni 29 aprile, ricordano con il "presente" e le braccia tese lo studente del Fronte della Gioventù ucciso nel 1975 da un gruppo di Avanguardia operaia. Possibile che siamo quatto gatti a vedere da anni e a percepire l'Italia, fascista nell'anima. Il racconto del giornalista Saverio Ferrari sconvolge per la perseveranza della destra di arruolare il cascame peggiore dell'estremismo. Può un paese attraversato da eversori di ogni risma sociale rinnovarsi. Presidente del Consiglio Mario Draghi, lei ha negli occhi Bruxelles e non vede il marciume dilagante dove vive oggi. L'indifferenza dei Rettori delle università, i docenti, gli uomini e le donne che dovrebbero formare la classe diregente, assenti, muti, dalle università nemmeno un gemito; nessuna elaborazione del lutto  che, stiamo vivendo, che la pandemia ha aggravato notevolmente. Una grande azienda centenaria, La Riello che produce caldaie e bruciatori per il riscaldamento domestico e industrile, parla di delocalizzare in Polonia. Non c'è nessuna ripresa economica con l'aria politica che tira, con una destra aggressiva che deleggittima quotidianamente quel poco che si riesce a creare. Quale imprenditore straniero verrebbe in Italia ad investire i propri soldi? I curricullum dei politici sono ridicoli, nessuna esperienza economica, solo chiacchiere da bar. Quanti magistrati hanno dato la vita per cercare di limitare i danni,  dalla rinascita del fascismo. Viene in mente il magistrato Emilio Alessandrini: oltre a Piazza Fontana, Alessandrini era stato molto impegnato nella lotta al terrorismo, soprattutto quello legato agli ambienti della destra estrema e della sinistra militante. Nell'ambito di queste indagini, arrivò a scoprire alcune attività di depistaggio del Servizio Informazioni Difesa, un ramo deviato dei servizi segreti. Alessandrini, al momento dell'omicidio, stava lavorando per creare un pool antiterrorismo che raccogliesse magistrati da diverse procure, per coordinare meglio il lavoro. Presidente lei ha promesso di desecretare l'archivio contente i dati di tutta la nostra torbida storia, dalla nascita della Repubblica ai gioni nostri. Le polpette avvelenate iniziano ad essere servite ai cittadini ignari, dobbiamo prepararci per la seconda volta a pagare il conto? C'è aria, desiderio della notte tra il 9 e il 10 novembre del 1938 i nazisti distruggono le vetrate dei quartieri ebraici di numerose città tedesche. È la “notte dei cristalli”, un evento che segna l’inizio della fase più violenta della persecuzione antisemita. In ventiquattro ore, migliaia di sinagoghe, negozi, uffici e abitazioni di ebrei vengono rasi al suolo e saccheggiati.

Fdi e l'inchiesta sulla lobby nera a Milano, Sofia Ventura: "Da Meloni non arriverà mai la condanna del fascismo"


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La politologa: "La contraddizione di Fratelli d'Italia è che non vuole tagliare il legame con la sua cultura di origine, che resta quella del Msi"

ROMA - Sofia Ventura, cosa la colpisce di più nell'inchiesta di Fanpage su Fratelli d'Italia?
"La permeabilità. Il rapporto che permane con una certa cultura post-fascista, un legame che anche Carlo Fidanza, il capo delegazione all'Europarlamento, non può fare a meno di coltivare".

Quindi non è solo una fascisteria di pochi?
"Non direi proprio.

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Al cospetto di qualche parente infastidito dai simboli pagani e dai saluti fascisti, a Milano, il 30 maggio scorso, di pomeriggio, presso la camera mortuaria dell’obitorio di via Ponzio, in zona Città Studi, una piccola folla di un centinaio di camerati si è ritrovata per rendere l’estremo saluto a Walter Maggi, quarantaduenne figura di rilievo del variegato panorama del neofascismo milanese, già dirigente del Fronte sociale nazionale, poi del Movimento dei socialisti nazionali. La notizia della tragica scomparsa era subito corsa di bocca in bocca. Anche su alcuni siti d’area la “prematura e assurda morte terrena” di Walter Maggi era stata annunciata, accompagnando il comunicato con una “leben rune”, il simbolo della vita utilizzato un tempo dai nazisti. Silenzio assoluto invece sul motivo, non proprio da “guerrieri”, dell’improvviso decesso: un’overdose di cocaina, si sussurra nel giro. A rendere omaggio al feretro, prima della traslazione della salma al cimitero di Lambrate, dove sarebbe stata cremata, anche Adriano Tilgher, il segretario del Fronte sociale nazionale, giunto appositamente da Roma, e persino Stefano Delle Chiaie, il “grande vecchio” del neofascismo italiano, attorniato da alcuni amici calabresi. Il Fronte sociale nazionale, una specie di reincarnazione di Avanguardia nazionale (insieme a Ordine nuovo la maggiore organizzazione dell’estremismo di destra fra gli anni Sessanta e Settanta, sciolta nel 1976 per ricostituzione del partito fascista), al di là dalle apparenze, è tuttora diretto da Stefano Delle Chiaie, detto “caccola” per la sua bassa statura, inquisito e assolto per la strage di piazza Fontana e alla stazione di Bologna, ma soprattutto al servizio, in ben 17 anni di latitanza, del franchismo spagnolo, del generale Augusto Pinochet in Cile e di altre svariate dittature sudamericane.

 

Spalla a spalla con Tilgher e Stefano Delle Chiaie: Marco De Rosa e l’italo-argentino Attilio Carelli, storici esponenti della Fiamma tricolore; l’onorevole Paola Frassinetti, deputata di Alleanza nazionale; Marco Clemente e sua moglie, Roberta Capotosti, entrambi dirigenti di An; Fabrizio Fratus, non più tardi di un anno fa ancora segretario dell’onorevole Daniela Santanchè; Roberto Jonghi Lavarini, chiamato il “Barone nero”, già presidente per Alleanza nazionale al Consiglio di zona 3; il nobile Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse, segretario della federazione missina fra la fine degli anni Settanta e l’inizio negli anni Ottanta, più volte deputato, e Marco Valle, storico dirigente del Fronte della gioventù, poi nella Fiamma tricolore e nel Movimento sociale europeo, oggi nella commissione di garanzia cittadina di Alleanza nazionale. Stefano Di Martino, vice presidente del Consiglio comunale milanese e dirigente nazionale di An, non potendo intervenire, aveva inviato un suo messaggio, ricordando la lunga militanza in comune con lo scomparso. Più che un funerale, quasi un’istantanea dell’estrema destra milanese, in bilico tra una miriade di gruppi, Alleanza nazionale, ma anche frange della malavita organizzata.

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TONACHE E SVASTICHE

La tendenza alla frammentazione nella destra radicale è ormai un dato consolidato, in particolare dopo la fallimentare esperienza dell’Msi-Fiamma tricolore di Pino Rauti, come contenitore possibile di tutto il neofascismo, all’inizio del 1995, contestualmente alla nascita di Alleanza nazionale. Lo spazio di una breve stagione presto naufragata in furibondi litigi, espulsioni e scissioni. Anche a Milano. Nel capoluogo lombardo sono due le aree di riferimento: da un lato, Forza nuova con un patto d’alleanza con Azione sociale, il Fronte sociale nazionale e il Movimento idea sociale-lista Rauti, dall’altro, la Fiamma tricolore. Forza nuova, non più di un centinaio di militanti e altrettanti simpatizzanti, può contare in città su una sede in piazza Aspromonte, il cosiddetto “Presidio”, con tanto di negozio di oggettistica annesso e, più di recente, un pub all’interno. Il tentativo da anni è quello di dar vita ad un luogo di aggregazione giovanile. Capo indiscusso Duilio Canu, ex fondatore e leader di Azione skinhead, organizzazione sciolta d’autorità nel 1993 per istigazione all’odio razziale. Con lui anche il vecchio Sergio Gozzoli, a 14 anni nella Rsi, e Don Giulio Tam, prete fascista ordinato a suo tempo dallo scismatico monsignor Lefebvre. Per Don Tam “la tonaca è semplicemente un camicia nera più lunga”. Sua anche la definizione di se stesso come “crociato in lotta contro la decadenza, ’invasione islamica e le trame dei perfidi giudei”.

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Azione sociale, l’ultima creatura di Alessandra Mussolini, è invece guidata da Roberto Giacomelli, “maestro” di arti marziali in una nota palestra, la Bulldog’s Gym, situata in una traversa di viale Monza. Poche decine di elementi. Con loro, comunque, candidato alle ultime elezioni politiche, anche Lino Guaglianone, ex terrorista dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari), ora ricco commercialista e imprenditore, proprietario della palestra Doria in via Mascagni, una figura importante di raccordo fra la destra radicale e gli “istituzionalizzati” aennini. Il Fronte sociale nazionale, venti militanti in tutto, dal canto suo, non si è ancora ripreso dalla pesantissima vicenda dell’assassinio di Alessandro Alvarez, un giovane neofascista cresciuto nell’organizzazione, freddato con tre colpi di pistola a Cologno nel marzo del 2000, sullo sfondo di non mai chiariti traffici con la malavita organizzata. Si parlò a lungo di un borsone, mai ritrovato, pieno di pistole e fucili. Al processo gli avvocati di parte civile sostennero, senza peli sulla lingua, che Alvarez “era venuto a conoscenza di qualcosa che non doveva sapere”. Due mesi dopo, anche un altro suo amico, Francesco Durante, fu eliminato con un colpo alla nuca. Il suo cadavere fu ritrovato incaprettato nel bagagliaio di un’automobile semicarbonizzata, sotto il muro di cinta del Beccaria. Praticamente inesistenti, infine, i fedelissimi dell’ex capo di Ordine nuovo Pino Rauti, appena una decina.

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In forte ascesa, invece, sull’altro versante, la Fiamma tricolore, solo un centinaio di iscritti, ma con forti intrecci ormai consolidati con alcuni gruppi giovanili legati al circuito Hammerskins. Da qualche tempo questa formazione sta tentando di importare anche a Milano l’esperienza romana delle Onc (Occupazioni non conformi) e delle Osa (Occupazioni a scopo abitativo, ovviamente “solo per italiani”), lanciando a livello locale temi come il “mutuo sociale”. L’immaginario utilizzato è di tipo movimentista, fortemente aggressivo e violento. Forti i legami con alcune frange ultras delle curve, sia dell’Inter che del Milan, di cui parleremo. In mezzo, per così dire, gli aderenti al Movimento nazionalpopolare di Tomaso Staiti di Cuddia, un piccolo gruppo con buone risorse economiche situato presso la sede degli ex repubblichini dell’Unione nazionale combattenti in via Rivoli; il Movimento fascismo e libertà, una decina di personaggi folkloristici, ormai ridotto ai minimi termini dopo due micro-scissioni di tre-quattro elementi che hanno dato vita rispettivamente a Nuovo ordine nazionale e Fasci italiani del lavoro, e, per chiudere, il Movimento dei socialisti nazionali, a cui ultimamente era approdato anche Walter Maggi, nell’orbita del quotidiano Rinascita Nazionale e dell’omonimo gruppo (animati da Ugo Gaudenzi, inizialmente utilizzando lo stesso stemma delle Ss italiane), e della rivista Uomo Libero di Piero Sella, conosciuta per le sue tesi razziste e antisemite. Non più di trenta, comunque, i militanti di questo raggruppamento, su posizioni marcatamente antimperialiste e filo-islamiche.

Minacce fisiche contro Saverio Ferrari, giornalista, esponente dell'Osservatorio Democratico Sulle Nuove Destre

Scritto da Saverio Ferrari-Mario Arpaia   
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