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VENI,VIDI,VICI, CESARE AUGUSTO ED ENRICO LETTA
Mercoledì 06 Ottobre 2021 11:02

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https://www.teche.rai.it/2016/06/alberto-sordi-e-gli-sketch-di-mario-pio/

Comunali, Emiliano spiega il modello Puglia: "L'appartenenza politica è solo marketing. Mellone? Diventi antifascista per stare con me"

GENTILISSIME/I,

La politica allargata come le famiglie, figli di primo, secondo e terzo letto, tutti insieme appassionatamente, non esistono più le idologie, il saluto romano? Per rispetto a Cesare. Veni, vidi, vici, quando fu richiamato in italia dalla Gallia. E' successo nei giorni nostri, quando Zingaretti abbandonò, getto la spugna e disse: pensate solo alle poltrone e alla carriera. Enrico Letta, chiamato  dall'esilio in Francia, ricompattò le truppe e vinse. Le ideologie non esistonono più, non siamo ne di destra, ne di centro, ne di sinistra e chi siamo allora? Siamo Mario Pio, vi ricordate lo sketch di Albertone nazionale  nella telefonata...Si, non siamo più niente e tutto, molti per il dolore della perdita dell'identità non sono andati a votare. Siamo alla commedia dell' arte. Immaginate in quali mani siamo, per sopravvivere la poltica deve allargarsi, raccogliere contemporaneamente i voti della chiesa, i voti di baffone e i voti del duce. E' come il tresette a perdere, chi raccoglierà il tricolore dei tre partiti?

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Martone, racconto Scarpetta che divorava la vita

In Qui rido io (ridiamo noi ) genio e patriarca amorale. Servillo, un animale

VENEZIA - Eduardo Scarpetta e la sua famiglia tribu' , allargata, distante dalla morale ben pensante, una figura quasi mitologica del teatro napoletano. E i suoi misteri.

"Ho pensato fosse venuto il momento di affrontarlo", dice Mario Martone che ha avuto un'accoglienza calorosa per Qui rido io, in concorso  a Venezia 78, racconto con un cast di attori eccezionali, guidati da Toni Servillo, della vita e dell'arte del grande drammaturgo che faceva ridere tutta Napoli con Felice Sciosciammocca, era il re del botteghino ed e' stato capostipite di una grande dinastia proseguita anche con i fratelli De Filippo mai riconosciuti legittimamente. "Scarpetta era un genio del teatro e un patriarca amorale - prosegue il regista - spinto da una fame incredibile di riscatto sociale, una rivalsa che lo spinge a scrivere Qui Rido Io sulla sua villa di Posillipo. Un

uomo primordiale che aveva figli con la moglie Rosa, con la sorella di lei, con la nipote della moglie e pur non riconoscendoli li fa studiare tutti, maschi e femmine, e tutti diventano attori della sua compagnia, o geni drammaturghi come Eduardo De Filippo". Martone prosegue con Qui rido io un percorso di lettura/recupero/divulgazione della cultura napoletana attraverso l'arte (c'era stato Il Sindaco del Rione Sanita' e Capri revolution al cinema) che e' cosi' parte della sua storia sin da quando all'inizio degli anni '80 aveva fondato la compagnia Falso Movimento che nell'87 si fuse con Teatro dei Mutamenti e Teatro Studio di Caserta diventando Teatri Uniti insieme a Servillo e Antonio Neiwiller. "Il film vuole raccontare il mistero di Scarpetta, ma anche la forza creativa della Napoli di fine '800, una citta' dove ad esempio nacque il cinema. Nel film c'e' una inquadratura girata a Napoli nel 1985 dai fratelli Lumiere e dove lavorava Elvira Notari che e' stata la prima regista in assoluto in Italia e una delle prime della storia del cinema mondiale. In questo ambiente si muove Scarpetta, che divora Pulcinella e il teatro San Carlino, per diventare attore e drammaturgo osannato della sua citta' . Un uomo che divora la vita come il teatro, con figli sparsi cui sembra dare un seme potentissimo di creativita' se non di genio. Nella sua casa c'era anche il dolore, quasi rassegnato, delle donne e dei figli, come Peppino De Filippo che lo detestava ed Eduardo che non ne ha mai voluto parlare come padre ma solo come artista", prosegue con passione Martone che ha scritto con Ippolita Di Majo, come d'abitudine, documentandosi compulsivamente sul tantissimo materiale a disposizione, inclusi gli atti del processo che videro l'autore di Miseria e Nobilta' sotto accusa di plagio da Gabriele D'Annunzio al quale aveva preso in prestito per parodia La figlia di Iorio e per il quale fu difeso da Benedetto Croce fino alla vittoria finale. "Non e' una biografia classica, l'ho scritto come una commedia, con la musica a fare scenografia sonora e Napoli come sfondo, pensandolo pero' come una sorta di romanzo morale sulla paternita' rinnegata, con le ombre della vita e il dolore", aggiunge. Il film, prodotto da Indigo Film con Rai Cinema in coproduzione con Tornasol, in sala con 01 dal 9 settembre in 280 copie, ha un cast eccezionale. Ci sono Maria Nazionale, Cristiana Dell'Anna, Antonia Truppo, Eduardo Scarpetta (pronipote omonimo), Roberto De Francesco, Lino Musella, Paolo Pierobon con Gianfelice Imparato e con Iaia Forte. E poi c'e' Toni Servillo. "Sono emozionato, ho sperato fino all'ultimo di non esserlo, ma questo film per me e per Mario significa tanto del nostro vissuto, non si poteva non farlo, sono 40 anni che dovevamo. Questo capotribu' divoratore di vita io l'ho immaginato come un animale che bracca le sue prede nel territorio di caccia: le donne, i testi, il teatro, le tourne' e, tutto e' divorato da Eduardo Scarpetta in uno scambio continuo tra vita e palcoscenico.Mischia continuamente le quinte del palcoscenico e le tende del salotto. Un affresco straordinario - prosegue Servillo, mattatore a Venezia (coppa Volpi? Scongiuri a piovere), eccezionale interprete sempre, qui con Martone, in Ariaferma di Leonardo Di Costanzo, in E' stato la mano di Dio di Paolo Sorrentino - che ci dimostra di quanta vita e' fatto il teatro e quanto teatro sta nella vita. Per un attore quale sono l'occasione e' magnifica: raccontare un attore che celebra la vita in un flusso continuo di nascite e debutti, entusiasmi e depressioni, invidie e ovazioni. Scarpetta o dell'irresistibile vitalita' ". Ancora Napoli, sui luoghi del Rione Sanita' per Mario Martone: "Da lunedi' comincio un nuovo film". E' Nostalgia, dal romanzo postumo di Ermanno Rea, con protagonista Pierfrancesco Favino.

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Scritto da Mario Martone-Mario Arpaia   
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