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Sindaco di Torino Stefano Lo Russo
Domenica 14 Novembre 2021 08:54

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Torino, ecco chi è il nuovo sindaco Stefano Lo Russo

 

Gentilissimo Mario Arpaia,

da parte del Sindaco si informa che sarà senz'altro cura di questa amministrazione programmare al più presto le cerimonie che si sono dovute sospendere causa covid.Intestazione di un sito a Esterna Zuccarone pioniera del cinema, di Foggia.
Non appena saranno completate le fasi di insediamento delle diverse cariche consiliari e compatibilmente con la situazione pandemica, si provvederà a riavviare tutte le attività cerimoniali.
I migliori saluti.

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Montaggio dei film a Torino 

Film-documentario in bianco e nero dal titolo “La storia di Esterina”. Il docu-film, realizzato nel 1997 dalla regista torinese Milli Toja, ha permesso di scoprire la storia di una donna del Sud, Foggia, agli inizi del ‘900. E’ l’emigrazione, a portare agli inizi del secolo scorso, da Foggia a Torino, Esterina Zuccarone con la sua numerosa famiglia: genitori, un fratello e sette sorelle. Torino li accoglie nel suo tipico clima freddo, Esterina è intorno ai 12 anni, è tutto un altro mondo, ma l’inserimento non tarda ad arrivare.Esterina, nata nel 1905, a 14 anni è già una brava sarta, ma guarda con invidia il lavoro svolto dalla sorella maggiore. Così trova il modo di proporsi per essere assunta alla “Positiva”, uno stabilimento di sviluppo e stampa cinematografica. Svolge con destrezza e meticolosità il lavoro che le viene affidato: tagliare spezzoni di pellicole, eliminare il superfluo e rimettere insieme con graffette di bachelite per montare i rulli secondo le indicazioni del regista. Sembra niente, ma non lo è; ed è proprio il suo precedente lavoro di sarta, oltre alla capacità che la contraddistingue e la caparbietà innata che le consentono di “fare carriera”. A diciassette anni, Esterina, è già caposquadra di una decina di uomini, operai addetti alla lavorazione delle pellicole. Il suo esempio, porta i datori di lavoro ad individuare proprio fra le sartine la migliore manovalanza. Il saper lavorare di forbici e di cucito ne fa operaie ben predisposte. Il livello di professionalità di Esterina la vede in seguito alle dipendenze della “Itala film”, poi passare al lavoro alla moviola, fino ad essere contesa nel mondo della produzione cinematografica e compiere numerose trasferte alla “F.E.R.T.”, stabilimento specializzato nel montaggio del sonoro.

 

Una ricerca dei bambini della scuola elementare don Bosco di Foggia

 https://www.youtube.com/watch?v=OKUBvIE56Lc

Chi sa chi erano Elvira Giallanella, Frieda Klug, Esterina Zuccarone, o anche, tra le più note, Diana Karenne, Elettra Raggio, Bianca Virginia Camagni, Giulia Rizzotto? Ben pochi addirittura conoscono il nome di Elvira Notari, intraprendente regista napoletana che tra il 1911 e la fine degli anni Venti sceneggiò, produsse e diresse qualcosa come sessanta lungometraggi e un centinaio di corti. E ancora: chi ha mai sospettato che il primo scritto italiano sul cinema, forse il primo mai pubblicato al mondo, sia dovuto a una donna? Correva l’anno 1898 e l’autrice, Anna Vertua Gentile, era una popolare scrittrice di romanzi per signorine. In tutto il mondo, un imponente lavoro di ricerca, condotto dalla fitta rete di studiose e studiosi riuniti sotto la sigla Women’s Film History International, ha negli ultimi anni riportato alla luce numerose tracce della partecipazione delle donne all’industria cinematografica dei primi tempi, mostrando come i pochi nomi femminili accreditati nella storiografia ufficiale siano tutt’altro che casi isolati, ma al contrario solo la punta di un sorprendente, vastissimo iceberg. Tutto concorre a far ritenere che, nel primo periodo della sua esistenza, il cinema abbia costituito per le donne un terreno privilegiato di affermazione professionale, offrendo loro la possibilità di accedere a nuovi strumenti espressivi e a nuove responsabilità direttive1. In questo contesto, l’appellativo di ‘pioniere’ assume di fatto un significato che eccede la sfera specifica del cinema e si allarga a investire la sfera sociale nel suo complesso. Nel dicembre 2007 una retrospettiva e un convegno promossi dall’Associazione Orlando e dal Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna hanno voluto cominciare a far luce su questo fenomeno anche nel contesto italiano. Il tentativo era quello di sfidare l’immagine tradizionale che ha affidato alla figura per tanti aspetti regressiva della Diva il compito di rappresentare per intero il femminile nel cinema muto italiano, confinando ai margini non solo le cineaste che si impegnarono per affermare una propria autonomia di sguardo, ma anche le professioniste attive in ruoli tecnici e manageriali e le tante interpreti – attrici-produttrici, attrici comiche e perfino ‘forzute’ – che riuscirono a sottrarsi al ruolo di mero oggetto di contemplazione, contribuendo a rigenerare il nostro cinema con il dinamismo di figure femminili straordinariamente moderne, ben lontane dall’iconografia stantia della donna-ninnolo o della femme fatale. I risultati di quel primo momento di riflessione confluiscono oggi in questo volume, che vede la luce grazie al contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Provincia di Bologna e dell’Università di Bologna, e con la fondamentale collaborazione della Cineteca di Bologna.

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Nato a Torino 45 anni fa, il neo primo cittadino è professore ordinario di Geologia al Politecnico di Torino e siede in consiglio comunale dal 2006. E' stato assessore all'Urbanistica ed autore della denuncia che è costata una condanna all'ex prima cittadina dei 5 stelle. Ex esponente della Margherita, rappresenta l'ala cattolica del Pd: è riuscito a vincere con gli stessi voti presi cinque anni fa dallo sconfitto Fassino

“Non vorrei essere scortese, ma quando Lo Russo sarà sindaco deciderà lui chi mettere in giunta. Per il momento il sindaco sono io”. Era il febbraio del 2009 e Sergio Chiamparino rispediva così al mittente i consigli non richiesti a un giovane consigliere comunale. Si chiamava Stefano Lo Russo: dopo undici anni è effettivamente diventato sindaco di Torino. Dopo la profezia di Piero Fassino, dunque, si realizza anche quella del suo predecessore: il candidato del Partito democratico ha sconfitto al ballottaggio, col 59,3 per cento dei voti, il rivale Paolo Damilano, imprenditore e candidato civico del centrodestra. La città, dunque, torna al centrosinistra dopo una parentesi di cinque anni col M5s.

 

Lo Russo ha vinto con 169mila voti: gli stessi che cinque anni fa non bastarono a Fassino per confermarsi sindaco, visto che Chiara Appendino riuscì a prenderne 202mila. Oggi, effetto dell’aumentato astensionismo, questi numeri sono più che sufficienti anche perché Damilano ha addirittura perso quasi ottomila voti rispetto al primo turno, passando da 124mila a 116mila preferenze. A Lo Russo è arrivato il sostegno dello storico Angelo D’Orsi, che al primo turno aveva preso il 2,5% con la sinistra, e di alcuni esponenti del M5s seppur senza alcun accordo formale. “Erano tanti anni che il centrosinistra non era così unito”, è stata una delle primissime dichiarazioni di Lo Russo. Nel complesso, solo un quarto dei cittadini ha votato per lui: “Il primo pensiero va ai tanti torinesi che non credono più alla politica; a loro voglio dire che farò di tutto per farli ricredere”, è il suo messaggio ai cittadini.

Nato a Torino 45 anni fa, il neo primo cittadino è professore ordinario di Geologia al Politecnico di Torino, ateneo per il quale è inoltre referente dei rapporti con la Federazione russa. “Stefano è un secchione, sì, ma generoso, di quelli che passano il compito”, lo ha descritto Chiamparino. Appellativo, quello di secchione, che Fassino rivolse a sua volta ad Appendino: “Non sono una secchiona cattiva, ho sempre passato i compiti a chi era in difficoltà”, rispondeva lei. È uno dei pochi elementi che accomuna l’ex sindaca con l’attuale primo cittadino, che ha alle spalle una lunga esperienza in consiglio comunale. E l’ha anche fatto notare nei confronti elettorali con Damilano, talvolta correggendo alcune gaffe dell’avversario, come quando l’imprenditore disse di voler quotare in borsa la multiutility Iren, in realtà già quotata da anni. Lo Russo, d’altronde, può essere ormai ritenuto un veterano della Sala Rossa, l’aula del consiglio comunale torinese: è entrato per la prima volta nell’assemblea cittadina all’età di 30 anni con le amministrative del 2006, quelle della rielezione di Chiamparino. Iscritto al gruppo dell’Ulivo, era uno dei rappresentanti della Margherita, l’ala cattolica, spesso in contrasto con l’ala sinistra. Non è un caso che il suo primo pensiero dopo la vittoria sia andato a un prete molto noto in città, don Aldo Rabino, salesiano e cappellano del Torino Calcio scomparso nel 2015.

Nel 2011, anno dell’elezione di Fassino, Lo Russo viene confermato in consiglio comunale, che – dopo un’esperienza da coordinatore della segreteria regionale del Pd – assume il ruolo di capogruppo dem. Sono anche gli anni in cui il centrosinistra torinese è diviso al suo interno sulla questione Tav: Lo Russo si è sempre fatto segnalare come un sostenitore della Torino-Lione. Nel luglio 2013 arriva una promozione: Fassino lo vuole nella giunta e gli affida l’assessorato all’Urbanistica. Alle elezioni del 2016 risulta il più votato tra i candidati consiglieri con 2.541 voti. Torna a essere capogruppo del Pd, questa volta, però, ai banchi della minoranza. Da lì contesta con durezza Appendino, il suo staff (Paolo Giordana e Luca Pasquaretta) e i suoi assessori, tra cui figura un altro professore del Politecnico, Guido Montanari, titolare delle deleghe all’urbanistica.

L’opposizione di Lo Russo è senza esclusione di colpi: nel 2017 presenta un esposto alla procura relativo ai bilanci cittadini, in una vicenda che riguarda un progetto immobiliare che, come ex assessore all’urbanistica, conosceva direttamente. Da lì è arrivata la condanna all’ex sindaca a sei mesi in primo grado per falso in atto pubblico, la conseguente autosospensione dai 5 stelle e la mancata ricandidatura. Ecco perché tra Lo Russo e Appendino non è mai corso buon sangue: molti sostenitori del M5s, infatti, hanno fatto sapere sui social che al ballottaggio il loro voto non sarebbe mai andato al candidato Pd. Durante la campagna elettoralele due parti non sono mai giunte a un accordo nonostante le spinte di una parte del Pd a livello nazionale. Anzi alcuni sostenitori di Lo Russo, come i Moderati, spingevano per l’obiettivo opposto: nessun accordo coi grillini. E dall’altra parte né Appendino e neanche Giuseppe Conte hanno mai voluto dare indicazioni di voto per il ballottaggio.

Scritto da Andrea Giambartolomei-Mario Arpaia   
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