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AL CONSIGLIO COMUNALE DI BOLOGNA
Giovedì 09 Dicembre 2021 10:00

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Ho fatto un sogno, è durato tutta la notte, ho vagato per la stazione di Bologna, era il 2 agosto 1980. Una forte esplosione, morti dappertutto, sotto, sopra i vagoni persone straziate, donne, bambini, uomini giovani ed anziani. Divise di ferrovieri, il bar e l’edicola dei giornali dove avevo appena acquistato un biglietto della lotteria, scomparsi in una montagna dei detriti e serrande accartocciate. Lamenti e grida di dolore. Mi misi a cercare i miei amici, Silvana Serravalli, Giuseppe Patruno, Patrizia Messineo, Enrica Frigerio, Vito Diomede Fresa, Francesco Cesare Diomede Fresa, Sonia Burri. Erano partiti per le vacanze, Silvana era incinta, al quinto mese. Vagai come un fantasma attraverso i cumuli di macerie, il piazzale era cosparso di portafogli, documenti di identità, soldi ed effetti personali. Un leggero vento li sollevava da terra, facendoli volare nell’aria acre di polvere da sparo. La sala d’attesa dove era seduta la famiglia Diomede Fresa, scomparsa nel nulla. Lui era un medico ricercatore al policlinico di Bari, la moglie una professoressa. Il rumore delle sirene era assordante, i mezzi pubblici trasformati per metà mezzi funebri e per l’atra ambulanze improvvisate. Ad un tratto ho aperto gli occhi ansimante, ho detto è un sogno per fortuna…è passato del tempo e mi sono riaddormentato, ho continuato però a sognare ma davanti il televisore. Le edizioni straordinarie si susseguivano una dietro l’altra, è scoppiata una caldaia, ma no io ho fatto il militare, sentivo che era dinamite, esplosivo militare. Mi metto a correre verso gli ospedali, il Sant’Orsola, lo cerco, non sono del posto corro lungo via Indipendenza, una strada interminabile, mi scontro con persone che corrono nel senso inverso. Un signore anziano si è perso, ha perso la memoria, ricorda benissimo che era con le figlie. Quell’uomo era il padre di Lia Serravalli la sorella di Silvana e Sonia, la zia di Patrizia. Tornato a Bari, si suicida buttandosi dal 5° piano. Sogno

la pioggia battente, no sono lacrime di dolore, disperazione, panico. Tutto intorno è desolazione, l’orologio è fermo alle 10”20”. Le auto gialle dei tassì sono accatastate l’una sull’altra, formano una torre che ricorda quella degli Asinelli. Ci sono fotografi e cine-operatori, che cercano immagini per i giornali e le televisioni. Lo spettacolo non ha uguali, è un corpo unico sventrato, fatto a pezzi. Noi c’eravamo, abbiamo visto e toccato con mano… Mi risveglio tutto sudato, mi siedo sul letto e penso, la mente torna indietro a Piazza Fontana, a Piazza Loggia a Brescia, ai quei corpi disintegrati dalla bomba messa nel cestino dei rifiuti. Alle parole ripetute ossessivamente, state ai bordi della piazza, vicini al servizio d’odine. Ero giovane, avevo 29 anni, ricordo il funerale, erano morti in una manifestazione antifascista, gridavamo a più non posso: fascisti carogne tornate nelle fogne. I morti di Brescia sono stati equiparati ai morti Partigiani a quelle immagini che sono sulla facciata del comune di Bologna. Città martire!

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E’ possibile che una città che ha tanto patito, deve essere costretta dall’ ignavia, dall’ indifferenza, impedire la volontà espressa dal popolo sovrano, attraverso un atto pubblico, firmato e controfirmato, il gemellaggio istituzionale, tra le città di Bari e di Bologna. Costringere una persona di 77 anni a battersi per un diritto sacrosanto e inviolabile? Ditelo, altrimenti è vigliaccheria, è odio verso chi vuole ricordare solennemente circa 100 morti e trecento feriti. Possibile fotografo Bugani, professoressa Monticelli, Matteo Lepore, Mattia Santori, Dario Braga, non chiedete alla Presidente del Consiglio comunale Mariacristina Manca, di mettere all’ ordine del giorno la delibera del gemellaggio?

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Scritto da Mario Arpaia   
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