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Ustica
Lunedì 26 Luglio 2010 10:42

usticaDa oggi, dopo 27 anni da quella tragica sera del 27 giugno 1980, la strage del Dc 9 Itavia in volo da Bologna a Palermo con 81 persone a bordo (77 passeggeri e 4 membri d’equipaggio), esploso nel cielo di Ustica per cause non ancora chiarite, vivrà per sempre nel "Museo della Memoria" che ospita il relitto recuperato dell’aereo e che sarà inaugurato stasera a Bologna.
Il Museo aprirà stasera le porte, in un ex deposito di autobus dell’azienda di trasporto pubblico. Ricordo che i resti del Dc 9, furono trasportati un anno fa da Roma (dalla base di Pratica di Mare) a Bologna grazie all’aiuto dei vigili del fuoco.
Sui maggiori quotidiani online, oggi non c’è alcuna notizia che ricordi quest’avvenimento. Qualcuno potrà dire che ormai sono passati tanti anni, tanti quanti ne ho io, ma io sottolineo che questa storia non ha ancora una verità, un colpevole, solo tanti perchè nonostante decenni di inchieste e di polemiche.
L’unico ricordo che ho potuto seguire è stato quello della redazione de "La Storia siamo Noi", un programma che va in onda al mattino su Rai 3. La puntata di oggi era dedicata proprio alla strage di Ustica, potete trovare immagini, interviste e video qui .

Alcuni Commenti:

1. Alberto
27 Giugno 2007 - 16:23
Io la ricordo, come ricordo l’attentato alla Stazione di Bologna, la bomba sul treno nella Bologna-Firenze. Provo orrore, dolore e rabbia ogni volta che scorgo lo squarcio nella parete della sala d’aspetto della stazione, ogni volta che vado in treno a Firenze, ogni volta che la “memoria” si rifa’ viva. Ma non dobbiamo, non possiamo dimenticare.

2. Vito Antonio Bonardi
27 Giugno 2007 - 16:53
Dico la verità, fino a stamane io non conoscevo tutti i fatti di quest’intricata faccenda. Conoscevo la strage di Ustica per quelle poche notizie che ogni tanto danno ai Tg. Stamane seguendo il documentario, sono rimasto allibito e mi son fatto un’idea personale: ci sono in ballo troppi interessi e poteri forti, anche a livello politico e soprattutto militare, perchè la verità venga a galla.

3. Alessandro
29 Giugno 2007 - 08:39
EPITAFFIO PER UNA STRAGE
Ustica, 27 giugno 1980
di Alessandro Farris

Questo articolo non è come gli altri, sono diversi l’idea e l’impostazione. Vuole essere la visione, tramite le mie parole, imperfette come possono essere quelle umane, di una vicenda che mi ha colpito molto non appena ne sono venuto a conoscenza.
Ho 26 anni e sono nato 7 giorni dopo il disastro di Ustica.
Ho scoperto, dopo quasi 26 anni, che a bordo dell’aereo vi erano bambini che ora sarebbero miei coetanei e questo mi ha indignato come non mai.
Riporterò l’elenco delle vittime di questa strage in modo che rimanga nella memoria la scomparsa di queste persone. Affinché, come a Bologna una lapide ricorda chi morì il 2 agosto del medesimo anno, vi sia un modo per ricordare chi, in una sera di estate, voleva andare a Palermo, ma non arrivò mai.

Tra le vittime, vediamo la vita di tutti i giorni. Una vita normale, dopo tutto. Di chi va in aereo per i suoi motivi e lo usa per andare più rapidamente. Nessuno credeva in un periodo come quello che viviamo attualmente, fatto di una compagnia di bandiera che trema per il bilancio tremendamente in perdita oppure con addetti ai bagagli che alleggeriscono i medesimi.
Come scrivere di questa vicenda senza ricorrere in frasi già sentite od espressioni troppo ricorrenti? Non è facile e chiedo fin da ora il perdono di chi leggerà. Non sono un giornalista, né uno scrittore. In questo periodo ho avuto modo di vedere un film sulla vicenda: “Il muro di gomma”. In seguito ho assistito alla rappresentazione di Marco Paolini “I-TIGI CANTO PER USTICA” e, per concludere, il 27 giugno scorso ho seguito il programma di Giovanni Minoli “La storia siamo noi”.
La visione, in particolare di “I-TIGI CANTO PER USTICA”, mi ha colpito molto. La bravura di Paolini l’avevo apprezzata quando avevo visto la rappresentazione sul disastro del Vajont. Però stavolta mi sono sentito più coinvolto. E’ troppo vicina a me come fatto storico. E’ troppo quanto è accaduto e che nessuno, ancora adesso, non abbia pagato per quanto è stato.
Semplicemente, è troppo.
Non voglio mettere immagini dell’aereo, perché sono qualcosa che non potrebbe spiegare a sufficienza cosa sia successo quella sera. Ma non solo quella sera.
Gravi fatti ci sono stati anche negli anni successivi, tuttavia era comodo celarli come notizie non rilevanti e si è tirato sopra un sipario di silenzio.
Comodo non parlare di verità in questo Paese chiamato Italia.
Un paese che usa gli eroi nello spazio di un mattino per celebrarsi, ma che tende a dimenticare chi rimane.
Nel caso di questa vicenda, i parenti delle vittime.
Non tutte hanno avuto un corpo da piangere.
Spesso hanno dovuto accontentarsi di un bagaglio, un oggetto, quanto il mare aveva reso loro. Anzi, mi correggo, quanto dal mare è stato recuperato e dichiarato in seguito. Infatti i soccorsi non arrivarono la sera stessa dell’evento (mi rammarico dell’utilizzo di questo termine, ma non voglio ripetermi nel dire “strage”, o “tragedia” o altro…), bensì la mattina successiva.
Nessuno ha detto di esservi stato quella notte, ma è altrettanto vero che se vi fosse stato qualcuno, quel qualcuno si è guardato bene dal dichiarare ciò che fece.
81 vicende umane, 81 vite spezzate.
Troppi sussurri di presunta verità. Troppi urli per nascondere la verità.
Troppi silenzi imposti.
Parole non dette, parole non scritte.
Sono qui, con queste parole scritte non come protesta, ma come esposizione di un qualcosa di interiore. Un qualcosa di interiore che voleva essere espresso e non tenuto nascosto.
Questo è un mio articolo sulla vicenda.
Ma ora ne metterò un altro.
Così che si possa capire il perchè sono interessato alla vicenda.

UNA VICENDA VEROSIMILE
Intervista immaginaria ad un passeggero del DC9 dell’ITAVIA inabissatosi il 27 giugno 1980
di Alessandro Farris
Come già il sottotitolo illustra, questa intervista non è mai avvenuta nella realtà. Ma lo scopo di questo articolo è una presentazione della vicenda di Ustica sotto un altro aspetto.
Quello di un passeggero, del quale ho taciuto nome e cognome per rispetto nei confronti dei familiari, però che poteva aver compiuto taluni delle azioni raccontate e che racconta a modo suo i preparativi del viaggio e il volo.
27 GIUGNO 1980
Domanda - Ci descriva il suo viaggio fino all’aeroporto di Bologna.
Risposta - Cosa vuole che le dica. Sono un siciliano e vado a trovare dei parenti per un battesimo di un nipote.
Non è la prima volta che prendo l’aereo. L’ho già preso per salire qui a Bologna ove dovevo fare una visita all”Ospedale Rizzoli ed ora sto bene e torno giù.
D - Allora ha preso tutto? Valige, biglietto, eventuali regali per il bimbo. Insomma le solite cose che si prendono per un viaggio in aereo.
R - Si. Si. Non vedo l’ora di vedere questo nuovo picciriddo. Già mia moglie, quando mi ha chiamato per sapere com’era andata la visita, me lo ha descritto come un picciriddo sano e robusto.
D - (A bordo del taxi in direzione dell’aeroporto) Le dispiace se aspetto con lei l’arrivo dell’aereo e intanto parliamo un pò?
R - Prego, prego faccia pure. Non mi disturba affatto dottore. Per me è un piacere parlare con qualcuno.
D - Ah eccoci all’aeroporto. Ora lei andrà a fare il biglietto. Io sono in sala d’aspetto.
R - Grazie Vossia. Lei è gentile. Vado e torno.
(Rumori nell’aeroporto. Gente che va e gente che viene. Intanto un annuncio fa tacere la musichetta dell’aeroporto “Si avvisano i signori passeggeri che il volo IH 870 in arrivo da Roma Ciampino per Bologna Borgo Panigale diretto a Palermo Punta Raisi ha un ritardo di 100 minuti”)
R - Sentito Vossia? Ci faranno aspettare per questo aereo. Va beh. Attendiamolo. Non ci resta altro da fare.
D - Si ho sentito. Se vuole, può avvisare i suoi familiari di questo ritardo.
R - Grazie. Lo farò senza indugiare un minuto. ( Intanto mentre il passeggero va a telefonare, la sala d’aspetto si riempe dei passeggeri in attesa del volo IH 870).
D - (Vede arrivare il passeggero soddisfatto.)Allora tutto a posto?
R - Certo Vossia. Mia moglie mi ha passato il picciriddo al telefono ed ho sentito il suo pianto. Ha buona voce! Farà molta strada nella vita!
(Intanto dall’aeroporto un nuovo annuncio : “Si avvisano i signori passeggeri che il volo IH 870 da Roma Ciampino per Bologna Borgo Panigale diretto a Palermo Punta Raisi avrà un ritardo di 130 minuti causa maltempo nella zona di atterraggio di Bologna”)
R - Questo è un altro motivo per cui voglio tornare al mio paese! Lì c’è il sole, qui il sole non l’ ho ancora visto! (Ride un pò pensando al sole della sua terra)
D - Comunque sembra che ora ci sia solo mezz’ora da attendere.
Aspettiamo.
R - Vossia ha perfettamente ragione.
(Intanto sono arrivati tutti i passeggeri del volo IH 870 e con loro anche l’equipaggio)
(L’aereo arriva finalmente all’aeroporto di Bologna. Ne viene dato l’annuncio)
“Si avvisano i signori passeggeri del volo IH 870 che l’aereo è appena atterrato al nostro aeroporto. Nello scusarci per eventali disagi avvenuti, la compagnia ITAVIA vi augura buon viaggio. Grazie.”
R - Ha sentito? Ora si parte! (Prende le valige ed i regali per il bimbo e si mette in coda con gli altri passeggeri)
D - Le auguro buon viaggio.
R - Venga in Sicilia Vossia! Da noi si troverà bene!
(Intanto l’aereo si riempe dei passeggeri e l’equipaggio aiuta i passeggeri a trovare i posti assegnati)
Tutti i passeggeri sono all’interno dell’aereo.
77 passeggeri
4 membri d’equipaggio
In volo verso la Sicilia.
Un volo normalissimo.
Il comandante dà il benvenuto a bordo dell’apparecchio e porta i saluti della compagnia ITAVIA.
L’aereo decolla.
Il nostro passeggero non nota nulla di insolito.
Anzi stanco per l’attesa ne approfitta per fare un pisolino.
Intanto l’aereo sorvola Firenze e velocemente si prepara a sorvolare Roma.
I radar della Difesa vedono l’aereo e lo seguono. E’ un’aereo italiano, civile, non ci sono problemi.
Anzi i problemi ci sono appena sorvola Roma.
Da Ciampino non comprendono che traccia abbia l’aereo.
Così chiedono al pilota di inviare a terra il segnale per identificare l’aereo, perchè non si capisce bene chi sia.
Il pilota lo fa, ma non una più d’una volta.
Di tutto questo il nostro passeggero non sa nulla.
Si sveglia e controlla quanto ha con sè : i bagagli sono al loro posto e l’orsetto per il bimbo è nel cellophane dove lo ha lasciato.
Il comandante avvisa i passeggeri che stanno sorvolando Roma e presto saranno sulla rotta verso Palermo e mancherà poco alla conclusione del viaggio.
L’aereo lascia la terraferma e si dirige sul mare.
Supera Ponza e il pilota in contatto con l’aeroporto di Palermo fa presente che non ha trovato un radiofaro funzionante.
Da Palermo rassicurano il pilota e lo informano che è una situazione eccezionale di quella sera, ma senza dire di più.
Ad un certo punto, un bagliore nel cielo….
L’aereo come integro ed in volo verso la Sicilia non è più.
Precipita in mare.
I radar della Difesa segnalano “rottami in caduta sul letto del vento”.
Terribile.
A Palermo i parenti aspettano.
Ci sono i parenti del nostro passeggero incontrato a Bologna.
Lo attendono e vedono sul tabellone dell’aeroporto che l’aereo accumula ritardo su ritardo e non ne comprendono la ragione.
L’aereo doveva arrivare alle 21.13.
Arriva mezzanotte e non si vede nulla.
I passeggeri più nervosi chiedono ansiosamente spiegazioni agli addetti dell’aeroporto.
Ad un certo punto esce il direttore dell’aeroporto ed in mano ha una lista.
“Elenco passeggeri aereo IH 870″
La voce del direttore, fredda ed impersonale, legge i nomi dei passeggeri presenti sul volo.
Quando giunge il nome del nostro passeggero, la moglie ha un malore e piange. I figli, piccoli, non capiscono dove sia il loro papà e perchè non si vede.
Non sanno che del loro papà è rimasto solo il regalo che aveva preso per il nipotino.
Quel regalo galleggia sul mar Tirreno, tra carburante dell’aereo, rottami vari e anche alcuni corpi.

8 GENNAIO 2007
A distanza di 27 anni non si sa ancora nulla sulle cause della caduta dell’aereo.
Nè vi sono eventuali colpevoli.
Hanno pagato in 81 su quell’aereo.
In seguito morirono altre 14 persone legate in un qualche modo alla vicenda.
La compagnia ITAVIA fallì dopo l’accaduto e il presidente si dimise sommerso da false accuse di colpevolezza.
Questa vicenda rimane tuttavia ancor misteriosa, ma non per questo non bisogna smettere di ricordare.
“…meditate che questo è stato…” (Se questo è un uomo - Primo Levi)
Questi sono i miei articoli sulla vicenda.
Articoli di un ragazzo di 27 anni nato 7 giorni dopo la strage e per questo sento la strage come una ferita viva nel mio sangue.


MAMbo segnala Christian Boltanski
installazione permanente presso
il Museo per la Memoria di Ustica
Via di Saliceto 5 (ex magazzini ATC) Bologna

L'installazione permanente di Christian Boltanski al Museo per la Memoria di Ustica di Bologna circonda i resti del DC9 abbattuto il 27 giugno 1980 mentre si dirigeva verso l'aeroporto di Palermo. A un anno di distanza dal suo ritorno a Bologna, il relitto dell'aereo passeggeri viene mostrato nella cornice suggestiva ed evocativa che l'artista francese ha generosamente e appositamente creato per la città. Le 81 vittime della strage sono ricordate attraverso altrettante luci che dal soffitto del Museo si accendono e si spengono al ritmo di un respiro. Intorno al velivolo ricostruito 81 specchi neri riflettono l'immagine di chi percorre il ballatoio, mentre dietro ad ognuno di essi 81 altoparlanti emettono frasi sussurrate, pensieri comuni e universali, a sottolineare la casualità e l'ineluttabilità della tragedia. 10 grandi casse nere sono state disposte dall'artista intorno ai resti riassemblati del DC9: in ognuna di esse sono stati raccolti decine di oggetti personali appartenuti alle vittime. Scarpe, pinne, boccagli, occhiali e vestiti che documenterebbero la scomparsa di un corpo, rimangono così invisibili agli occhi dei visitatori. Solo le loro immagini sono state ordinatamente impaginate da Boltanski nella "Lista degli oggetti personali appartenuti ai passeggeri del volo IH 870" una pubblicazione che, coinvolgendo lo spettatore direttamente nella memoria dell'avvenimento, lo vede protagonista nella ricostruzione della verità.
Da sempre l'opera di Christian Boltanski analizza il concetto di tempo, l'aspetto reliquiale della testimonianza e la sua esposizione attraverso forme installative rigorose e suggestive. Per Boltanski la dimensione evocativa del ricordo impone visioni molteplici e soggettive, ogni narrazione viene abbandonata per divenire solitudine del pensiero individuale, per rimandare all'azione e alla ridefinizione di una realtà che ci vede sempre e costantemente protagonisti e complici. Christian Boltanski nasce a Parigi nel 1944. Vive e lavora a Parigi.
Il progetto del Museo per la Memoria di Ustica è stato realizzato grazie alla determinazione dell'Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica presieduta da Daria Bonfietti.
Il Museo per la Memoria di Ustica è sostenuto da:
Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna, Provincia di Bologna, Ministero della Giustizia, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.
Orari:
martedì - domenica 10 - 18, giovedì 10 - 22.
lunedì chiuso.
dal 17 luglio al 16 settembre aperto solo sabato e domenica
dalle 10 alle 18

Scritto da Software Inside   
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