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IL NOSTRO GENERALE
Sabato 14 Gennaio 2023 10:16

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"Come combatto contro la mafia" LEGGI IL PDF

di GIORGIO BOCCA 

Il generale dei carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa è ucciso il 3 settembre del 1982 a Palermo, vittima di un agguato mafioso insieme con la moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente di scorta Domenico Russo. Carabiniere figlio di carabiniere, Dalla Chiesa ha passato la sua vita a combattere la malavita del nord, la mafia siciliana e le brigate rosse.

Dalla Chiesa era nato a Saluzzo (Cn) il 27 settembre del 1920, suo padre era un ufficiale dei carabinieri, che diverrà vicecomandante generale dell'Arma come poi il figlio.
Il giovane Carlo Alberto a 22 anni indossa la divisa dei carabinieri. Riceve il suo primo incarico in Campania, alle prese con il bandito La Marca. In occasione del terremoto del Belice, nel 1968, organizza i soccorsi. Non c'era la protezione civile a quel tempo, e per ringraziarlo i comuni di Gibellina e Montevago gli diedero la cittadinanza onoraria.
Arriva poi in Sicilia. Per l'isola sono anni duri: a Palermo scompare il giornalista Mauro de Mauro (16 settembre 70), viene ucciso il procuratore Pietro Scaglione (5 maggio 71). Dalla Chiesa indaga sui due casi e tira fuori il rapporto dei 114, una mappa dei nuovi e vecchi capimafia siciliana, in cui compaiono per la prima volta nomi che torneranno spesso nelle cronache di fatti mafiosi e che allora erano ignoti ai più: Frank Coppola, i cugini Greco di Ciaculli, Tommaso Buscetta, Gerlando Alberti.

Nel 1973 Dalla Chiesa diventa generale e assume la guida della divisione Pastrengo a Milano, c'è da fronteggiare l'era sanguinosa del terrorismo rosso che si fa strada. Dopo il sequestro del giudice Sossi a Genova, il generale infiltra nelle br un suo uomo, Silvano Girotto, detto ‘’frate mitra’’, e arresta i padri storici del brigatismo, tra cui Renato Curcio e Alberto Franceschini.

Nel 1975 i carabinieri di Dalla Chiesa, nel corso di una operazione che porta alla liberazione dell'industriale Gancia, uccidono la moglie di Curcio, Margherita Cagol. Tempo dopo il generale riprende Curcio e altri brigatisti evasi dal carcere di Casale Monferrato. Ed è sua l'idea di rinchiudere i brigatisti nelle carceri di massima sicurezza (Cuneo, Asinara, Trani e Favignana, e poi Palmi).

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(foto arpaiamario)

Nel 1981 Dalla Chiesa diventa vicecomandante dell'Arma; poi il 2 maggio 1982 la nomina a prefetto di Palermo. Ed qui che solo quattro mesi dopo troverà la morte.

GENTILISSIME/I,

il clima era: ne con lo Stato ne con Le Br, immegersi in quel periodo storico, per chi l'ha vissuto, rievoca un paese dilaniato dalle ineguaglianze, dalle ingiustizie, perso nel porto delle nebbie del Tribunale di Roma,  spesso assente o colluso con la malavita al Sud, in particolare in Sicilia. Le scene delle Università occupate, gli esami di gruppo, la violenza verbale e fisica, era palpabile attraverso le immagini che arrivavano dalla televisione. La nostra generazione è in parte colpevole, non abbiamo fatto niente contro i cattivi maestri, che predicavano nelle fabbriche e nelle piazze. Nel docufilm della Rai, ci sono le parole di Nando Dalla Chiesa, uno scambio di idee tra padre e figlio sulla natura delle Br. Le Br erano arrivate ai vertici della Dc, fino a  Carlo Donat-Cattin, ministro del Lavoro, il figlio era uno dei capi delle Br. Il rapimento e la barbara uccisione della scorta di Aldo Moro, dimostrò il grado di inquinamento della politica, delle Forze dell' Ordine, dei servizi segreti organizzati nelle massonerie, tanto da vanificare la liberazione di Moro. La politica è costretta a richiamare il Generale al compito di smantellare le Br.  Un oppositore delle Br, un operaio iscritto alla CGIL della Italsider di Genova, viene barbaramente ucciso nella sua auto, la mattina prima di raggiungere la fabbrica, Guido Rossa. Il generale Dalla Chiesa su segnalazione dei suoi infiltrati,  irrompono  nel covo di via Fracchia e vengono uccisi nel conflitto a fuoco quattro Brigatisti. E' l'inizio della fine delle Brigate Rosse. Il generale li aveva definiti delinquenti comuni, disperati, uomini e donne senz'anima,che chiedevano in cambio della liberazione di Moro, la democrazia riconquistata a carissimo prezzo dai Partigiani, nella guerra di Liberazione.

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Carlo Alberto Dalla Chiesa, nel 1982 vie mandato in Sicilia a cavallo dei governi Forlani-Spadolini, con i pieni poteri, per sconfiggere la mafia, l'isola è da tempo la

 

tomba delle migliori menti della Giustizia, delle Forze dell' Ordine, dei giornalisti, di tutti i servitori dello Stato, serve un uomo dell' esperienza e della determinazione del Generale. E' l'unico che conosce la Sicilia come le sue tasche, potrebbe fare un ottimo lavoro, ma gli fu impedito, i pieni poteri erano a parola, nulla di scritto. Un uomo allo sbaraglio con la giovane seconda moglie, illuminante è l'ultima intervista concessa al giornalista Partigiano come lui, Giorgio Bocca. Leggete l'intervista testamento, è un dovere civico di tutti gli italiani per bene. Aver lasciato solo un uomo della sua professionalità e umanità, è stato un delitto di Stato, uno Stato complice dei mafiosi, in eterna trattativa con i loro interessi. Se gli avessero dato i pieni poteri, Falcone e Borsellino non sarebbero stati uccisi. Una colpa che alla politica non sarà mai perdonata. Se avete coraggio, oltre a trasmettere nelle scuole il docufilm, spiegate come è stato possibile che un servitore dello Stato, del carisma di Carlo Alberto Dalla Chiesa, fosse abbandonato con la moglie ad un destino crudele. 

enrideluca

 

  

 

Scritto da Mario Arpaia   
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